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Il Tar blocca il Plastic free in Puglia: dietro c’è la mano delle lobby della plastica

Il Tar pugliese ha accolto il ricorso promosso dalle associazioni dei produttori di acque minerali e dei distributori Food and Beverage

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 1 Ago. 2019 alle 17:43 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:08
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Immagine di copertina
Spiagge piene di plastica

Il Tar blocca le spiagge plastic free della Puglia: ecco perché

Sulle spiagge pugliesi la plastica non è più vietata. Lo ha deciso il Tar Puglia che ha sospeso l’ordinanza balneare adottata dalla Regione Puglia nell’aprile 2019, nella parte relativa al “plastic free” imposto a gestori di stabilimenti balneari e agli utenti delle spiagge.

Plastic free, decisione del Tar

Per i giudici amministrativi la recente direttiva europea sulle plastiche monouso invocata nell’ordinanza regionale deve essere recepita dagli Stati membri entro il 3 luglio 2021 e non è, quindi, di competenza degli enti locali.

“Ora non si fermi la grande onda delle amministrazioni locali che decidono di emettere ordinanze plastic free”, è l’appello del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, dopo la sentenza.

> La mappa interattiva su tutta la plastica presente nei nostri oceani

Le lobby della plastica

Dietro la decisione del Tar c’è la pressione delle lobby della plastica. Il Tar pugliese ha accolto infatti il ricorso promosso dalle associazioni dei produttori di acque minerali e di sorgente (Mineracqua), dei produttori di bevande analcoliche (Assobibe), dei distributori specializzati nella Food&Beverage nel canale Horeca (Italgrob) e della distribuzione automatica (Confida). Tutte aziende che utilizzano imballaggi di plastica.

Accogliendo il ricorso cautelare, con udienza per discutere del merito della questione fissata per il 19 febbraio 2020, il Tar ha dato ragione alle associazioni ritenendo il “limite di competenza legislativa sull’implementazione della nuova Direttiva UE sulle plastiche monouso”, i “riflessi sulla concorrenza” e le “restrizioni al mercato”.

Questo anche se la direttiva europea in materia prevede dal 2021 lo stop alla vendita di una serie di prodotti in plastica usa e getta: posate, piatti, cotton fioc, cannucce, mescolatori per bevande, aste dei palloncini.

> Il Consiglio europeo: dal 2021 vietati oggetti in plastica monouso

Plastic free, l’appello di Costa dopo la decisione del Tar

“Questa bocciatura dell’ordinanza pugliese chiaramente non deve fermare la grande onda delle amministrazioni locali che decidono di emettere ordinanze plastic free”. Lo afferma il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, aggiungendo che “il ministero dell’Ambiente si metterà al fianco delle amministrazioni che vogliono intraprendere questo cammino affinché si possa superare gli ostacoli posti nelle sentenze di bocciatura”.

“Ricordiamo invece che i Tar di Abruzzo e Sardegna si sono espressi favorevolmente – prosegue il ministro – impegnarsi per rendere il paese plastic free è un atto di civiltà e di grande sensibilità per la tutela dell’ambiente e del mare”.

Ferrarelle punta sul riciclo

Non tutte le aziende che producono acqua sono uguali, Ferrarelle ha creato a Presenzano uno stabilimento che ricicla bottiglie in Pet e le riusa per l’imbottigliamento delle sue acque: “Non esiste il plastic free, parlarne non ha senso. Esiste invece un modo responsabile e sostenibile dal punto di vista ambientale per gestire il materiale in plastica che usiamo quotidianamente”, ha detto in una nota Michele Pontecorvo, vice-presidente di Ferrarelle, a commento della decisione del Tar.

“Molte sezioni del Tar in ogni parte d’Italia – aggiunge Pontecorvo- stanno annullando le ordinanze plastic free sulle spiagge, perché frutto di un’informazione fuorviante. Anche Jovanotti, nel suo ‘Jova Beach party’, ha detto chiaramente che parlare di plastic free è sbagliato, è fumo negli occhi; ci vorrebbero soluzioni per fare in modo che tutta la plastica che c’è venga riutilizzata o comunque smaltita con il rispetto dell’ambiente. Noi abbiamo optato per il recupero delle bottiglie in Pet, ma per legge possiamo usare per i nuovi contenitori solo il 50 per cento di Pet riciclato, il resto deve essere plastica vergine. Auspichiamo che il Governo, come avviene in altri Paesi europei, porti questa soglia al 100 per cento, anche perché il Pet è un polimero pregiato, che può essere riciclato all’infinito”.

Intanto, anche senza un divieto scritto, ogni libero cittadino potrebbe impegnarsi per un mare più pulito non lasciando la plastica in spiaggia.

> “Ocean night”: al via a Roma il Plastic Free Tour 2020. Tra gli speaker dell’incontro il direttore di TPI, Giulio Gambino

> Sabaudia plastic free: sul litorale delle dune si va al mare con la borraccia

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