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Ricordando Fabrizio De André: la vita e la carriera di uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi

In occasione del ventesimo anniversario della sua morte ricordiamo la vita e la carriera dell'anticonformista cantante genovese

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 19 Feb. 2019 alle 07:20 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 08:01
Immagine di copertina

È decisamente uno dei re del cantautorato italiano e i suoi testi, come la sua musica, non smettono mai di mancarci: parliamo di Fabrizio De André, il poeta genovese che, con le sue canzoni dissacranti e piene di storie di anime nere, corrotte e perse, rivoluzionò la musica italiana.

E lo facciamo perché venerdì 11 gennaio 2019 ricorre il 20esimo anniversario della sua morte: proprio quel giorno del 1999, a Milano, De André se ne andava stroncato da una malattia incurabile e lasciando un grande vuoto artistico che proviamo a colmare ricordando la sua vita, la sua carriera e le sue canzoni.

Fabrizio De Andrè | Gli eventi e le iniziative per il ventennale della sua morte

Venerdì 11 gennaio Rai 1 rende omaggio al grande cantautore in occasione del ventesimo anniversario della sua morte. Il giornalista esperto musicale Vincenzo Mollica, infatti, gli dedica uno speciale che ha l’obiettivo di ripercorrere la ricca carriera di Fabrizio.

Dalle ore 20.30, quindi, va in onda “Parole e Musica di un Poeta”; tale speciale tenterà, nella fascia access time di Rai 1, di riportare alla memoria collettiva il genio e la sensibilità artistica del cantante genovese attraverso video con le esibizioni dei suoi migliori brani ed interviste a personaggi che lo hanno conosciuto ed amato.

Per quel giorno, inoltre, sono previste molte iniziative organizzate in alcune città italiane per ricordare il grande “Faber” a vent’anni dalla sua morte.

Fabrizio De Andrè | La vita e la carriera

Fabrizio De Andrè è nato a Genova il 18 febbraio del 1940. Più nello specifico nella zona di Pegli, in via De Nicolay 12, da Giuseppe De André e Luisa Amerio.

Cosa avrebbe potuto fare alla fine degli anni Cinquanta un giovane nottambulo, incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe, innamorato dei topi e dei piccioni, forte bevitore, vagheggiatore di ogni miglioramento sociale, amico delle bagasce, cantore feroce di qualunque cordata politica, sposo inaffidabile, musicomane e assatanato di qualsiasi pezzo di carta stampata? Se fosse sopravvissuto e gliene si fosse data l’occasione, costui, molto probabilmente, sarebbe diventato un cantautore. Così infatti è stato ma ci voleva un esempio.” F. De Andrè

Il padre, un professore antifascista che insegnava all’interno di istituti che lui stesso dirigeva, quando la situazione si aggravò a causa del secondo conflitto mondiale portò la sua famiglia a rifugiarsi in un cascinale a Revignano D’asti. Proprio lì, nella Cascina dell’Orto della strada Calunga, Fabrizio trascorre la sua infanzia insieme alla madre e al fratello maggiore Mauro e inizia ad interessarsi alla musica in un contesto di vita semplice e contadina.

Un giorno infatti la mamma trova il piccolo “Bicio” – così la gente del luogo usava soprannominare Fabrizio – in piedi su una sedia, radio accesa, intento a dirigere un’orchestra immaginaria. Quando è ancora piccolino, la famiglia di Fabrizio fa poi ritorno a Genova: nel 1945 i De Andrè si stabiliscono infatti nella nuova casa, in via Trieste 8 e l’anno seguente Fabrizio viene iscritto all’istituto delle Suore Marcelline.

Fabrizio però è un ribelle e la sua permanenza lì, infatti, dura poco: il ragazzo manifesta fin da subito grande insofferenza alle stringenti regole dell’istituto, tanto che la famiglia è costretta a ritirarlo ed iscriverlo a una scuola statale, la Armando Diaz. Nel nuovo istituto, grazie all’iniziativa dei genitori che avevano notato la grande predisposizione artistica del figlio, Fabrizio inizia a studiare violino. Il suo insegnante è Gatti.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

La sue vicende scolastiche non finiscono qui: Fabrizio frequenta le medie inizialmente al Giovanni Pascoli ma, a seguito di una bocciatura che fa infuriare suo padre, le porta a termine all’istituto Palazzi dopo essere passato anche per le classi dei severissimi gesuiti dell’Arecco.

Nel 1954 Fabrizio, dopo il violino, inizia a suonare anche la chitarra e nel 1955 si esibisce per la prima volta in pubblico ad uno spettacolo di beneficenza al teatro Carlo Felice. Ha un suo gruppo “Bicio” e suona per lo più country e western per poi avvinarsi al jazz. Nel 1956, poi, si avvicina ad un genere che diventerà la sua massima ispirazione: la canzone francese e, in particolare, quella trobadorica medievale. Quando il padre torna proprio da un viaggio in Francia riporta a Fabrizio due giradischi di Georges Brassens e lui traduce alcuni testi.

Fabrizio frequenta poi la sezione A del liceo classico Cristoforo Colombo, la più dura di tutte, e continua a mostrare il suo carattere anticonformista con i professori. Se ne va di casa a 18 anni a causa dei contrasti con il padre e all’università, poi, dopo aver frequentato alcuni corsi di Lettere e Medicina, sceglie Giurisprudenza, dietro il consiglio della sua famiglia e del suo amico Paolo Villaggio, che Fabrizio conosce proprio negli anni del dopoguerra e con cui avrà un rapporto molto stretto per tutta la vita. I suoi studi accademici, però, non vengono portati a termine: Fabrizio decide di smettere a soli 6 esami dalla laurea.

Da quel momento in poi è la musica il suo solo e unico impegno: nel 1958 esce infatti il suo primo disco, Nuvole Barocche, a cui ne faranno seguito molti altri. Il vero successo, però, inizia grazie a Mina; è la cantante ad incidergli La Canzone di Marinella, brano subito grandemente acclamato dal pubblico.

Oltre Paolo Villaggio, Fabrizio ha infatti molti amici celebri nel panorama musicale italiano, come Gino Paoli e Luigi Tenco.

Il 1961 è l’anno delle nozze di De André: dopo solo alcuni mesi di frequentazione con Enrica Rignon detta “Puny” – appassionata di jazz e appartenente a una delle famiglie più abbienti di Genova – Fabrizio la mette incinta e la sposa. Nel 1962 nasce infatti il figlio dei due, Cristiano. La storia della coppia, comunque, finisce con un divorzio a metà degli anni Settanta. Nel 2004 la donna è deceduta.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Il 1975, invece, è l’anno del primo tour musicale di Fabrizio De André: il suo carattere schivo, infatti, gli aveva fatto evitare fino a quel momento le luci dei riflettori. Due e tre anni più tardi, poi, la vita del cantautore sarebbe stata segnata da eventi sia belli che drammatici: nel 1977 nasce infatti sua figlia Levi, avuta con la compagna Dori Ghezzi, ma nel 1979 i due vengono rapiti dall’anonima sarda nella loro casa di Tempio Pausania.

Tale sequestro dura quattro mesi ma, anche questa esperienza, è foriera di arricchimento artistico per De André che nel 1981 realizza l’album L’Indiano; in questo, infatti, la cultura dei pastori sardi viene mischiata con quella dei nativi americani. Nel 1989, ormai liberi, Fabrizio e Dori si sposano.

Solo dieci anni dopo, però, Fabrizio muore dopo essersi ammalato di cancro ai polmoni. I suoi funerali si sono svolti il 13 gennaio del 1999 a Genova, nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano. L’ultimo addio a “Faber”, questo il modo in cui lo chiamava l’amico Paolo Villaggio (per la grande passione del cantante per i pastelli colorati Faber Castle), è stato dato da una folla di oltre 10 mila persone che quel giorno parteciparono alla cerimonia.

Proprio Villaggio, in merito a quella giornata, disse: “Io ho avuto per la prima volta il sospetto che quel funerale, di quel tipo, con quell’emozione, con quella partecipazione di tutti non l’avrei mai avuto e a lui l’avrei detto. Gli avrei detto: “Guarda che ho avuto invidia, per la prima volta, di un funerale”.

Fabrizio De Andrè | La sua musica, il suo stile

Tutta la carriera artistica di Fabrizio De Andrè è caratterizzata da fusioni e sincretismi culturali, consacrate sia in Italia che a livello internazionale. Ma la sua musica, prima di tutto, è stata espressione di ribellione e di volontà di rompere tutti gli schemi: quelli sociali ma anche quelli culturali e musicali.

Viene infatti ricordato come “il cantautore degli emarginati” o “il poeta degli sconfitti”, che per queste categorie umane scriveva ballate che rimarranno per sempre vere e proprie opere d’arte musicali. De André aveva alte, altissime fonti d’ispirazione: dalle ballate francesi a Leonard Cohen fino a Bob Dylan, il cantante genovese sapeva cogliere le giuste influenze, anche diversissime fra loro, ma utilizzarle per parlare degli ultimi.

I modelli sia francesi che americani lo hanno accompagnato nella creazione dei suoi testi in cui il cantautore sfidava le convenzioni borghesi, ripudiava la violenza e raccontava le vite di coloro che non trovavano spazio nella società: Bocca di Rosa, La Guerra di Piero e Via del Campo sono infatti solo alcuni dei brani che ancora oggi ascoltiamo e che, probabilmente, rimarranno attuali per l’eternità.

Ecco, qui di seguito, la sua discografia completa:

  • 1966 – Tutto Fabrizio De André
  • 1967 – Volume I
  • 1968 – Tutti morimmo a stento
  • 1968 – Volume III
  • 1970 – La buona novella
  • 1971 – Non al denaro non all’amore né al cielo
  • 1973 – Storia di un impiegato
  • 1974 – Canzoni
  • 1975 – Volume 8
  • 1978 – Rimini
  • 1981 – Fabrizio De André
  • 1984 – Crêuza de mä
  • 1990 – Le nuvole
  • 1996 – Anime salve