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Massimo Gramellini: “Bisogna sciogliere i gruppi ultras con un decreto”

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Massimo Gramellini e, a destra, Salvini che stringe la mano all'ultrà del Milan Luca Lucci.

"Se fossero delinquenti comuni non godrebbero delle protezioni che invece l’appartenenza a un credo calcistico garantisce loro"

“Perché abbiamo lasciato il pallone in mano agli ultrà? Quand’ero bambino non esistevano”.

Nella sua rubrica quotidiana sul Corriere della Sera, Massimo Gramellini ha commentato la vicenda del tifoso morto mercoledì 26 dicembre, investito da un van prima della partita Inter-Napoli (qui un profilo della vittima, Daniele Belardinelli).

Una vicenda che ha riacceso i riflettori sul mondo ultras, e che ha portato la Lega Calcio a valutare, per qualche ora, la sospensione del campionato (si è deciso alla fine di continuare regolarmente).

Gramellini, nel suo Caffè, parla degli ultras senza mandarle a dire, definendoli “relitti nazisti e stalinisti, teppisti senza ideologia, ultimamente camorristi e ’ndranghetisti in cerca di un gonfalone all’ombra del quale menare le mani e condurre traffici sporchi”.

“Si considerano gli eredi del Gladiatore, pensa te, blaterano di territori da difendere e hanno deturpato una parola bellissima, onore, piegandone il senso alla difesa dei loro interessi di bottega: bagarinaggio, scommesse clandestine, spaccio di droga”, continua il giornalista del Corriere.

Per Gramellini, se questi soggetti “fossero delinquenti comuni non godrebbero delle protezioni che invece l’appartenenza a un credo calcistico garantisce loro”.

Protezioni che arrivano sia dai club che dalla politica. Proprio quest’ultima, per il giornalista del Corriere, dovrebbe intervenire.

La soluzione al problema dei gruppi ultras, per Gramellini, è infatti tanto semplice quanto brutale: “Basterebbe un decreto per scioglierli tutti”.

Negli ultimi giorni il tema del tifo violento è stato associato anche ad alcune iniziative e prese di posizione del ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Il vicepremier, infatti, lo scorso 16 dicembre ha partecipato alla festa per i 50 anni della Curva Sud del Milan, stringendo la mano a un pregiudicato per droga.

Salvini, di fronte alle polemiche, non è arretrato di un passo: “Io stesso sono indagato. Sono un indagato in mezzo ad altri indagati”, ha detto.

Successivamente, il leader della Lega ha fatto una parziale marcia indietro, ammettendo di aver sbagliato. Venerdì 28 dicembre, Salvini ha poi detto di voler incontrare gli ultras per risolvere il problema della violenza negli stadi.

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