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Berlusconi, Di Battista e Calenda: ogni schieramento ha il suo problema per le Europee

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 27 Mar. 2019 alle 12:59 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:06
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Immagine di copertina

Le elezioni europee sempre più vicine. Gli animi sempre più tese. Ogni schieramento politico ha il suo problema da dover gestire.

Quello del centrodestra unito – Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia – si chiama Silvio Berlusconi.

Quello del Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio è invece Alessandro Di Battista.

Per il Partito Democratico di Nicola Zingaretti ha il volto di Carlo Calenda.

Il centrodestra verso le elezioni europee

“Il centrodestra riparte da noi e dalla Lega”. Giorgia Meloni ha le idee chiare. Dopo i trionfi alle regionali in Abruzzo, Sardegna e Basilicata, il fronte di centrodestra è pronto a dividersi nella corsa verso Bruxelles.

Ognuno andrà per la sua strada: la Lega sfrutterà le europee per “contare” il proprio peso e decidere, da un lato, se ha senso continuare a mantenere in vita il governo Conte; dall’altro per avere in mano la carta vincente (tradotto: essere il primo partito d’Italia) per poter dettare legge nel centrodestra in ottica elezioni politiche.

Il piano del Carroccio è chiaro: basta Berlusconi. L’unico e solo “candidato premier” di un eventuale centrodestra alle (eventuali) politiche deve avere ben impresso sul percorso elettorale “Salvini premier”.

Tre contro tre. Ognuno in competizione con l’altro/a. Queste saranno le europee vista dal centrodestra. Ma se tra Lega e Fratelli d’Italia è facile immaginare un patto di non belligeranza, lo stesso non può dirsi con Forza Italia.

“Noi”, ha spiegato Giorgia Meloni, “ci candidiamo per cambiare radicalmente questa idea di Europa. Berlusconi sostanzialmente la accetta e la condivide. Come è giusto che sia in democrazia, saranno gli elettori a decidere. E a indicarci la strada per gli assetti futuri”.

Berlusconi punta invece a superare quota 10 per cento per poter essere certo che, numeri alla mano, Forza Italia resti “centrale” nella coalizione di centrodestra. “Senza di me”, la linea che arriva da Palazzo Grazioli, “non si va da nessuna parte”. La speranza azzurra è che questa regola continui a essere valida anche il 27 maggio.

Il Movimento 5 stelle verso le elezioni europee

Decisamente più caotica la situazione nel Movimento 5 stelle che si appresta, tramite votazione su Rousseau, a scegliere il team di candidati a Bruxelles.

A preoccupare sono i rapporti, sempre più freddi, tra il capo politico Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, sempre più lontano dal Movimento.

I vertici, e i diretti interessati (lontano dai microfoni), continuano a negare scontri, ma le parole pronunciate in diretta Facebook da Di Maio dopo il voto in Basilicata sono stati un chiaro segnale: “Non è il momento di fare viaggi ma di combattere per il Movimento”.

Parole dirette – inutile far finta di niente – ad Alessandro Di Battista, più interessato all’India che a Bruxelles. E a nulla sono valse le pressioni per convincere il “giornalista/viaggiatore” a candidarsi al Nord per contrastare la diaspora di voti dal M5s verso la Lega.

Di Battista non ha alcuna intenzione di apparire il “salvatore” di Di Maio. Diverso, in caso di flop, mostrarsi come il “salvatore” del Movimento 5 stelle. Con tanto di cambio al vertice in caso di crisi di governo post voto europeo.

Il Partito democratico verso le elezioni europee

Nicola Zingaretti apre a Carlo Calenda. Altra lettura: Nicola Zingaretti non strappa con Carlo Calenda.

Nella prima direzione del Pd da segretario, il presidente della Regione Lazio ha annunciato che il simbolo del Pd sulla scheda elettorale del 26 maggio avrà la scritta “Siamo Europei”.

E “Siamo Europei” è, di fatto, il progetto politico di Carlo Calenda. Tutti uniti, quindi, per “arginare l’ondata nera”, ha spiegato il neosegretario, che ha l’arduo compito di ricostruire un partito uscito distrutto al suo interno dall’epoca del renzismo.

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