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M5S diviso dopo il voto pro-Salvini, la sottosegretaria Castelli ai dissidenti: “Io non starei in un movimento in cui sono spesso minoranza”

E la ministra Lezzi: "Nessuna una decisione pilatesca, abbiamo dato un esempio di democrazia diretta"

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 20 Feb. 2019 alle 09:55 Aggiornato il 20 Feb. 2019 alle 09:57
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Immagine di copertina
Laura Castelli, sottosegretaria all'Economia. Credit: Afp/Andrea Ronchini/NurPhoto

C’è tensione nel Movimento Cinque Stelle, dopo il voto della Giunta in Senato contro l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per il caso Diciotti.

La consultazione online sulla piattaforma Rousseau ha dimostrato che la base M5S è divisa e alcuni parlamentari pentastellati hanno espresso il loro disappunto per quello che percepiscono come un tradimento dei valori del movimento.

Tra i più agguerriti c’è la senatrice Paola Nugnes, che attacca il capo politico Luigi Di Maio: “Non ho mai avuto capi e non mi sono candidata per averne”, dice.

Il deputato Riccardo Ricciardi ha fatto sapere di ritenere che “quel voto sul blog non doveva esserci”: “Votando contro l’autorizzazione stiamo dicendo che d’ora in poi un sindaco può chiudere venti immigrati in un palazzo perché decide che un interesse pubblico glielo concede”, osserva il parlamentare.

“Non credo ci faccia bene mettere in discussione i nostri principi fondativi”, aggiunge la collega Gilda Sportiello.

E ancora, il deputato Luigi Gallo ha scritto un post su Facebook in cui fa notare che “il 41 per cento degli iscritti al M5S chiede ai vertici un cambio di passo e il ritorno ai principi del M5S”.

Secondo Paolo Barros, attivista romano M5S e consigliere del IX municipio della Capitale, intervistato da TPI, ha dichiarato che votare contro il processo a Salvini “è stata una mossa completamente sbagliata, contro i valori del Movimento Cinque Stelle”.

Come noto, tra i più critici nel M5s rispetto all’azione del Governo c’è il presidente della Camera, Roberto Fico. Proprio Fico sulla vicenda Diciotti avrebbe commentato, secondo un virgolettato riportato dal quotidiano Repubblica: “Se una richiesta di autorizzazione a procedere arrivasse a me mi farei processare”.

E poi c’è il garante Beppe Grillo, che dopo le critiche alla formulazione del quesito su Rousseau, è stato contestato da alcuni attivisti prima di uno spettacolo a Roma, durante il quale ha detto, tra le altre cose: “Ora c’è da fare politica vera, dobbiamo far ragionare e far diventare leggermente intelligenti i leghisti, che vivono in un altro mondo”.

Alla schiera dei critici interni al movimento ha risposto indirettamente la sottosegretaria all’Economia, Laura Castelli, intervistata da Repubblica. “Ognuno deve decidere secondo coscienza. Io non me la sentirei di rimanere a lungo in una forza politica dove troppo spesso finisco in minoranza”, afferma Castelli.

“In democrazia contano i numeri, vale il principio di maggioranza. Siamo un movimento con tante sensibilità, capita di ritrovarsi in minoranza. In questo caso bisognerebbe prendere atto di una decisione adottata dalla nostra base”, aggiunge.

Fedele alla linea di Di Maio anche la ministra del Sud, Barbara Lezzi, intervistata dal Corriere della Sera: “Non è stata una decisione pilatesca, anzi. Abbiamo voluto dare voce al Movimento. Un grandissimo esempio di democrazia diretta”.

“Si è aperto un dibattito pubblico importante nel Movimento, ecco perché abbiamo sentito la necessità della consultazione dei nostri iscritti”, spiega Lezzi. “Dopo questo voto non si può certo dire che sono meno dura e pura. E non si può dire che non porto avanti in maniera meno salda i valori del Movimento”.

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