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Tendopoli San Ferdinando: il sindaco dispone lo sgombero

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Il sindaco della città calabrese di San Ferdinando ha firmato l’ordinanza che dispone lo sgombero immediato della tendopoli che ospita i migranti che lavorano nella Piana di Gioia Tauro.

Nella tendopoli ci sono stati diversi incidenti che sono costati la vita ad alcuni migranti.

> San Ferdinando, Medu: “Lo sgombero non è la soluzione. Per evitare altre morti, diamo in affitto ai migranti le case vuote”

L’annuncio del sindaco della città calabrese anticipa quanto già promesso dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che dopo la morte di Moussa Ba, un ragazzo di 29 anni, aveva promesso di sgomberare il ghetto.

Le condizioni di vita nella tendopoli sono critiche e da anni le associazioni, i report, i volontari denunciano la situazione in cui i migranti sono costretti a vivere.

Nella baraccopoli le condizioni igienico-sanitarie sono pessime e non c’è alcuna forma di riscaldamento, costringendo gli occupanti a ricorrere a bracieri e  falò tra le baracche di legno e plastica, accrescendo così i rischi di roghi all’interno dell’insediamento.

Le arance italiane sono spremute di sangue. Come dimostrano i morti di San Ferdinando

Nella sua ordinanza, il sindaco ha disposto lo sgombero “al fine di scongiurare gravi danni alla salute ed all’incolumità pubblica”, sottolineando che è “urgente rendere l’area libera da persone e cose per poter consentire l’immediata rimozione dei rifiuti presenti, l’abbattimento delle vecchie tende e baracche e la successiva bonifica e sanificazione dell’area”.

Adesso i migranti hanno a loro disposizione pochi giorni per lasciare le loro dimore: chi ne ha i requisiti può recarsi nei Cas e negli Sprar della regione, mentre ad altri  è stato offerto un alloggio nella nuova tendopoli allestita a dalla Regione Calabria a San Ferdinando.

A dicembre 2018, la Regione ha approntato un piano per spostare i braccianti in immobili privati, con incentivi per i proprietari.

Ad oggi, hanno perso la vita nella baraccopoli Moussa Ba, Suruwa Jaiteh, Becky Moses e il sindacalista Soumayla Sacko, freddato a colpi di fucile mentre cercava di recuperare materiale per costruire un riparo, non lontano dalla baraccopoli.
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