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Home » Esteri

Una giornata a Debaltseve

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Nell'est dell'Ucraina proseguono i combattimenti: nelle ultime 24 ore sono stati registrati 130 colpi di artiglieria pesante

DEBALTSEVE, UCRAINA – Debaltseve è una città nell’est dell’Ucraina, fino alla mattina del 17 febbraio avamposto dell’esercito regolare ucraino.

La città è un importante snodo ferroviario della tratta che collega Lugansk a Donetsk, i rispettivi capoluoghi delle due regioni che reclamano l’indipendenza. Il controllo di questa città è indispensabile ai ribelli per garantire il collegamento tra le due città.

Il presidente russo Putin e quello ucraino Poroshenko hanno siglato il cessate il fuoco a partire dal 14 febbraio a Minsk, in Bielorussia, davanti agli occhi dei loro colleghi Hollande e Merkel.

Ma tutto questo ha un’importanza relativa, visto che i ribelli delle repubbliche separatiste hanno fatto sapere poche ore dopo la firma che il trattato non valeva per la città di Debaltseve, dove avrebbero continuato a combattere se l’esercito ucraino non si fosse ritirato.

Il 17 febbraio sono proseguiti i bombardamenti e nelle ultime 24 ore sono stati registrati almeno 130 colpi di artiglieria pesante dagli osservatori Osce presenti.

L’ambasciata americana a Mosca ha fatto sapere che dalle foto satellitari in loro possesso le batterie di artiglieria che stanno bombardando Debaltseve non possono essere altro che formazioni regolari dell’esercito della Federazione Russa.

La crisi ucraina spiegata con un video realizzato dal giornalista italiano Matteo Paravicini per The Post Internazionale

Nella “sacca di Debaltseve”, com’è stata soprannominata, sono presenti oltre 3mila soldati ucraini, mentre alcune centinaia di loro difendono la piccola strada che li collega ad Artemivsk: è l’unica arteria lungo la quale possono viaggiare gli approvvigionamenti e anche l’unica eventuale via di fuga.

È proprio su questa strada che la guerra d’informazione si è concentrata nella giornata del 17 febbraio. Quella che è nota ai media ucraini come “strada della vita” è stata ripetutamente data per persa da molti media russi, che da tre giorni descrivono gli ucraini come accerchiati e obbligati alla resa.

Diversa la versione di Kiev, che invece sostiene che i quindici chilometri di via siano ancora percorribili.

Il presidente ucraino Poroshenko, la cui popolarità è già in crisi a causa dell’andamento negativo del conflitto, ha le mani legate poiché sa bene che un’eventuale ritirata da Debaltseve potrebbe costargli le dimissioni: l’intero Paese sostiene le truppe.

— Leopoli, la città dell’Ucraina occidentale che odia il presidente Putin

Al contempo Poroshenko sa che finchè non verrà rispettato il cessate il fuoco sarà impossibile fare arrivare gli osservatori internazionali al confine russo, unico modo per arginare l’afflusso di aiuti e forniture militari che Mosca fornisce agli insorti.

Alle 14.30 locali del 17 febbraio le difese di Debaltseve hanno ceduto davanti all’ennesimo attacco dei filorussi. La stazione è stata in parte occupata, ma rimane sotto il tiro dell’artiglieria Ucraina. Non è ancora chiaro quanto gli ucraini possano resistere, ma da Kiev riferiscono che al momento si combatte strada per strada.

Il leader dei ribelli Zakarchenko sembra essere stato ferito alla gamba durante i combattimenti. Una decina di soldati Ucraini sono stati fatti prigionieri, riporta l’agenzia di stampa Reuters.

Nel caso di ritirata dell’esercito ucraino, non è chiaro dove potrebbe assestarsi la nuova linea del fronte: se nella vicina Artemvsk, già colpita una settimana fa da alcuni missili Grad di fabbricazione russa, o ancora più a nord a Slovyansk, città che gli ucraini avevano ripreso prima dell’estate.

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