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Tutte le armi che l’Italia esporta in Turchia

L'Italia dal 2015 al 2018 ha ricevuto autorizzazioni per l'esportazione di 890,6 milioni di euro di armi verso la Turchia

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 10 Ott. 2019 alle 20:03 Aggiornato il 16 Ott. 2019 alle 11:44
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Credits: AFP

Tutte le armi che l’Italia vende alla Turchia

Il 9 ottobre è partita l’offensiva della Turchia contro i curdi in Siria, i primi attacchi sono stati effettuati con degli F16, i caccia sono decollati dalla base di Diyarbakir, nel sud-est del paese, e hanno colpito Ras al Ayn, una delle località abbandonate dai soldati statunitensi, nel nord est della Siria. Nei prossimi interventi potrebbero essere utilizzate altre armi e il timore è che anche l’Italia possa diventare “indirettamente complice” del massacro.

L’Italia dal 2016 al 2018  ha ricevuto autorizzazioni per l’esportazione di  761,8 milioni di euro di armamenti verso la Turchia. 362 milioni solo nell’ultimo anno. A certificarlo è la relazione di Camera e Senato resa nota nel maggio scorso.  Questa cifra, come riportato nello stesso documento, “colloca la Turchia “tra i primi 25 Paesi destinatari di licenze individuali di esportazione nel 2018”, per la precisione tra i primi tre, dopo il Qatar e il Pakistan.

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Se invece teniamo conto del dato complessivo a partire dal 2015 le autorizzazioni concesse per l’esportazioni di armi salgono a 890,6 milioni di euro. Nel 2018 le armi effettivamente consegnate erano poco più della metà per un valore di 463,8 milioni di euro, il che significa che l’altra metà deve ancora arrivare a destinazione e potrebbe essere bloccata.

Cgil, Arci, Anpi, e  Rete italiana per il disarmo hanno già fatto un appello pubblico al ministro degli Esteri Di Maio perché fermi la vendita di armi alla Turchia da parte dell’Italia. Alla luce degli attacchi degli ultimi giorni resta infatti discutibile che questo tipo di forniture possa continuare ad essere autorizzata in base alla normativa italiana. La legge 185 del 1990 impedisce chiaramente che si possano inviare armi “in paesi in stato di conflitto”, per questo l’invio di bombe, aerei e munizioni da parte dell’Italia risulta estremamente problematico.

Capire quali tipologie di armamento l’Italia stia esportando verso la Turchia è decisamente complesso. Come afferma Giorgio Beretta dell’Osservatorio permanente sulle armi (Opal Brescia) “Dal 2013 in poi anche incrociando i i dati ufficiali del Senato e del ministero degli Esteri su tutti i sistemi militari, non è più possibile capire di che armi si tratti. Ci sono solo dati complessivi e quindi è difficile sapere quale tipo di armamento è stato esportato, si può risalire soltanto alla fornitura degli ultimi anni sulle esportazioni autorizzate”. I sistemi d’arma indicati nella relazione di Camera e Senato sono generici, si parla di “armi o sistemi d’arma superiori a 12,7 mm, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili, aeromobili e altre apparecchiature elettroniche”. Ciò che è sicuro è che l’Italia invia armi complete, non si parla infatti di “semilavorati” ma di “bombe e missili”.

Prima del 2013 invece riuscire ad avere informazioni precise risultava più semplice, grazie alla maggior trasparenza dei documenti forniti dal governo.

Nel 2008 l’azienda di Stato AgustaWestland, poi confluita in Finmeccanica e oggi nota come Leonardo, aveva concesso all’azienda turca Tai (Turkish Aerospace Industries), una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani AW 129 Mangusta. Grazie a questa licenza la Turchia ha potuto produrre in casa l’elicottero T129 ATAK, una copia dell’elicottero da attacco italiano. Il contratto di licenza ammontava a oltre 1,2 miliardi di euro e gli elicotteri venivano realizzati completamente in Turchia, il “know-how” però era italiano.

A gennaio del 2018 le forze curdo-siriane dell’Ypg hanno denunciato attraverso i social che questi tipi di aerei turchi sarebbero stati utilizzati anche nell’operazione “Ramoscello d’ulivo” lanciata il 20 gennaio 2018 contro i curdi. Le denunce sono state raccolte e verificate da “euarms”, un progetto internazionale fondato da giornalisti investigativi di tutta Europa, che realizza inchieste sull’utilizzo di armi nel mondo. Secondo questa ricostruzione gli elicotteri erano fabbricati in Turchia ma i sistemi computerizzati di comunicazione e navigazione sarebbero stati integrati dall’azienda italiana. Il frutto dell’inchiesta è stato reso pubblico anche attraverso un video, realizzato in collaborazione con il programma Report. Tra i primi a dare notizia dell’utilizzo dei T129 contro i curdi è stato il giornalista Antonio Mazzeo.

Abbiamo chiesto direttamente a Leonardo di rispondere ad alcune domande su questo tipo di elicotteri, e più in generale su quali siano le armi fornite alla Turchia dall’azienda, ma non ci è stata data per il momento alcuna risposta.

Il ministro degli Esteri Di Maio oggi 10 ottobre ha disposto la convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore della Turchia in Italia, come forma di protesta rispetto all’attacco anti curdo da parte della Turchia. Martedì 15 ottobre dovrà riferire in Senato su quale posizione l’Italia intenderà tenere in merito al conflitto. Non è però ancora chiaro se al centro della discussione ci sarà anche il tema delle esportazioni di armi italiane.

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Intanto a 24 ore dall’attacco, Erdogan ha annunciato con orgoglio di aver “ucciso 109 terroristi curdi” e le Forze democratiche siriane (Sdf), milizie curdo-arabe alleate dell’Occidente nella lotta contro l’Isis, hanno dichiarato che sono già 9 i civili che hanno perso la vita dopo l’invasione turca.

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