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Usa, in Louisiana un afroamericano ucciso dalla polizia: “Era in fuga armato di coltello”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 23 Ago. 2020 alle 12:32 Aggiornato il 23 Ago. 2020 alle 12:47
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Immagine di copertina

Usa, in Louisiana afroamericano ucciso da polizia: “Era armato di coltello”

Un afroamericano di 31 anni, Trayford Pellerin, è stato ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia della Louisiana, negli Usa, nella serata di venerdì 21 agosto 2020. Gli agenti sono stati chiamati in un minimarket della città di Lafayette, 130mila abitanti, poco dopo le 20: secondo quanto dichiarato dalla polizia di Stato, la chiamata parlava di “una persona armata di coltello”. Quando sono arrivati gli agenti, si legge nella dichiarazione ufficiale, Pellerin si trovava nel parcheggio del negozio ed era armato. I poliziotti hanno cercato di arrestarlo, ma lui si è allontanato. A quel punto, sono stati usati i taser per bloccarlo, ma anche quelle armi “sono state inefficaci”. Così, i poliziotti hanno sparato a Pellerin, colpendolo a morte.

Un giovane testimone, Rikasha Montgomery, ha girato un video dell’accaduto, pubblicato poi sui social network. Il ragazzo, 18 anni, ha raccontato a The Advertiser che l’afroamericano impugnava quello che sembrava un coltello e continuava a camminare lungo la strada mentre alcuni agenti gli sparavano alle spalle con i taser. “Hanno sparato – ha dichiarato il giovane – quando l’uomo ha raggiunto la porta di una stazione di servizio Shell. Quando ho sentito gli spari, non ho potuto tenere il telefono fermo. Mi sono spaventato. Sono traumatizzato. Sei così abituato a sentirne parlare… ma non avrei mai pensato di sperimentarlo”. Dopo essere stato colpito da quelli che – nel video di Montgomery – sembrano ben 11 colpi di pistola, Pellerin è stato condotto in ospedale, dove è stato dichiarato morto. La polizia di Stato ha detto che nessun agente è rimasto ferito e che le indagini sono “attive e in corso”. Il dipartimento di polizia di Lafayette non ha rilasciato commenti.

In poche ore, però, in tutti gli Stati Uniti si sono sollevate nuove polemiche contro la polizia, a pochi mesi dalla morte di George Floyd, il 46enne afroamericano deceduto in circostanze sospette durante un controllo di polizia a Minneapolis il 25 maggio scorso. Per tutta l’estate, in America, il movimento Black Lives Matter ha portato avanti manifestazioni contro la polizia, chiedendo la fine dell’odio razziale e soprattutto la verità. Per Floyd e per tutti i suoi “fratelli”, come Breonna Taylor, morta in una sparatoria con la polizia il 13 marzo 2020 a Louisville (Kentucky).

L’avvocato per i diritti civili Benjamin Crump ha dichiarato alla Cnn che la famiglia di Pellerin ha chiesto il licenziamento degli agenti coinvolti. “Ci rifiutiamo di lasciare che questo caso si risolva come tanti altri: in silenzio, senza risposte e giustizia”, ha detto Crump, che rappresenta anche le famiglie di Floyd e Taylor. “La famiglia e la gente di Lafayette meritano onestà e responsabilità da parte di coloro che hanno giurato di proteggerli, la polizia di Lafayette”, ha aggiunto. “Pellerin era timido, intelligente ma soffriva di ansia e potrebbe essere stato spaventato dagli ufficiali”, ha detto invece la madre Michelle a The Advocate. “Invece di dargli una mano, gli hanno dato dei proiettili”, ha concluso la donna.

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