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Lino Banfi all’Unesco è la conferma che in Italia il merito non conta niente

Immagine di copertina
Il vicepremier Luigi Di Maio e l'attore Lino Banfi. Credit: ANSA/ANGELO CARCONI

Il messaggio è chiaro: tutti possono fare tutto, soprattutto chi non ha mai fatto nulla. Ed è un messaggio pericoloso e distruttivo

“Conosco e apprezzo Lino Banfi da tanti anni. Interpreta con successo e con capacità di durata una tipica ‘maschera’ italiana. Non condivido l’aria di sussiego con cui alcuni ironizzano per la sua designazione all’Unesco. Semmai è Banfi che si dovrebbe chiedere che cosa hanno a che fare con lui Di Maio, Bonafede e Toninelli”.

No, quella che avete letto non è una battuta del remake de ‘Il dormiglione’ di Woody Allen, capolavoro del 1973 dove il protagonista si risveglia nel 2173 da un’ibernazione e trova una ‘vecchia’ copia del New York Times del 1990 che titola: “La moglie del Papa dà alla luce due gemelli”. Quella che avete letto è una dichiarazione di Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e già ministro delle Comunicazioni, a commento della nomina del nonno più famoso d’Italia (da oggi “nonno del popolo” ad honorem) alla Commissione Unesco.

Il protagonista de ‘L’allenatore nel pallone’, ‘Vieni avanti cretino’, ‘Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio’ e tante altre indimenticabili commedie all’italiana sarà dunque componente nell’Assemblea della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, in sostituzione di Folco Quilici che ricopriva il ruolo di referente per la comunicazione.

A dare l’annuncio della scoppiettante nomina, il vicepremier Luigi Di Maio durante lo show di presentazione dell’atteso reddito di cittadinanza, una scelta che a molti è apparsa come un riuscito tentativo di coprire le tante differenze tra la misura promessa in campagna elettorale e quella approvata.

Banfi, commentando l’inattesa chiamata, ha tenuto a ribadire con un certo orgoglio la sua totale incompetenza in materia, lanciando un attacco molto “grillino” a chi per ambire a certi riconoscimenti e a certe cariche ha passato anni sui libri invece di guardare Edwige Fenech togliersi il reggiseno dal buco della serratura su un set cinematografico: “Basta con tutti questi plurilaureati”, ha detto. “Porterò un sorriso e proporrò i nonni patrimonio dell’umanità”.

E dire che in un primo momento il pensiero di essere un pesce fuor d’acqua aveva sfiorato il noto attore pugliese, che ha confessato: “Stamattina sono andato per incontrare il ministro, che ho trovato simpaticissimo. Ero lì solo per farmi spiegare bene di cosa si trattasse. Ho posto subito le mie due ‘conditio sine qua non’: niente inglese e niente laurea”.

Sia chiaro. Nulla contro uno dei volti più noti del piccolo e del grande schermo. Tra l’altro, la presenza di Lino Banfi sarà assai simbolica e influirà assai relativamente sui lavori dell’assemblea. Ciò che invece fa riflettere è l’ennesimo attacco ai cosiddetti “capaci”, il continuo riproporsi della folle tesi grillina secondo cui il merito non conta nulla o conta molto meno di una ostentata onestà e di una insindacabile “buona volontà”.

È l’uno vale uno che ha prodotto gli Alessandro Di Battista, i Luigi Di Maio, i Danilo Toninelli, le Laura Castelli e le Paola Taverna. Il messaggio è chiaro: tutti possono fare tutto, soprattutto chi non ha mai fatto nulla. È un messaggio pericoloso e distruttivo. Quando per rimediare ai disastri dell’uomo qualunque bisognerà tornare indietro e rimettere al centro persone valide e competenti, in molti grideranno al sopruso, al ritorno delle élite contro il popolo.

Il film comico messo in scena dal Movimento 5 Stelle, fatto di gaffe di ministri e sottosegretari e nomine come quella di “nonno Libero” all’Assemblea Unesco, fa sorridere ed è sicuramente meno truce dei nuovi documentari stile Istituto Luce quotidianamente proposti dal suo alleato di governo, ma probabilmente lascerà danni assai più profondi nella società italiana e nelle sue istituzioni, minando la credibilità del Paese agli occhi del mondo. Ecchecchezzo!! Verrebbe da urlare.

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