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Home » Esteri

Il traffico legale di organi in Iran

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L'Iran è l'unico Paese al mondo in cui è consentito comprare e vendere organi umani

“24 anni. Rene in vendita. Accertato Sano”, 

“Attenzione, attenzione: rene sano in vendita. Urgente”.

Messaggi come questi tappezzano i muri di alcune delle strade di Tehran, sono scritti a mano o al computer. Di solito indicano l’età anagrafica della persona che decide di vendere il rene, il suo gruppo sanguigno e il numero di telefono.



L’Iran è l’unico Paese al mondo dove il commercio di organi umani è riconosciuto legalmente. Il sistema sanitario iraniano, istituito nella metà degli anni Ottanta, permette alle persone di vendere e comprare reni sotto la supervisione di due organizzazioni non profit gestite dallo stato, la CASKP ( Associazione caritatevole iraniana per il supporto dei pazienti donatori di reni) e la Fondazione di Volontariato per Malattie Speciali.

Entrambe le organizzazioni facilitano lo scambio tra potenziali venditori e potenziali clienti, mettendo in contatto le due parti, stabilendo le compatibilità e assicurando uno scambio equo e corretto. L’intero processo si conclude in un periodo di tempo che va dai due ai tre mesi. 

Il governo Iraniano copre le spese mediche a carico del donatore con sovvenzioni che si aggirano intorno ai 1.200 dollari per donazione. A questa somma si aggiunge quella che i donatori di reni ricevono direttamente dai compratori, con il tramite delle organizzazioni non-profit che gestiscono il commercio di organi. Le donazioni sono vietate ai non cittadini iraniani. 

Il mercato di organi iraniano è alimentato essenzialmente dalle necessità economiche. La maggioranza degli acquirenti appartiene al ceto ricco della popolazione, come mostra uno studio condotto nel 2006, mentre l’84 per cento dei donatori appartiene alla classe più povera. 

Sono comuni le storie come quella di Marzieh, la quale racconta sulle pagine del quotidiano britannico The Guardian di aver messo in vendita un suo rene per poter pagare il matrimonio della figlia, pratica che nella tradizione persiano spetta ai genitori della sposa. Oppure testimonianze come quella di Hamed, un ragazzo di 24 anni,  che ammette di aver messo in vendita il proprio rene per pagarsi le spese quotidiane diventate insostenibili a causa del crescente costo della vita e delle sanzioni occidentali imposte all’Iran. 

La pratica di commercio e compravendita di reni in Iran ha colmato la carenza di organi, inoltre dal 1999 non esiste più una lista d’attesa per i trapianti. 


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