Russia e Cina alla conquista dell’Artico: ecco perché il cambiamento climatico fa comodo a queste due potenze

Il riscaldamento globale sta provocando lo scioglimento dei ghiacci dell'Artico e dando vita a un nuovo mare, nuove rotte e inediti scenari

Di Massimiliano Fanni Canelles
Pubblicato il 7 Ago. 2019 alle 11:59 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:08
0
Immagine di copertina
Un soldato russo pattuglia la base militare dell'isola di Kotelny, vicino il circolo polare artico. Credit: Maxime POPOV / AFP

Russia e Cina alla conquista dell’Artico

A scardinare gli equilibri nel panorama geopolitico mondiale sono la Cina di Xi Jinping e la Russia di Vladimir Putin, che stanno lanciando la loro conquista dell’Artico.

Il presidente cinese lo scorso 5 giugno ha fatto visita per l’ottava volta, dal 2013, a Mosca in occasione del 70esimo anniversario dei rapporti economici tra Russia e Cina. Durante la visita, i due paesi hanno firmato accordi energetici, commerciali oltre a due dichiarazioni congiunte, una relativa alla collaborazione per il conseguimento di obiettivi comuni e l’altra per il consolidamento della stabilità strategica internazionale.

Se da una parte la Cina è la più grande consumatrice di energia al mondo, dall’altra la Russia è tra i principali produttori di gas e di petrolio. In generale, il commercio tra i due paesi, nel 2018, ha raggiunto i 108 miliardi di dollari soprattutto grazie alle esportazioni di petrolio greggio dalla Russia alla Cina.

Il South China Morning Post ha scritto che “La cooperazione- tra Russia e Cina- si sta espandendo in un’ampia gamma di settori che comprendono quello aerospaziale, dell’energia, dell’esplorazione artica e gli scambi tra le persone”. Tuttavia, l’alleanza tra le due potenze pare essere obbligata al fine di far fronte alle “dannose” politiche statunitensi. In sostanza siamo stati noi occidentali a spingere Russia e Cina verso un’alleanza sempre più stretta.

Da sempre la Russia, sterminato deposito di risorse naturali, cerca una partnership solida e affidabile per realizzare autonomamente i prodotti commerciali. La Cina è disponibile ad offrire tutto il suo settore manifatturiero, ma in cambio dell’esclusiva sulle nuove vie commerciali e sui nuovi giacimenti energetici che nei prossimi decenni cambieranno lo scenario politico internazionale a causa del cambiamento climatico.

La competizione fra le superpotenze asiatiche con quelle occidentali, soprattutto con gli Stati Uniti non è un mistero. Sia Pechino che Mosca hanno avuto diversi scontri con Washington. Il Cremlino è stato accusato di essersi intromesso nelle elezioni presidenziali del 2016, mentre la Cina è coinvolta da tempo in una guerra commerciale con gli Stati Uniti.

Per la Cina inoltre la partnership con Mosca potrebbe essere strategica in caso di conflitto militare con gli Usa, evento non tanto remoto soprattutto nell’ambito del controllo del pacifico e dell’oceano indiano per le rotte commerciali. In tal senso, è importante sottolineare l’acquisto di missili terra-aria e jet da combattimento russi. Ed è di questi giorni la notizia del ritiro statunitense dall’accordo sull’eliminazione dei missili nucleari a raggio corto e intermedio che mise fine alla guerra fredda, una delle maggiori garanzie per la sicurezza globale: l’Intermediate-Range nuclear force treaty (Inf).

Pechino, inoltre, è consapevole del fatto che la Russia rappresenta un partner fondamentale per lo sviluppo della Nuova via della seta, un ambizioso progetto in grado di collegare, grazie a infrastrutture marittime e terrestri, l’Europa, l’Asia e l’Africa ponendo la Cina al centro dei traffici commerciali e ridisegnando, di conseguenza, gli equilibri economici e geopolitici a livello mondiale. Questo progetto non può che passare sul territorio russo e su quello dei suoi stati satelliti. A tal proposito, Pechino ha investito e sta investendo miliardi di dollari nelle ex repubbliche dell’Unione Sovietica, rivolgendo particolare attenzione soprattutto alla Siberia e all’Artico.

La Siberia, infatti, con il suo patrimonio boschivo può soddisfare la domanda di legname cinese. Tutte le zone artiche della Russia, con le sue riserve naturali di petrolio e di gas sono d’interesse predominante per la Cina. Ma al di là delle riserve naturali, in quest’area si colloca lo Stretto di Bering un passaggio fondamentale che, grazie alla sua posizione strategica ed al cambiamento climatico, quando sarà completamente navigabile potrebbe sostituire il Canale di Suez per quanto riguarda il passaggio delle merci.

Il riscaldamento globale sta, infatti, provocando lo scioglimento dei ghiacci dell’Artico e dando vita a un nuovo mare, nuove rotte e inediti scenari. Stiamo per assistere ad una nuova forma di colonizzazione grazie all’opportunità di accedere a nuove risorse energetiche, all’apertura di nuove vie commerciali, ad un incremento dell’industria ittica, nuovi spazi vivibili da occupare.

Non solo Alaska e Siberia, tutta la regione artica è soggetta ad uno stravolgimento di cui nemmeno gli scienziati sono in grado di comprendere appieno la portata. Quello di cui si parla e che preoccupa maggiormente sono gli enormi incendi che stanno stravolgendo la Siberia, tre milioni di ettari sono stati colpiti dalla devastazione delle fiamme con emissione in atmosfera di enormi quantità di anidride carbonica.

Incendi in Siberia, la foto dell’ESA dallo spazio

Ma inquieta anche lo scioglimento del permafrost (terreno permanentemente ghiacciato) di cui la regione artica è composta in gran parte. Con l’aumento della temperatura verranno rilasciate 1600 miliardi di tonnellate di carbonio, il doppio di quanto ne contiene oggi l’atmosfera. Questo provocherà l’inaridimento di gran parte del pianeta.

Ma a discapito dei rischi e della trasformazione ambientale, che metterebbe in ginocchio i Paesi che beneficiano attualmente delle migliori condizioni di vita, i vantaggi per la Russia sarebbero enormi: nuove distese su cui trasferire popolazioni, industrie, città, dove poter ricercare nel sottosuolo giacimenti minerari ed energetici, controllo di nuove vie strategiche di comunicazione. E di tutto questo nessuno sembra aver percepito la portata.

Per questo motivo le mire espansionistiche della Cina sull’Artico sono prioritarie come prioritaria è l’alleanza con la Russia, tant’è che Pechino sta investendo miliardi di dollari nello sviluppo della tecnologia necessaria allo sfruttamento dell’artico e poter così condividere con Mosca il controllo di questo nuovo territorio.

La Russia dal canto suo, ha bisogno di questi investimenti per far fronte all’incerta situazione economica e garantire lo sviluppo di nuove tecnologie. Non è un caso dunque se le compagnie cinesi China National Petroleum Corporation (CNPC) e China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) hanno acquisito il 10 per cento di uno dei più importanti depositi artici di gas naturale, quello di Utrenny.

La cooperazione Cina-Russia al momento, dunque, è di natura tattica. I due paesi hanno capito che l’unico modo per sfruttare appieno le nuove risorse artiche e vincere quindi sull’Occidente è quello di collaborare in ogni forma. Collaborare fino a quando gli interessi di entrambi i paesi convergeranno verso scopi comuni.

Attualmente non possiamo comprendere le conseguenze che l’asse sino-russo avrà nel breve e nel lungo periodo. Ma questa alleanza potrebbe cambiare radicalmente la storia di questo secolo, visto anche il presupposto dichiarato di spaccare l’Occidente, Usa ed Unione europea in primis. Questo potrebbe avvenire  grazie alla costituzione di un potente blocco eurasiatico ma anche e soprattutto grazie alla “compiacenza” del cambiamento climatico che oggi fa incredibilmente comodo sia alla Russia che alla Cina.

La fine del Trattato Inf non ha nulla a che vedere con Cina e Russia: è solo colpa della scelleratezza di Trump

Cosa succede al clima? La “profezia” di Greta Thunberg si sta avverando

0
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.