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I gravi scontri in Thailandia a un anno dal colpo di stato

A un anno dal golpe militare, proteste e manifestazioni a Bangkok hanno portato a 48 arresti. Secondo Amnesty, sono la dimostrazione del livello di repressione nel Paese

Di Alessio Fratticcioli
Pubblicato il 24 Mag. 2015 alle 14:26 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:31
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Immagine di copertina

DA KUALA LUMPUR – Nel giorno del primo anniversario del golpe militare thailandese del 22 maggio 2014, un gruppo di studenti ha organizzato proteste pacifiche contro il governo nel centro della capitale, Bangkok. 

L’esercito non ha tollerato lo svolgimento delle manifestazioni e per questo ha arrestato circa 30 persone.

Scene simili si sono viste a Khon Khaen, nel nordest della Thailandia, dove le forze dell’ordine hanno interrotto piccole manifestazioni contro il governo, arrestando una decina di studenti.

Complessivamente le autorità hanno arrestato 48 persone, alcune delle quali sono state sottoposte ad “aggiustamento attitudinale”.

Secondo Amnesty International, il trattamento riservato a questi manifestanti pacifici dimostra il livello di repressione esercitato dal governo thailandese.

Il governo al momento è alle prese con la riscrittura di una nuova costituzione, che diventerebbe la ventesima a essere emanata dal 1932.

L’attuale primo ministro ad interim Prayuth Chan-ocha, un generale e politico thailandese a capo della giunta militare che ha guidato il colpo di stato militare di un anno fa, aveva promesso di indire le elezioni generali entro il 2015.

Ma il premier ha recentemente annunciato che non si voterà prima del 2016. Ad ogni modo, i critici lamentano che il carattere antidemocratico della nuova costituzione genererà una democrazia controllata, un regime illiberale non troppo dissimile da quello del vicino Myanmar.

I militari hanno inserito nella nuova costituzione una serie di disposizioni – dal Senato cooptato per 2/3 alla creazione di organismi non elettivi volti a controllare il governo e l’unica assemblea elettiva, la Camera bassa – per dare al Paese un modello istituzionale a democrazia limitata, dove periodiche elezioni e altri riti caratteristici delle democrazie rappresentative avranno come scopo principale quello di legittimare il dominio di un’oligarchia composta da aristo-capitalisti e da generali dell’esercito sulla società civile.

Alessio Fratticcioli è un giornalista italiano fondatore del sito Asia blog e collabora con The Post Internazionale dal sudest asiatico

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