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La lettera dei genitori di Vincent Lambert: “Lo dipingono come un vegetale, ma è vivo e parla con gli occhi”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 21 Mag. 2019 alle 18:56 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:29
Immagine di copertina
Vincent Lambert con i genitori

Vincent Lambert genitori | La lettera: “Ecco chi era nostro figlio”

Vincent Lambert genitori – Viviane e Pierre Lambert sono i genitori di Vincent Lambert, il 42enne tetraplegico che sta dividendo l’opinione pubblica della Francia sul tema del “fine vita”. I due si stanno opponendo con forza alla moglie dell’uomo, che, con il parere favorevole dei medici, intende sospendere i trattamenti sanitari per Vincent, la cui condizione clinica viene ritenuta irreversibile.

Chi è Vincent Lambert

Cosa c’è da sapere sul caso di Vincent Lambert

Vincent Lambert genitori

Quando Vincent nacque, il 20 settembre 1976, Viviane e Pierre erano sposati con altre persone, con cui già avevano dei figli. Vincent è stato il primo figlio nato dalla loro unione: per i primi 6 anni ha vissuto con la madre e il suo primo marito, poi nel 1982 è stato riconosciuto dal padre biologico Pierre.

Vincent Lambert ha ricevuto un’educazione cattolica molto tradizionalista. La sua vita è cambiata per sempre nel 2008, quando, appena diventato padre, è stato vittima di un grave incidente stradale che lo ha fatto piombare in uno stato vegetativo.

La lettera dei genitori

Di seguito un ampio estratto di una lettera scritta dai genitori di Vincent Lambert, pubblicata sul sito sul sito jesoutiensvincent.com.

Quando era un bambino, come ogni bambino, Vincent era felice, vivace e già ben consapevole. Vivevamo campagna e per limitare i trasporti avanti e indietro a scuola, abbiamo deciso di fare da soli. Vincent era ricettivo. La sua istruzione si è svolta normalmente. Era appassionato di canto e partecipava con passione a un coro.

Un aneddoto di circa trent’anni riflette la sua gentilezza, la sua generosità, il suo sguardo rivolto verso gli altri. Un giorno, sua sorella di due anni aveva avuto un incidente in bicicletta. Vincent, che aveva sei anni, non voleva più lasciarla, era molto premuroso con lei e voleva vederla guarita.

Crescendo, la sua attenzione per le persone vulnerabili è cresciuta in modo speciale. Ci ha sempre impressionato. La sua delicatezza, la sua diligenza lo hanno portato a studiare come infermiere.

Un incidente d’auto gli provocato un grave handicap. Non può più comunicare verbalmente.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

I media lo dipingono come un vegetale, ma è assolutamente sbagliato. Come ogni essere umano, si addormenta di notte, si sveglia al mattino, riconosce le nostre voci, ci segue con gli occhi quando parliamo con lui. Quando c’è una musica che gli piace, cerca da dove viene, girando la testa. Vincent è vivo. Non è né un vegetale, né totalmente privo di coscienza.

Eppure, con il pretesto che non può più avere relazioni, vogliono ucciderlo. Dovremmo anche provocare la morte di tutte le persone folli, di tutti coloro che hanno problemi mentali, di tutti quelli che non riescono ad esprimersi?

Lui è in contatto con la sua famiglia! Noi che facciamo a turno con lui 6 ore al giorno, lo sappiamo.

Bisogna raccontare la verità sulla condizione di Vincent. Non è né malato né in fin di vita. Ha solo bisogno di ricevere cibo e idratazione come qualsiasi altro essere umano.

Non ha lasciato alcuna direttiva anticipata, e da infermiere, sapeva di questa possibilità. Non ha nominato un tutore, secondo quanto prevede la legge. Ma il Centro ospedaliero regionale ha decretato che questa persona di fiducia è sua moglie. È lei che sostiene la sua morte. Certo, la situazione non è facile per una giovane donna, per una sposa, lo capiamo. Non abbiamo mai voluto imporci, ma le abbiamo sempre detto: “Rachel, se non ce la fai più, prendiamo noi il controllo”.

Da novembre 2012, l’ospedale rifiuta a Vincent le cure di base, le sessioni di fisioterapia e una sedia adattata per permettergli di alzarsi dal letto… Vincent è rinchiuso nella sua stanza, sorvegliato da una telecamera.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Noi, i suoi genitori, per visitarlo dobbiamo sottoporci a una pesante procedura di controllo all’ingresso e mostrare la nostra carta d’identità. Il tempo è sospeso, e quella di Vincent è trattata come una morte in sospeso…

L’ospedale non ha un piano di vita per Vincent, ma noi lo abbiamo! Stiamo lottando per trasferire Vincent a una famiglia adottiva per pazienti come Vincent. Ma per quanto incredibile possa sembrare, ci viene negato questo trasferimento e Vincent viene preso in ostaggio dall’ospedale universitario di Reims, che si comporta come se fosse il suo proprietario, rinchiudendolo nella sua stanza come un condannato nel braccio della morte. A

A volte vogliamo gridare “Se non volete prendervene cura, dateci Vincent ma non uccidetelo!”

Restiamo fiduciosi e ci affidiamo alla Corte europea dei diritti dell’uomo per fermare questa follia. Proteggere Vincent protegge anche tutte le persone vulnerabili da coloro che vogliono liberarsene perché le ingombrano decretando per chi vale la pena vivere, rendendole così ostaggi della lotta per l’eutanasia.