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La lettera delle donne curde al mondo: “Combatteremo fino alla libertà, alla pace, alla giustizia”

Di Laura Melissari
Pubblicato il 14 Ott. 2019 alle 07:53 Aggiornato il 14 Ott. 2019 alle 13:01
Immagine di copertina

La lettera delle donne curde al mondo: “Combatteremo fino alla libertà, alla pace, alla giustizia”

Le donne curde chiedono al mondo di unirsi contro l’offensiva militare turca nel nord della Siria. E lo fanno con una lettera aperta in cui lanciano un appello ai “popoli del mondo che amano la libertà”.

Il Consiglio delle donne curde della Siria del Nord e dell’Est, formato da combattenti di varie culture e fedi che abitano le “antiche terre della Mesopotamia”, si trova nel Rojava, il territorio dove pochi giorni fa è iniziata l’operazione dell’esercito turco denominata “Fonte di pace” (qui la copertura completa di TPI).

“Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi. Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni”, scrivono accorate le donne curde.

“Stiamo assistendo a come quartieri e chiese cristiane vengono bombardate e a come i nostri fratelli e sorelle cristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, vengono adesso uccisi dall’esercito del nuovo impero Ottomano di Erdogan”, proseguono le donne curde.

Le donne del Rojava proseguono denunciando le azioni che Erdogan ha portato avanti negli ultimi anni, come la costruzione di un muro di confine lungo 620 chilometri, realizzato con fondi Ue e Onu, per impedire a molti rifugiati di raggiungere l’Europa. Ora, quello stesso muro viene abbattuto coi carri armati per invadere il nord della Siria.

“Stiamo assistendo a come quartieri, villaggi, scuole, ospedali, il patrimonio culturale dei curdi, degli yazidi, degli arabi, dei siriaci, degli armeni, dei ceceni, dei circassi e dei turcomanni e di altre culture che qui vivono comunitariamente, vengono presi di mira dagli attacchi aerei e dal fuoco dell’artiglieria. Stiamo assistendo a come migliaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senza avere un luogo sicuro dove andare”, scrivono ancora nella lettera aperta.

Le donne curde definiscono l’operazione militare in corso dal 9 ottobre 2019 come un “primo passo dell’attuazione dell’operazione di pulizia etnica genocida della Turchia”, ma mettono in luce l’eroica resistenza delle donne, degli uomini e dei giovani che alzano la voce per difendere terra e dignità.

“Per tre giorni i combattenti delle Forze siriane democratiche, insieme alle YPG e alle JPY hanno combattuto con successo in prima fila per impedire l’invasione della Turchia e dei massacri. Donne e uomini di tutte le età sono parte di tutti gli ambiti di questa resistenza per difendere l’umanità , le acquisizioni e i valori della rivoluzione delle donne in Rojava. Come donne siamo determinate a combattere fino a quando otterremo la vittoria della pace, della libertà e e della giustizia. Per ottenere il nostro obiettivo contiamo sulla solidarietà internazionale e la lotta comune di tutte le donne e gente che ama la libertà”, continuano.

Cosa chiedono le donne curde

Le richieste del Consiglio delle donne curde della Siria del Nord e dell’Est prevedono innanzitutto la fine senza se e senza ma dell’invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord. E inoltre, l’stituzione di una No-Fly zone per la protezione della vita della popolazione nella Siria del nord e dell’est. Tra le richieste vi è poi quella di prevenire ulteriori crimini di guerra e la pulizia etnica da parte delle forze armate turche e garantire la condanna di tutti i criminali di guerra secondo il diritto internazionale.

E all’Europa chiedono di fermare la vendita di armi in Turchia e allo stesso tempo attuare sanzioni economiche e politiche contro la Turchia. E infine l’adozione di provvedimenti immediati per una soluzione della crisi politica in Siria con la partecipazione e la rappresentanza di tutte le differenti comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.

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