Italia e Francia si sono accordate sulla questione Fincantieri-STX

L'accordo è arrivato a conclusione del vertice tenutosi a Lione tra il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni e il presidente francese Emmanuel Macron

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 27 Set. 2017 alle 21:09 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 00:13
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Immagine di copertina
Credit: Afp

Il vertice di Lione tra Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron ha prodotto un risultato importante: il governo italiano e quello francese si sono accordati sulla questione Fincantieri-STX. “Su Stx l’Italia e Francia hanno vinto insieme”, ha detto il presidente francese durante la conferenza stampa a margine dell’incontro con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Il capo del governo si è infatti recato a Lione per il vertice intergovernativo tra Italia e Francia.

La questione Fincantieri-STX

Italia e Francia hanno deciso che Fincantieri avrà la maggioranza dei cantieri navali di Saint Nazaire. Il gruppo italiano otterrà il 50 per cento di STX France, la società che gestisce i cantieri del porto francese, a cui si aggiungerà un altro uno per cento che il governo francese presterà a Fincantieri per un periodo di 12 anni.

Questo accordo prevede però “appuntamenti regolari tra i due partner, in cui questi esamineranno lo stato di salute della loro azienda comune nonché il rispetto degli impegni assunti da entrambe le parti”. Se le promesse non saranno mantenute, la Francia potrà comunque recuperare il proprio uno per cento e ritirare a Fincantieri il suo ruolo predominante.

In ogni caso, se Fincantieri sarà costretta dai francesi a restituire il prestito, avrà il diritto di trasferire alla Francia anche il suo 50 per cento, un’ipotesi che configurerebbe un grave aggravio per le casse transalpine.

Questa soluzione è quindi stata accettata dal governo italiano, come un’opportunità di investimento a lungo termine. “Da un punto di vista strategico abbiamo l’ambizione di costruire un grande ‘player’ globale nel settore navale”, aveva detto il presidente del Consiglio al quotidiano francese Le Figaro prima del vertice.

“L’accordo sui cantieri è una prospettiva a breve termine. Costruire un grande polo civile e militare non si fa in un giorno”. Anche il governo francese è soddisfatto dell’accordo. “A chi dice che è un accordo terribile voglio ricordare che fino a pochi mesi fa l’azionista di maggioranza dei cantieri era coreano”, ha detto Macron durante la conferenza stampa.

Il caso era stato al centro delle relazioni tra i due paesi, negli ultimi mesi. Infatti i rapporti tra Italia e Francia avevano iniziato a incrinarsi quando, nel luglio 2017, il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, aveva annunciato la nazionalizzazione temporanea e preventiva di STX-France.

I primi di gennaio però, Fincantieri – azienda pubblica italiana che si occupa di progettazioni e costruzioni navali – si era aggiudicata all’asta il 66 per cento del capitale di STX-France, detenuto dalla società sudcoreana di STX Offshore & Shipbuilding – attiva anch’essa nel settore delle costruzioni navali –, mentre il restante 33 percento sarebbe restato proprietà dello stato francese.

Tra i pretendenti per la società sudcoreana, erano presenti il gruppo olandese Damen Shipyard, un fondo d’investimento britannico, la società malesiana Genting e infine l’azienda triestina Fincantieri. Alla fine, è stata solamente quest’ultima, ad aver fatto un’offerta d’acquisto (79,5 milioni) al gruppo coreano STX, che, in procinto di fallimento, si era visto obbligato a cedere vari pezzi di sua appartenenza, tra cui anche i pregiati cantieri di Saint-Nazaire.

Subito dopo iniziarono le contrattazioni tra l’allora presidente francese François Hollande e Fincantieri, che si conclusero con gli accordi dell’aprile scorso: Fincantieri avrebbe ottenuto il 48,7 per cento, a cui si sarebbe aggiunto un altro 6 per cento grazie all’ingresso in società della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste.

Questo avrebbe reso il gruppo di STX-France a maggioranza italiana con il 54,7 per cento dei capitali societari e la gestione dei cantieri di Saint-Nazaire. Il restante 45,3 per cento, invece, sarebbe stato di appartenenza della Francia: il 33 per cento detenuto direttamente dallo stato francese e il restante 12 per cento da Naval Group, partecipata a sua volta dello stato francese e importante gruppo di costruzioni di navi militari.

Con l’elezione del nuovo presidente francese Emmanuel Macron, la visione della Francia sugli accordi con Fincantieri prese una nuova piega. Lo scorso 27 luglio, il ministro Le Maire rese nota la decisione di nazionalizzare i cantieri navali STX esercitando il diritto di prelazione a pochi giorni dalla scadenza, confermando così le indiscrezioni pubblicate poco prima dal quotidiano francese Le Monde.

“L’intenzione di Parigi è garantire che le competenze straordinarie dei cantieri navali di Saint-Nazaire e i loro lavoratori restino in Francia: il nostro obbiettivo è difendere gli interessi strategici”, aveva argomentato il ministro Le Maire.

Tuttavia, la volontà della Francia di continuare le contrattazioni con l’Italia per un’eventuale collaborazione su questo fronte è continuata. Ed è così che la nuova proposta del neo-governo francese ha preso corpo: la spartizione del capitale tra partner italiani e francesi deve essere del 50-50, con più garanzie su occupazione e rischio di delocalizzazione.

In cambio, l’Italia avrebbe ottenuto la facoltà di designare il presidente del consiglio di amministrazione, il quale dispone di una voce preponderante in caso di pareggio in cda (consiglio di amministrazione). “Fincantieri è dunque chiaramente alla guida dei cantieri navali”, aveva aggiunto Le Maire. 

Ma il governo italiano si era detto contrario a tale proposta e aveva affermato di non volersi schiodare dalla sua posizione iniziale, secondo la quale Fincantieri avrebbe dovuto ottenere la maggioranza assoluta di STX-France. I dialoghi circa la spartizione della società sono continuati proprio nell’ultimo vertice di Roma del 12 settembre tra i ministri dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, con il collega francese, Bruno Le Maire.

Proprio quei colloqui inter-ministeriali hanno messo le basi per l’accordo raggiunto nel vertice di Lione.

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