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Le alleanze del governo italiano in vista delle elezioni europee: Lega e M5S mai così lontani

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 5 Apr. 2019 alle 13:13 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:06
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Immagine di copertina
Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Le elezioni europee sono alle porte e quello tra Lega e Movimento Cinque Stelle si conferma sempre di più un matrimonio di comodo, con un unico punto in comune: andare al governo insieme.

Il rapporto tra le due forze di governo, secondo le parole dei due leader Matteo Salvini e Luigi Di Maio, rimane stabile (seppur con alti e bassi). Eppure, in nessuno degli appuntamenti elettorali successivi alle politiche del 4 marzo 2019, Lega e M5s si sono presentate insieme.

Nelle varie elezioni regionali del 2019, infatti, le due facce dell’esecutivo hanno gareggiato l’una contro l’altra. E stando alle dichiarazioni delle ultime settimane, avverrà lo stesso nell’appuntamento con le europee del prossimo 26 maggio.

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Le alleanze della Lega

Matteo Salvini è sempre più orientato nel creare una forza politica che sia la sintesi di tutti i movimenti sovranisti d’Europa. Una forza che riassuma al suo interno tutte le posizioni anti-europeiste e anti-immigrati dell’Unione europea. Per questo motivo guarda ai suoi alleati in Francia, Austria, Germania e Polonia.

È in questo senso che va inteso l’incontro del vicepremier italiano con la leader del Rassemblement nationalMarine Le Pen. I due si sono visti a Parigi venerdì 5 aprile 2019 e, nel frattempo, hanno lavorato anche nell’intento di allargare il più possibile l’alleanza dei sovranisti europei. Entrambi, inoltre, hanno in programma di organizzare una manifestazione comune, il 18 maggio, a sancire la chiusura della campagna elettorale in vista delle elezioni europee e “annunciare l’inizio di una nuova Europa”.

L’obiettivo di Salvini è quello di affermarsi, con il fronte sovranista, come seconda forza del Parlamento europeo dopo il Partito popolare europeo. E, a quel punto, di lavorare sulla rottura dell’accordo fra Ppe e socialdemocratici, che hanno “governato” il Parlamento nell’ultima legislatura.

Chi non farà parte di sicuro di questa alleanza sovranista, un po’ a sorpresa, sarà Viktor Orban. Il premier ungherese infatti ha declinato l’invito di Salvini al prossimo appuntamento elettorale, in programma a Milano l’8 aprile.

Quella di Orban è sembrata a tutti gli analisti una mossa chiara rivolta al Partito popolare europeo, il gruppo che lo ha recentemente sospeso per le sue posizioni fortemente anti-europeiste. In questo modo, il leader ungherese spera che il suo partito, Fidesz, venga riammesso nel Ppe, per cercare poi di spostare a destra tutto il gruppo.

Le alleanze del Movimento Cinque Stelle

Anche il Movimento Cinque Stelle è convinto che Ppe e Pse non avranno la maggioranza assoluta del 51% ne Parlamento europeo. Ma la sponda pentastellata del governo, in Europa, guarda da tutt’altra parte rispetto alla Lega.

“Il Movimento Cinque Stelle – ha assicurato Di Maio – farà un gruppo europeo nuovo, con forze politiche nuove e giovani, completamente svincolate dalle ideologie, lontanissima da quell’estrema destra intollerante che cresce e che onestamente mi preoccupa, ma anche da quella finta sinistra che ha la colpa di aver fatto crescere la disuguaglianza in tutta Europa a livelli mai visti prima”.

Del resto, l’esecutivo giallo-verde in poco meno di un anno si è già scontrato su molti temi: sull’immigrazione, ad esempio, il M5s ha sicuramente un punto di vista più aperto rispetto alla Lega: un esempio su tutti il recente caso di Rami, il bambino di origini egiziane che ha salvato i compagni di classe nella tentata strage sul bus a San Donato. Ma anche su temi come la famiglia.

“Bisogna cambiare tutto – ha detto ancora Di Maio riguardo al post-elezioni europee -, le politiche e le parole. Bisogna rimettere al centro delle politiche di tutta Europa i diritti sociali, l’ambiente, la lotta all’evasione, il sostegno alle piccole e medie imprese, la tecnologia e l’innovazione, il futuro”.

Temi che il Movimento è pronto ad affrontare con alcuni alleati già sicuri, come Ivan Vilibor del partito Zivi Zid, il polacco Pawel Kukiz, la finlandese Karolina Kahonen e il greco Evangelos Tsiobanidis, leader del Partito dell’agricoltura e dell’allevamento.

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