Covid ultime 24h
casi +19.143
deceduti +91
tamponi +182.032
terapie intensive +57

“La storia di Angela Lucanto non è un caso isolato. La politica deve intervenire”, parla l’autore del libro da cui è tratta la fiction L’amore strappato

Il giornalista Maurizio Tortorella ha raccontato su Panorama la storia della bambina tolta alla famiglia a causa di un errore giudiziario, che ha ispirato la fiction con Sabrina Ferilli

Di Anna Ditta
Pubblicato il 5 Apr. 2019 alle 15:22 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:00
0
Immagine di copertina

Domenica 31 marzo è andata in onda la prima puntata della fiction L’amore strappato, ispirata alla storia vera di Angela Lucanto, allontanata dalla famiglia quando aveva sei anni a causa di un sospetto nei confronti del padre, poi rivelatosi infondato, e data in adozione a una nuova famiglia.

La vicenda della famiglia Lucanto è stata raccontata nel libro “Rapita dalla giustizia” (Rizzoli, 2009). TPI ha intervistato Maurizio Tortorella, ex vicedirettore di Panorama e autore del libro insieme a Angela Lucanto e Caterina Guarneri.

Come ha conosciuto la storia di Angela?

Mi chiamò il loro avvocato, Raffaele Scudieri, all’inizio del 2002. All’epoca ero inviato speciale di Panorama, mi occupavo di giustizia.

L’avvocato non mi conosceva ma mi chiese di andare da lui, disse di avere una storia assurda e pazzesca. Andai e trovai il padre e la madre di Angela. Lui era stato appena assolto in Cassazione e domandava giustamente perché mai la figlia nel frattempo venisse data in adozione definitivamente a un’altra famiglia, visto che lui era vittima di un orribile errore giudiziario.

Aveva fatto 2 anni, 4 mesi e due giorni di carcere. Sarebbe stato ovviamente risarcito per l’ingiusta detenzione, ma quello che gli stava più a cuore era riavere la figlia che da sette anni non vedeva.

Qual è stata la sua reazione dinanzi a questa storia assurda?

Mi sono messo a piangere come un bambino, perché avevo da poco avuto un figlio e mi sono reso conto che questo disastro sarebbe potuto capitare a chiunque. È stato come prendere un treno in faccia, l’ho trovata un’ingiustizia atroce. E Panorama avviò sul caso una campagna molto intensa di articoli scritti da me che cercavano in ogni modo di fermare l’adozione e soprattutto di riparare a questo errore folle che faceva sì che la giustizia penale avesse riconosciuto la completa innocenza di Salvatore Lucanto mentre invece il Tribunale dei minori, seguendo una logica del tutto difforme, andasse in una direzione totalmente opposta. Tra l’altro con delle illogicità pazzesche.

Il padre di Angela era stato accusato di pedofilia da una cugina di 14 anni, che lo ha accusato di aver violenza non solo a se stessa, ma anche al figlio maschio, Francesco, all’epoca 12enne, e ad Angela. Quindi non si capisce perché soltanto la figlia femmina fosse stata portata via. E soprattutto perché, dopo che il padre era stato arrestato, Angela non fosse stata riportata a casa. Anche perché la mamma, Raffaella, non era mai stata indagata. Non aveva alcun coinvolgimento penale nella vicenda. Era del tutto assurdo. Una storia assolutamente irrazionale.

Sembra una catena di errori.

Se la mamma non è indagata tu non puoi portare via il marito e la figlia contemporaneamente e poi, attraverso lo psicologo, far sapere che la bambina torna a casa nel momento in cui lei accusa il marito innocente. È intollerabile ovviamente.

Possiamo dire che sia qualcosa di simile a un ricatto?

È di fatto qualcosa di ingiusto.

La vostra campagna su Panorama ha sortito degli effetti?

Purtroppo no, assolutamente nulla. Scrivemmo anche una lettera aperta al presidente della Repubblica, che all’epoca era Carlo Azeglio Ciampi. Insieme a Maurizio Costanzo, ad aprile 2002, facemmo tre puntate del Maurizio Costanzo Show in cui cercammo di contattare i genitori adottivi, coinvolgerli e far capire loro che c’era qualcosa di profondamente malato nello strappare una bambina alla famiglia che non aveva nessuna colpa. Il ministro della Giustizia dell’epoca, Castelli, disse che non avrebbe potuto fare nulla perché i giudici avevano totale autonomia.

Poi è arrivata la decisione di scrivere un libro.

Sì, perché dopo anni la signora Lucanto mi chiamò e mi disse che Angela era tornata. Era il 2006-2007. Io andai subito a conoscerla, perché ero stato molto coinvolto nella vicenda ovviamente. Abbiamo scritto il libro con Caterina Guarneri, che è una brava giornalista e fu fondamentale perché, da donna, riusciva a scandagliare meglio l’animo e certi punti di vista di una ragazzina diventata poi una ventenne.

Il libro è stato un parziale risarcimento per i Lucanto, hanno avuto modo di raccontare quello che ha subito Angela nelle case famiglia, che è piuttosto pesante. La storia è raccontata attraverso gli occhi di una bambina dai 7 ai 18 anni e lei attraversa questi 11 anni come un Oliver Twist contemporaneo: soffre, subisce maltrattamenti. Sono convinto e mi auguro che le case famiglia non sono tutte come quelle in cui è passata lei, però a me piacerebbe che i Tribunali per minori fossero non solo più attenti nelle decisioni che prendono, ma soprattutto molto più rigorosi nei controlli sulle case famiglia.

Attraverso i tuoi articoli e le tue inchieste sei riuscito a capire cosa non funzioni nel sistema?

Intanto a me pare impossibile che il Tribunale dei minori possa agire nella totale indifferenza rispetto a quello che accade nel processo penale parallelo. Nel momento in cui il padre viene dichiarato innocente già in Corte d’Appello, mi domando perché il Tribunale dei minori non tenti di tener conto della sentenza e di rallentare il procedimento di adottabilità della minore sottratta alla famiglia.

Il Tribunale dei minori, inoltre, deve comunque garantire un contatto tra la madre e la bambina e tra il fratello e la sorella. Non per nulla la Corte europea dei diritti dell’uomo ha censurato il governo italiano e il ministero della giustizia perché ha impedito i contatti e ha riconosciuto che era stata proprio la decisione della mamma di non “collaborare” con la giustizia alla base del fatto che la bambina fosse stata ingiustamente allontanata da casa sua.

Quindi basterebbe far coordinare il lavoro del Tribunale dei minori con quello ordinario?

In passato più volte si è pensato a riformare il Tribunale dei minori. Hanno una procedura che secondo me tiene troppo poco conto dell’esigenza delle famiglie, assumono decisioni inaudita altera parte, cioè senza ascoltare le ragioni delle famiglie cui vengono sottratti i bambini. Inoltre quando assumono delle decisioni poi è difficilissimo tornare indietro.

Se parli con gli avvocati che si occupano di diritto di famiglia ascolti storie molto dure, a cui non riesci a credere. Si parte spesso da una relazione degli assistenti sociali che viene presa per buona sempre e comunque. Gli errori sono all’ordine del giorno. Occorrerebbe secondo me, soprattutto perché si tratta di bambini, molta cautela. Sicuramente vanno protetti da tanti pericoli, dagli abusi, come stabilisce il codice, ma i giudici dovrebbero essere molto più attenti.

È positivo che sia trasmessa una fiction sull’argomento?

Penso di sì. È ancora una volta un risarcimento per quello che ha sofferto la famiglia in questione. Io spero che serva anche a far aprire un dibattito e che la politica e la magistratura capiscano che questo sistema non funziona.

Ti assicuro che questi errori si ripetono, anche ai nostri tempi. Non è un caso del tutto isolato.

Ci sono altri casi simili?

Sì, ce n’è anche uno appena successo. La politica deve intervenire, la magistratura deve guardare dentro di sé, capire dove sbaglia e cercare di rimediare i suoi errori.

Secondo me dev’esserci comunque una maggiore consapevolezza dell’opinione pubblica su questi temi. È fondamentale che quando un uomo viene arrestato con un ordine di custodia cautelare, l’opinione pubblica non lo giudichi automaticamente colpevole, come se si trattasse di una sentenza di Cassazione. Ogni anno sono 90mila gli imputati prosciolti con formula piena dopo un processo.

Servirebbe uno sguardo più garantista. Ma una parte della politica sembra andare in direzione contraria.

Sì, è vero. Ma io sono garantista da sempre, e liberale, da quando avevo 12 o 13 anni. Non riesco a capire chi è colpevolista o giustizialista.

>> “L’Amore strappato? Non è solo una fiction, ecco perché il sistema non funziona”, l’avvocato a TPI

0
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.