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Ddl Pillon, Luigi Di Maio: “Il testo è troppo rigido. Va riscritto insieme alle opposizioni”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 10 Apr. 2019 alle 22:17 Aggiornato il 10 Apr. 2019 alle 22:19
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Immagine di copertina

Dopo le proteste delle associazioni, adesso il ddl Pillon sull’affido condiviso dei figli e il loro mantenimento riceve una nuova critica, stavolta dal principale alleato di governo della Lega, il Movimento cinque Stelle.

Il vicepremier e leader pentastellato, Luigi Di Maio, ha infatti preso una posizione molto netta sul disegno di legge proposto dal senatore leghista Simone Pillon. In un lungo post su Facebook, Di Maio ha detto che il testo va riscritto assieme alle opposizioni perché “troppo rigido”.

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Nel pomeriggio, un ulteriore colpo al ddl Pillon era arrivato in commissione Giustizia al Senato, dove si è deciso di bloccare la discussione del testo, rinviandone l’esame al prossimo 7 maggio.

In serata, poi, il post di Di Maio: “Il ddl Pillon va riscritto, perché rischia seriamente – ha postato il leader del M5s – di minare l’equilibrio e la stabilità quotidiana dei figli. C’è troppa rigidità nella suddivisione del tempo che un figlio dovrebbe trascorrere  separatamente con il papà e la mamma. Come si può pensare che un bambino debba passare 15 giorni con uno e 15 giorni con l’altra come se fosse una formula matematica?”.

“Una riforma dell’affido – ha continuato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico – è un punto del contratto di governo e si deve portare avanti, ma con criterio. Pensiamoci bene, perché se si sbaglia sui figli poi tornare indietro è difficile. Sediamoci al tavolo e riscriviamo la legge. Facciamolo anche con le opposizioni e pensiamo solo a una cosa: a tutelare il futuro dei nostri figli”.

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Di Maio ha precisato che la sua “vuole essere una critica costruttiva”, ma ha sottolineato che quando si parla dei figli “l’unica strada percorribile è quella del buon senso, evitando qualsiasi tipo di forzatura. Un figlio non è un diritto, né un oggetto. Un figlio è un atto d’amore ed è dovere della politica mettere in condizione i suoi genitori affinché gli possano dare il meglio”.

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