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Armi alla Turchia: il governo dice nì (di Giulio Gambino)

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 15 Ott. 2019 alle 11:56 Aggiornato il 11 Nov. 2019 alle 13:02
Immagine di copertina

• Il punto sulla situazione in Siria 🇸🇾

Erdogan continua la sua personale marcia contro i curdi. I quali ottengono il sostengo di Assad e Mosca. Putin finisce così per passare come il più solidale, tra i leader mondiali, nella difesa del popolo curdo (puro realismo geopolitico); e certamente ben più dell’Occidente, inadeguato a prendere parte in maniera chiara e netta in questo scempio d’azione militare condotta unilateralmente da Ankara contro un popolo che non trova pace e perennemente perseguitato.

Con l’aggravante, poi, che si inneschi per davvero un moto tale da riabilitare le forze in campo riconducibili all’estremismo dell’Isis. L’Unione europea condanna, sì, l’offensiva turca all’unanimità ma non trova un accordo collegiale sulla vendita di armi a Erdogan, visto che come al solito non tutti i paesi membri Ue la pensano allo stesso modo.

Trump firma sanzioni contro Erdogan e il suo vicepresidente Mike Pence annuncia che andrà in Turchia. Arriva anche lo stop dell’Italia all’esportazione di armi verso Ankara, ma con riserva…

La nostra Madi Ferrucci su TPI ha infatti documentato che il governo italiano ha posto un blocco all’export di armi verso la Turchia ma tiene tuttora in piedi una missione Nato che consiste in un contingente di 130 soldati italiani e in un sistema missilistico per abbattere gli attacchi provenienti dalla Siria.

Come a dire: ‘devo ma non vorrei’. Il costo stimato dell’operazione per il 2019 è di oltre 12,7 milioni di euro. Dal 2015 l’Italia ha autorizzato esportazioni di armi verso la Turchia per un valore pari a 890,6 milioni di euro, ma ne risultano consegnate soltanto 463,8 milioni.

Più della metà degli ordini devono quindi ancora essere inviati e se il blocco dell’export riguarderà solo “i prossimi contratti”, circa 426, 8 milioni di euro di armamenti potrebbero continuare a partire indisturbati.

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