“Dovevamo essere il cambiamento. Ora siamo diventati come gli altri, se non peggio”, parla Paolo Barros, attivista M5S

Barros, consigliere M5S del IX municipio di Roma, è molto critico verso il voto su Rousseau che ha premiato Salvini con il "no" verso l'autorizzazione a procedere per il caso Diciotti

Di Anna Ditta
Pubblicato il 19 Feb. 2019 alle 16:32 Aggiornato il 19 Feb. 2019 alle 16:33
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Immagine di copertina
Il premier Giuseppe Conte, e il ministro del Lavoro e Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Credit: ANSA/CIRO FUSCO

“È stata una mossa completamente sbagliata, contro i valori del Movimento Cinque Stelle”. Paolo Barros, attivista romano M5S e consigliere del IX municipio della Capitale, è molto critico sia verso l’esito del voto online sul caso Diciotti, sia verso la scelta di sottoporre agli elettori la questione sulla piattaforma Rousseau.

“Da una parte mi aspettavo questo risultato, ma non possiamo pensare di ricorrere alla piattaforma solo per quello che ci fa comodo”, dice Barros a TPI.it. “Per altre decisioni, come quelle su trivelle, Tav e altro, non si è chiesto niente a nessuno: qualcuno ha scelto per tutti. Quando fa comodo invece le tattiche cambiano”.

“Inoltre, la piattaforma Rousseau aveva un senso fintanto che non stavamo al governo. Ora che siamo stati votati da 11 milioni di italiani, rimettersi al voto di 52mila persone su Rousseau non è democratico”, sottolinea.

Paolo Barros, che si è espresso in passato contro il decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini, alla fine di gennaio ha subito quello che lui ha definito un “atto intimidatorio” dal M5S, venendo rimosso dalla commissione Scuola, cultura e sport del IX municipio per essere trasferito a quella sull’urbanistica, materia su cui – per sua stessa ammissione – non ha nessuna competenza.

Ora non nasconde la sua amarezza: “Noi dovevamo essere il cambiamento, ora siamo diventati come gli altri, se non peggio. Dovevamo azzerare la vecchia politica, invece ci siamo alleati con il partito più vecchio in Italia, la Lega, per andare a fare danni con questo contratto di governo. Io sono stato coerente dall’inizio, esprimendo il mio dissenso verso quest’alleanza e verso il decreto Salvini in particolare”.

“Il Movimento Cinque Stelle con questa votazione ha mostrato di essere diventato qualcos’altro”, aggiunge Barros. “La battaglia contro l’immunità era uno dei nostri cavalli di battaglia, il prossimo a cadere quale sarà? Manca solo la regola dei due mandati!”

Insieme agli altri attivisti M5S ha pensato a un gesto per dissociarsi da questa scelta?, gli chiediamo.

“Prima di fare qualsiasi cosa aspetterò il voto politico in Aula, lì si vedrà se c’è ancora speranza o se il Movimento Cinque Stelle ha perso i suoi valori di partenza”, risponde Barros. “Salvini non è sopra la legge. E se fosse capitato a uno di noi del Movimento? Cosa sarebbe successo?”

Le conseguenze della scelta di fare da scudo a Salvini, secondo l’attivista M5S, saranno pesanti: “Con questa mossa abbiamo perso una grossa fetta di elettori. Stiamo già perdendo molti consensi, che stanno andando all’alleato di governo. Secondo me non ci si difende dal processo, ma ci si difende nel processo. Guardiamo il caso della Raggi e gli altri”.

“Io non ho votato, non partecipo a questo giochetto”, conclude netto. “Bisogna prendersi le proprie responsabilità, e non fare lo scaricabarile. Se è stata una decisione politica di tenere quelle persone in mare, andando contro la legge, la politica si deve prendere le proprie responsabilità”.

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