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Coronavirus, Zaia: “Sulle nuove restrizioni decidono i numeri, non la politica”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 22 Ott. 2020 alle 09:32 Aggiornato il 22 Ott. 2020 alle 09:48
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Coronavirus Veneto, Zaia: “Nuove restrizioni dipendono da numeri”

Il Coronavirus in Italia accelera sempre di più e singole Regioni come Lombardia, Campania e probabilmente Lazio stanno iniziando a imporre nuove restrizioni come il coprifuoco notturno. Una prospettiva che, al momento, non riguarda il Veneto, anche se l’apprezzatissimo governatore Luca Zaia – rieletto con una maggioranza bulgara alle ultime Regionali – non si sente di escluderlo per il futuro: “Oggi siamo sotto pressione. Ma se c’è una cosa che ci ha insegnato il Covid, è che ogni giorno ha la sua pena. E dunque, da qui a pochi giorni potremmo ritrovarci al centro del ciclone”, ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera.

Il governatore, in ogni caso, al momento non ha parlato di lockdown, ma ha sottolineato che se dovessero arrivare nuove restrizioni, non si tratterebbe di una decisione politica ma “dettata da scelte sanitarie”. A decidere, infatti, sono i numeri: “Se ci sono restrizioni da decidere, lo faremo. Ma i veneti devono essere sicuri che faremo il necessario e sapere che devono ossessivamente portare la mascherina ed evitare assembramenti. Una roba così ha l’impatto di una guerra. Siamo di fronte a un nemico terribile – ha spiegato Zaia – che ha condizionato i sistemi sanitari e l’economia del mondo intero. Davanti a una roba del genere, unica cosa che possiamo fare è condividere buone pratiche e cercare di attutire il colpo. Perché il colpo ci sarà. Coprifuoco? Non entro nelle polemiche. Anzi, faccio appello a tutti: noi dobbiamo dire la verità. Dire le cose come stanno senza doverci preoccupare di essere cecchinati dalle polemiche. I cittadini hanno bisogno di vedere una squadra, non può passare l’idea che il Covid sia colpa di qualcuno. Tutti i sistemi sanitari da noi ritenuti esemplari sono andati in crisi: Francia, Germania, Stati Uniti, Giappone”.

Sulla risalita dei contagi in Veneto, Zaia ha spiegato: “Già in maggio avevo annunciato che con la seconda ondata avrei usato l’artiglieria pesante. E così abbiamo istituito un piano in 5 fasi basate sul numero dei pazienti nelle terapie intensive: da zero a 50 siamo tranquilli e poi, via via, con l’aumentare degli intensivi scatta una serie di azioni”. Oggi abbiamo 65 pazienti in terapia intensiva, il semaforo è arancione. Il nostro picco lo abbiamo registrato il 29 marzo con 356 pazienti. A 150, sono pronto ad aprire 10 ospedali Covid in Veneto. Perché quando si supera la massa critica, bisogna dividere completamente i percorsi. Ma questi numeri, ai negazionisti, beati loro, dicono poco. Il Covid si cura, il vaccino arriverà. Ma quando il virus entra in maniera importante negli ospedali toglie la possibilità di curare gli altri pazienti”.

Zaia infine ha anche parlato del tracciamento, della ricostruzione di tutti i contatti di ogni positivo, una pratica nella quale il Veneto è un esempio virtuoso: “Facciamo quasi 30mila tamponi al giorno, tra molecolari e rapidi. Ma c’è da dire, e lo abbiamo visto anche nel Regno Unito, che a un certo punto l’onda di piena arriva e noi abbiamo la sensazione di vuotare il mare con un secchio. È proprio un mio rimuginìo notturno recente. Se hai 2 o 3mila positivi al giorno, e calcoli una ventina di persone da contattare per ciascuno, devi fare 60mila test. A sei minuti ciascuno… Vabbè, taglio corto: ci vuole un migliaio di persone dedicate solo a questo”

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