Voto Sardegna, retroscena di TPI. Whatsapp di Casalino ai suoi: “Il nostro candidato è inesistente”

Il messaggio del capo comunicazione M5S durante lo spoglio delle elezioni regionali

Di Fabio Salamida
Pubblicato il 25 Feb. 2019 alle 20:21 Aggiornato il 26 Feb. 2019 alle 10:43
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Immagine di copertina
Rocco Casalino, responsabile comunicazione del M5S. Credit: Ansa/Andrea Ronchini/Pacific Press via ZUMA Wire

C’è chi racconta che ieri sera, mentre arrivavano i dati degli exit poll sui risultati delle elezioni regionali sarde, Rocco Casalino e alcuni colleghi della comunicazione del Movimento 5 Stelle non fossero chiusi nelle stanze di Palazzo Chigi, ma si trovassero in un ristorante giapponese del quartiere Prati di Roma a degustare sushi, sashimi e altre prelibatezze dell’antica tradizione culinaria nipponica; insieme a loro un mansueto e simpatico cagnolino.

A rovinare il pasto e a creare una tensione assai stridente con la pacata atmosfera orientale del luogo, le proporzioni di una nuova batosta elettorale da nascondere agli occhi del mondo. Oggi sappiamo che rispetto alle già deludenti previsioni dei sondaggisti il risultato del partito della Casaleggio Associati risulterà ancora più disastroso.

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A suggerire la linea ai grandi esperti di comunicazione, un grosso vassoio pieno di gustosi gunkan farciti con avocado e uova di salmone del Pacifico, piatto molto delicato ed esteticamente elaborato dove la carne del pesce viene arrotolata in modo da formare una rosa.

“Per essere la prima volta che ci presentavamo alle regionali è andata più che bene, non c’è stato nessun crollo perché il risultato delle politiche non è paragonabile. Poi il candidato era inesistente, ma questo non possiamo dirlo”: questo il messaggio vocale inviato verosimilmente alla chat “interna”.

Ai giornalisti arriva quasi in contemporanea la versione ufficiale, che sarà poi smentita in modo devastante dai numeri reali: “Il vero tracollo è quello del vecchio Nazareno, perché Forza Italia e Partito democratico perdono rispettivamente il 10 per cento e il 6 per cento. Se i dati verranno confermati, al contrario, il Movimento 5 Stelle risulterà primo partito passando da 0 a 18 per cento”.

C’è chi racconta che tutte queste operazioni fossero eseguite con una mano sola, mentre l’altra, palesando una notevole abilità, inzuppava i gunkan nella salsa di soia. Per la cronaca, il Movimento 5 Stelle si fermerà sotto il 10 per cento: il 4 marzo scorso, alle politiche, toccò il 42 per cento.

E sarà anche vero, in parte, che si tratta di elezioni completamente diverse, dove il radicamento sul territorio dei candidati conta e non poco, ma il crollo dei “ragazzi meravigliosi” (che pur non essendo “capaci” sono onesti e soprattutto restituiscono gli stipendi) è difficilmente negabile.

Insomma, non è “colpa delle elezioni precedenti”, per usare una tipica argomentazione grillina: Di Maio e i suoi continuano a subire inerti il gioco di Salvini, padrone sempre più incontrastato del sedicente “governo del cambiamento”. E il voto in Sardegna, una delle regioni che più di altre aveva trascinato il Movimento alle scorse politiche, ha il sapore amaro della clamorosa batosta. Un sapore amaro che tale resterà, malgrado quei goffi tentativi di correggerlo bagnandolo con della salsa di soia.

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