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Il Pd sale nei sondaggi ed è secondo partito. Effetto Zingaretti?

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 3 Apr. 2019 alle 16:16
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La rifondazione del Pd, sulle macerie del voto del 4 marzo 2018, è partita ufficialmente dopo le Primarie. Il 3 marzo 2019 (curiosamente un anno dopo dalle elezioni politiche) Nicola Zingaretti è stato nominato nuovo segretario del Partito democratico, superando con relativa facilità l’ex segretario reggente del PD Maurizio Martina e il renziano Roberto Giachetti.

Da allora, per i dem, è partita una lunga rincorsa. Sulle forze di governo, Lega e Movimento Cinque Stelle, che ormai da un anno superano stabilmente il Pd nei sondaggi. Ma anche su se stessi.

La ricostruzione, infatti, è partita dal grande dialogo voluto da Zingaretti con le varie correnti del partito, compresa quella di Matteo Renzi. L’ex segretario e presidente del Consiglio per mesi è stato indicato come un sicuro partente dal Pd, con la pazza idea di fondare un proprio partito con i delusi di Forza Italia e Movimento Cinque Stelle. Ma alla fine, pur senza esporsi troppo a favore del nuovo segretario, non ha almeno remato contro.

Come è cambiata l’Italia un anno dopo il 4 marzo

Un mese dopo le Primarie, oggi il Pd ha raccolto i primi frutti del nuovo corso: secondo l’ultimo sondaggio di Ixè per Huffington Post, infatti, il Partito democratico è risalito nelle preferenze degli italiani. Adesso è il secondo partito del nostro paese, con il 22,6% dei consensi.

Parte del merito, come evidenziato da altri sondaggi di marzo, va a Zingaretti, che è riuscito a catturare l’attenzione e – pare – il gradimento di molti delusi dal Pd.

Va detto, ovviamente, che i dem beneficiano anche dei rapporti non proprio idilliaci che nelle ultime settimane ci sono stati tra la Lega e il Movimento Cinque Stelle. Contrasti crescenti, che sui due partiti di governo hanno provocato effetti opposti.

Se la Lega, con Matteo Salvini, continua ad essere di gran lunga il partito con più consensi in Italia, con il 31,2%, il Movimento di Luigi Di Maio è crollato invece al 19,1%.

Un risultato impensabile se si torna indietro anche soltanto alla fine del 2018, quando tra M5s e Pd c’erano più di 10 punti percentuali, a favore dei pentastellati.

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