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Trattativa M5s-PD: i dem non vogliono Conte premier, i grillini temono Renzi

L'intesa tra PD e Cinque Stelle è in salita: la prima telefonata tra Zingaretti e Di Maio ha fatto già emergere importanti divergenze

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 21 Ago. 2019 alle 08:22 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 20:28
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Immagine di copertina
Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti

Giuseppe Conte si dimette, l’esecutivo M5s-Lega volge al termine. Tutto pronto per il nuovo governo tra M5s e PD? Niente affatto.

La trattativa tra i dem e i pentastellati appare già in salita. I nodi da sciogliere sono molti, e i primi contatti non hanno dato un esito particolarmente positivo.

Come riporta Repubblica, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio si sono sentiti già durante il dibattito parlamentare successivo alle comunicazioni di Conte in Senato. E già in quel frangente sarebbe emerso il primo ostacolo all’accordo di governo M5s-PD.

I Cinque Stelle vogliono che Conte resti premier, ma al PD questa soluzione non piace affatto. “Penso che possiamo ripartire solo da Conte. Anche perché il Movimento, e la mia leadership, possono reggere soltanto con lui a Palazzo Chigi”, sono le parole di Di Maio a Zingaretti riportate da Repubblica.

Il segretario dem avrebbe risposto: “Non posso accettare un bis di chi è stato presidente del Consiglio del governo gialloverde”.

L’accordo tra PD e Cinque Stelle ci sarebbe solo sulla durata del nuovo esecutivo: tre anni, fino alla scadenza della legislatura, per realizzare un programma e tentare di invertire i rapporti di forza attuali che vedono Salvini ampiamente maggioritario nel paese.

Lo scoglio della premiership resta complesso da superare. Ma all’orizzonte c’è anche un altro problema: la figura di Matteo Renzi. Ieri, in Senato, l’ex premier ha preso la parola, dimostrando di voler ancora comandare all’interno del PD.

“Nessuna certezza che l’ex premier non costituisca gruppi autonomi – scrive Repubblica – così almeno teme il governatore del Lazio, magari rimpolpati da innesti provenienti da Forza Italia in vista di un nuovo partito di centro. Nessuna garanzia, soprattutto, che appena varato il nuovo esecutivo Renzi non brandisca il pallino dell’esecutivo, decidendone vita e morte con un cenno”.

Infine, c’è il nodo del ruolo di Luigi Di Maio: resterà vicepremier, manterrà un ministero di peso, o deciderà di fare come Renzi e si farà da parte per favorire l’intesa coi dem? Di sicuro la trattativa è partita in salita, e al momento un accordo tra gli ex nemici appare tutt’altro che scontato.

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