Me

Manovra, Luigi Di Maio e la lista delle promesse mantenute: cosa è vero e cosa non lo è

Di Laura Melissari
Pubblicato il 21 Dic. 2018 alle 09:28 Aggiornato il 21 Dic. 2018 alle 09:29
Immagine di copertina

Il vicepremier Luigi Di Maio ha pubblicato una lista di cose che erano state promesse dal governo e che sono inserite nella legge di bilancio 2019. La foto in pochissimo tempo ha fatto il giro del web. “Fatela vedere a chi ancora è scettico su questo governo”, ha scritto Di Maio presentando i “grandi successi” del “governo del cambiamento”.

Prima ancora di vedere cosa effettivamente è stato fatto e cosa no, due sono gli errori lampanti che balzano subito all’occhio, già dal titolo. Nel foglietto c’è scritto legge di bilancio 2018, che come è noto è quella fatta a dicembre dell’anno scorso dal governo Gentiloni allora in carica.

Quella che il Parlamento si appresta a votare è la legge di bilancio 2019. E il secondo errore riguarda proprio il Parlamento: per poter apporre l’etichetta “fatto”, all’elenco di misure, bisogna aspettare l’approvazione del Parlamento che, come è noto, non è ancora arrivata. (Qui abbiamo spiegato cosa succederebbe se la manovra non venisse approvata entro il 31 dicembre di quest’anno).

Vediamo in che modo le varie misure citate sono effettivamente state inserite dal governo nella legge di bilancio:

Nessun aumento dell’Iva:

Questa voce non significa che non ci sarà alcun aumento dell’Iva, ma che per evitare che nel 2020 l’Iva arrivi al 25,2% nel 2020 dovranno essere vengono messi a bilancio 23 miliardi. In sostanza, questo governo ha stanziato 12,5 miliardi per impedire le clausole che sarebbero scattate nel 2019.

Il governo ha quindi “sterilizzato” gli aumenti che sarebbero dovuti scattare nel 2019, rimandando di fatto il “problema”, esattamente come avevano fatto i governi precedenti.

Reddito di cittadinanza

“Fatto” è un verbo un po’ pretenzioso per una misura per la quale sono stati messi a bilancio meno miliardi di quelli inizialmente previsti, e che a conti fatti potrebbe aggirarsi a una quota più vicina agli 80 euro di Renzi che ai 780 promessi da Di Maio. Ma il problema è a monte: per il reddito di cittadinanza, slittato al 1 aprile, non esiste alcun decreto che spieghi i dettagli di una misura, che allo stato attuale appare fumosa e confusa. Inizialmente i fondi previsti erano di 9 miliardi, adesso si parla di meno di 6 miliardi, nei quali devono anche rientrare i costi della creazione di adeguati centri per l’impiego (1 miliardo circa).

Quota 100 per superare Fornero

Anche quota 100 partirà dal 1 aprile 2019. Rispetto alle iniziali mire del governo, la riforma delle pensioni ha assunto una dimensione sempre più modesta. L’Ue l’ha considerata pericolosa per la tenuta dei conti pubblici e per il ricambio generazionale sul lavoro.

Il governo, per ridurre la platea dei possibili beneficiari e disincentivare chi vuole andare in pensione a 62 anni di età e 38 di contributi, ha introdotto il divieto di cumulo e il “ritardo” degli assegni previdenziali, che arrivano mesi dopo. Anche in questo caso, fino a quando non ci sarà il decreto che dettaglia la misura, sarà difficile potersi pronunciare in merito.

Rispetto alle coperture inizialmente previste, quota 100 può contare su 2,7 miliardi in meno. Al momento si stima che siano circa 350mila le persone interessate dalla misura.

Taglio pensioni d’oro

Si tratta di un “prelievo di solidarietà” della durata di cinque anni, che si limita alle pensioni calcolate con metodo retributivo.

Il taglio sulle pensioni d’oro (che sarà valido dal 2019 per 5 anni) ammonta al 15 per cento per i redditi compresi tra 100mila e 130mila euro lordi e via via a scaglioni, per arrivare al 40 per cento per le pensioni superiori ai 500mila euro. Nello specifico:

Taglio del 25% per gli assegni compresi tra 130.001 e 200mila euro

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Taglio del 30% per quelli compresi tra 200.001 e 350.000 euro

Taglio del 35% tra i 350.001 e i 500.000 euro.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Taglio fondi all’editoria

Il governo vuole azzerare in quattro anni le attuali assegnazioni del fondo dell’editoria costituito presso la presidenza del Consiglio. Verrebbero cancellati i fondi a giornali come Manifesto, Avvenire, Libero, Il Foglio e molti giornali più piccoli.

Per il 2019 l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto del 20% della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro. Per il 2020 l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto del 50% della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro e per il 2021 del 75% della differenza tra l’importo spettante e 500 mila euro.

Esclusione Bolkestein

Il governo ha annunciato la proroga per altri 15 anni delle concessioni balneari, eliminando gli effetti della direttiva Bolkestein sugli stabilimenti.

Di fatto si esentano per 15 anni gli stabilimenti balneari dalla direttiva europea, che prevede il bando per le concessioni. Il governo esulta, ma tantissimi, in particolare gli ambientalisti, protestano. La differenza tra quanto pagano i concessionari di stabilimenti e quanto pagano i loro clienti è enorme. (Qui i dettagli)

Taglio mezzo miliardo di spese militari

Il governo ha annunciato mezzo miliardo di tagli, ma fa marcia indietro sugli F-35. “Da tanti anni noi abbiamo parlato di questi F-35 spesso in maniera distorta, spesso bisogna realmente conoscere e valutare le informazioni”, ha detto il sottosegretario alla Difesa, Angelo Tofalo, esponente del M5s in occasione del convegno alla Camera Difesa collettiva: le figure di vertice.

Le affermazioni del sottosegretario smentiscono quindi la linea mantenuta fino ad oggi dal Movimento 5 Stelle sugli F-35 e della stessa ministra della Difesa Trenta, che a luglio aveva assicurato che il nuovo governo non avrebbe comprato altri aerei.

Tempo prolungato nelle scuole

Secondo molti media, i 2000 insegnanti preventivati dal governo per coprire le ore di lezione aggiuntive per le scuole che introdurranno il tempo pieno, non sarebbero sufficienti a coprire un fabbisogno stimato in 40mila posti. Il numero arriva dal fatto che le classi da coprire sarebbero 90mila.

10 miliardi e mezzo per il dissesto idrogeologico

La manovra prevede un fondo di 800 milioni contro il dissesto idrogeologico, nel 2019. Il fondo ammonterà a 900 milioni nel 2020 e nel 2021. Per coprire questo fondo, si riduce quello per gli investimenti delle amministrazioni centrali.

Il piano di investimenti viene decurtato complessivamente di 4 miliardi. Ad essere tagliati sono il Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale e quello per le politiche comunitarie (-800 milioni ciascuno) e Ferrovie dello Stato (-600 milioni).

1,5 miliardi per i truffati delle banche

Secondo quanto stabilito dal governo, tutti gli obbligazionisti delle banche finite in risoluzione e in liquidazione che hanno comprato titoli allo sportello riceveranno rimborsi di almeno il 90% delle perdite subite. I fondi saranno reperiti dai conti dormienti, che dopo vent’anni diventano dello Stato. Sono messi a bilancio 525 milioni all’anno per 3 anni.

Assunzione 12mila persone per pulizie nelle scuole

Le assunzioni dovrebbero scattare il 1 gennaio 2020. 

In compenso, fino al 15 novembre 2019 non potrà essere assunto personale da parte di Presidenza del Consiglio, ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali e università.

6000 euro di incentivi auto elettriche

Dopo le numerose critiche che la misura aveva scatenato, il sistema di ecotasse e ecobonus è stato sensibilmente rivisto. È vero che ci saranno 6mila euro per acquistare una auto elettrica o ibrida, ma solo in presenza di alcuni requisiti: la rottamazione di un’auto vecchia, l’acquisto di un veicolo con emissioni di biossido di carbonio per chilometro tra 0 e 20. Il bonus scende da 6mila a 2.500 euro per vetture con emissioni tra 21 e 70 CO2 g/km. Il testo prevede anche una detrazione al 50% (fino a 3mila euro) per chi installa colonnine di ricarica dei veicoli, non accessibili al pubblico.

L’ecotassa invece funzionerà così: dal primo marzo 2019 alla fine del 2021 la tassa ammonterà a 1.100 euro per emissioni tra 161 e 175 g/km, 1.600 euro fino a 200, 2mila euro fino a 250 e 2.500 sopra i 250 g/km. (Qui i dettagli)