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Simone Pillon a processo: l’accusa è di diffamazione e omofobia

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 9 Apr. 2019 alle 12:45 Aggiornato il 9 Apr. 2019 alle 12:46
Immagine di copertina

Mentre in commissione Giustizia di Palazzo Madama approda il ddl sull’affido condiviso dei figli e il loro mantenimento, il suo autore, il senatore leghista Simone Pillon è in attesa della sentenza del processo che lo ha visto imputato per diffamazione e omofobia.

Ad aver trascinato l’esponente del Carroccio che fa il tifo per la “famiglia tradizionale” sul banco degli imputati – come rivela Repubblica – è stata l’associazione lgbt di Perugia affiliata ad Arcigay Omphalos a seguito di alcune parole pronunciate da Pillon durante i diversi incontri con alcune realtà vicine alla famiglia e alle sue convinzioni.

Più nello specifico, l’episodio a cui hanno fatto riferimento gli avvocati della Omphalos è quello che ha avuto come contesto il liceo scientifico Alessi di Perugia, dove proprio l’associazione rappresentata dai legali si era recata per incontrare gli studenti e affrontare il tema del “bullismo omofobico”.

È infatti in riferimento a tale circostanza che Pillon avrebbe travisato il contenuto di alcuni volantini e pronunciato delle parole diffamanti nei confronti dell’operato dell’associazione lgbt: “quelli di Arcigay vanno nei licei e spiegano ai vostri figli che per fare l’amore bisogna essere o due maschi o due femmine e non si può fare diversamente e…venite a provare da noi, nel nostro welcome group”.

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Per queste sue parole il senatore potrebbe ora essere condannato, dal giudice Matteo Cavedoni che si sta occupando del caso, a un risarcimento alla Omphalos di 200 mila euro.

I membri dell’associazione, d’altronde, erano stati additati come “adescatori di minorenni” e per tale ragione si sono rivolti al giudice, il quale ha fatto sequestrare e cancellare i video in cui Pillon fa quelle affermazioni, sfoggiando dei volantini volutamente ritoccati.

All’avvocato Saschia Soli, quello che lo ha trascinato di fronte al giudice, non interessano le successive spiegazioni di Pillon, il quale si è giustificato facendo riferimento alla sua “ironia sferzante, la satira dei libri di Guareschi, per arrivare al paradosso…”. “Qui non si parla né di satira né di paradosso né tantomeno di diritto di critica. Siamo di fronte a falsità che hanno trasformato un’opera di sensibilizzazione sociale in una campagna di adescamento”, sono state infatti le obiezioni dell’avvocato Soli.

“Spesso veniamo chiamati nelle scuole – ha spiegato il presidente dell’associazione lgbt Stefano Bucaioni – a dare il nostro contributo nella sensibilizzazione contro le discriminazioni, come riconoscere il bullismo omofobico. Portiamo anche materiale didattico sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e volantini informativi delle nostre iniziative Pillon ha distorto i fatti, alterando il nostro materiale, omettendo quello (che ovviamente c’era) sull’amore tra due persone eterosessuali, facendoci passare per adescatori. Il giudice ha accolto la nostra costituzione di parte civile e ha disposto il sequestro dei video ritenendoli “offensivi e lesivi della reputazione”.