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Caso Siri, Di Maio: “Conte lo costringerà a dimettersi”. Salvini: “Gli elettori non hanno la mia stessa pazienza col M5s”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 26 Apr. 2019 alle 10:04
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Immagine di copertina

Dopo la “tregua” del 25 aprile, durante il quale Lega e Movimento Cinque Stelle hanno trovato comunque il modo di litigare, riparte la bagarre in seno al governo. Al centro del dibattito, ancora una volta, il caso Armando Siri, il sottosegretario ai Trasporti leghista indagato per corruzione.

I due leader dei partiti di maggioranza, Matteo Salvini Luigi Di Maio, hanno rilasciato due interviste. E non si sono sottratti al gioco degli attacchi incrociati. Sul tavolo la richiesta di dimissioni presentata dal capo del M5s nei confronti di Siri, che però non ha ancora lasciato il suo incarico. Forte dell’appoggio del segretario del Carroccio.

Sulla situazione di Siri, che fa traballare pericolosamente l’esecutivo, sarà decisivo il vertice di lunedì a Palazzo Chigi. Dove sarà presente anche il premier Giuseppe Conte, che ha già fatto sapere che sarà lui a decidere sul caso del sottosegretario ai Trasporti.

Il caso Siri puzza di mafia, molto più di quello che la Lega vorrebbe far credere (di G. Cavalli)

Di Maio: “Conte costringerà Siri a lasciare”

In un’intervista al Corriere della Sera, il leader del M5s ha continuato ad attaccare Siri: “Questo attaccamento alla poltrona – ha detto Di Maio – non lo capisco. A Siri abbiamo chiesto un passo indietro. Continui a fare il senatore, non va mica per strada. Parliamo tanto di lotta ai delinquenti e quando un politico è indagato per corruzione stiamo zitti? Non funziona così”.

Poi, il vicepremier ha parlato del ruolo del presidente del Consiglio sulla vicenda: “Certo che Conte dovrebbe spingerlo alle dimissioni. E lo farà, ne sono sicuro. Con un decreto? Deciderà lui come”.

Sui rapporti tra il Movimento e la Lega, Di Maio poi è sibillino: “Di Salvini mi fido, meno di chi gli sta vicino”, riferendosi a “questo Paolo Arata che avrebbe scritto il programma sull’energia della Lega, che lo propose alla guida dell’Autorità Arera e che, per le inchieste, è il faccendiere di Vito Nicastri, vicino alla mafia. Credo che la Lega debba prendere le distanze da lui e chiarire il suo ruolo, visto che il figlio è stato assunto da Giorgetti“.

Di Maio ha poi rassicurato sulla tenuta del governo giallo-verde, che “va avanti”. Ma non ha risparmiato un ulteriore attacco a Salvini sulla mafia: “Chiedete a chi ne ha diretta competenza – ha dichiarato – ma non è con un comizio che si combatte la mafia. Servono misure vere e il buon esempio della politica”.

Salvini: “Siri resta al suo posto. Elettori non hanno la mia stessa pazienza con il M5s”

Intervistato da Repubblica, anche Salvini ha parlato del rapporto con il M5s, che sembra ormai logoro: “Io di pazienza ne avrei – ha dichiarato il leader della Lega – ma la gente si avvicina per fare selfie e mi dice: Matteo, ma questi 5 Stelle vogliono continuare ancora così? Ti attaccano sempre? Perché non rompi?”.

“Io non voglio fare polemica – ha continuato Salvini – nonostante tutto quello che mi è stato detto in queste ore. Ma mi chiedo se la mia stessa pazienza ce l’hanno ancora gli elettori che hanno voluto questo governo”.

Sul caso Siri, poi, il segretario del Carroccio è chiaro: “Conte è libero di incontrare chi vuole. Io con Siri ho parlato, mi ha detto di essere tranquillo e tanto mi basta. Per me deve restare al suo posto. Spero abbia modo di spiegare ai magistrati, che in un Paese normale lo avrebbero chiamato dopo un quarto d’ora, non settimane dopo”.

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