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Usa, il capo dell’Antiterrorismo si dimette: “Guerra all’Iran voluta dalla lobby di Israele”

Immagine di copertina
Credit: AGF

Joe Kent lascia in polemica con il presidente Trump: "Non posso appoggiare la guerra. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per noi". La Casa Bianca: "Accusa offensiva e ridicola"

Usa, il capo dell’Antiterrorismo si dimette: “Guerra all’Iran voluta dalla lobby di Israele”

L’Amministrazione di Donald Trump perde un pezzo. Joe Kent, direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo, si è dimesso dal suo incarico per forti divergenze con il presidente sulla guerra all’Iran. “Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”, si legge nella lettera di dimissioni inviata a Trump.

A stretto giro è arrivata la replica della Casa Bianca. “L’assurda accusa secondo cui il presidente Trump avrebbe preso questa decisione influenzato da altri, persino da Paesi stranieri, è tanto offensiva quanto ridicola”, afferma la portavoce Karoline Leavitt: “Il presidente Trump è sempre stato straordinariamente coerente e ha affermato da decenni che l’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare”.

Chi è Joe Kent

Kent, 45 anni, originario dell’Oregon, è un veterano delle forze speciali statunitensi, con cui ha partecipato a undici missioni, prima di ritirarsi e diventare un agente della Cia. Sua moglie, Shannon Kent, tecnico crittografico della Marina, rimase uccisa in un attentato suicida in Siria nel 2019.

Sostenitore di Trump della prima ora, in passato è stato criticato per la sua vicinanza ad ambienti dell’estrema destra e per i suoi legami con gruppi estremisti, tra cui membri dei Proud Boys e il simpatizzante nazista Greyson Arnold. Per due volte si è candidato senza successo al Congresso nelle file trumpiane. Il presidente lo ha nominato a capo del Centro Antiterrorismo lo scorso luglio. Il Centro risponde alla Direzione dell’Intelligence nazionale, attualmente guidata da Tulsi Gabbard, e supervisionava l’analisi e l’individuazione di potenziali minacce terroristiche provenienti da tutto il mondo.

La lettera di dimissioni

Nella lettera in cui rassegna le dimissioni, Kent rimprovera a Trump di aver cambiato linea in politica estera: “Fino al 2025 – scrive – avevate compreso che le guerre in Medio Oriente erano una trappola che ha privato l’America delle preziose vite dei nostri patrioti e ha impoverito la ricchezza e la prosperità della nostra nazione”. Ma “all’inizio di questa amministrazione, alti funzionari israeliani e membri influenti dei media americani hanno messo in atto una campagna di disinformazione che ha minato completamente la vostra piattaforma America First e ha seminato sentimenti bellicisti per incoraggiare una guerra con l’Iran”.

“Questa cassa di risonanza – osserva l’ormai ex direttore dell’Antiterrorismo – è stata usata per ingannarvi, facendovi credere che l’Iran rappresentasse una minaccia imminente per gli Stati Uniti e che, se aveste attaccato ora, ci sarebbe stata una chiara strada verso una rapida vittoria. Questa era una menzogna ed è la stessa tattica che gli israeliani hanno usato per trascinarci nella disastrosa guerra in Iraq, che è costata alla nostra nazione la vita di migliaia dei nostri migliori uomini e donne”. “Non possiamo ripetere questo errore”, aggiunge Kent.
[LEGGI ANCHE: Trump: “Ho previsto la strage dell’11 Settembre un anno prima in un libro”. Ma è vero? Ecco cosa c’è scritto]

La lettera si conclude con un auspicio: “Prego affinché riflettiate su ciò che stiamo facendo in Iran e per chi lo stiamo facendo. È giunto il momento di agire con coraggio. Potete invertire la rotta e tracciare un nuovo percorso per la nostra nazione, oppure potete permettere che scivoliamo ulteriormente verso il declino e il caos. Le carte sono nelle vostre mani”.

La replica della Casa Bianca

A Kent replica Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca: “In questa lettera sono presenti molte affermazioni false, ma vorrei soffermarmi su una in particolare: ovvero che ‘l’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione’. Si tratta della stessa falsa affermazione che i Democratici e alcuni esponenti dei media liberali ripetono incessantemente”, attacca la portavoce.

“Come il presidente Trump ha affermato in modo chiaro ed esplicito – si legge nella replica – egli possedeva prove solide e inconfutabili del fatto che l’Iran avrebbe attaccato per primo gli Stati Uniti. Queste prove sono state raccolte da molteplici fonti e fattori. Il presidente Trump non prenderebbe mai la decisione di impiegare risorse militari contro un avversario straniero in modo isolato. L’Iran è il principale Stato sponsor del terrorismo a livello mondiale”.

“L’Iran – prosegue Leavitt – stava espandendo in modo aggressivo il suo programma di missili balistici a corto raggio, integrandoli con le proprie risorse navali, per garantirsi l’immunità, ovvero, disporrebbe di un certo grado di capacità tale da poter tenere in ostaggio noi e il resto del mondo. Il regime mirava a utilizzare quei missili balistici come scudo per continuare a perseguire il suo obiettivo finale: le armi nucleari”.

“Il Presidente – continua la portavoce della Casa Bianca – tramite i suoi principali negoziatori, ha offerto al regime ogni possibile opportunità per abbandonare questa inaccettabile linea di condotta, rinunciando definitivamente alle proprie ambizioni nucleari in cambio dell’allentamento delle sanzioni, della fornitura gratuita di combustibile nucleare e di potenziali collaborazioni economiche con il nostro Paese. Ma non avrebbero accettato la pace perché il loro obiettivo fondamentale era quello di ottenere armi nucleari”.

“Il presidente Trump ha infine stabilito che un attacco congiunto con Israele avrebbe ridotto notevolmente il rischio per le vite americane derivante da un primo attacco del regime terroristico iraniano e avrebbe affrontato questa minaccia imminente agli interessi di sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. “In qualità di persona che assiste quotidianamente al processo decisionale del Presidente Trump – conclude Leavitt – posso attestare che egli cerca sempre di fare ciò che è nel migliore interesse degli Stati Uniti d’America, punto e basta”.

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