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Sudan, la denuncia dell’Unicef: “Violenze sessuali usate come arma di guerra: stuprati persino bambini di appena un anno”

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Rifugiati sudanesi in marcia verso il campo profughi di Adre, in Ciad. Credit: ZUMAPRESS.com / AGF

Anche bambini al di sotto dei cinque anni di età, compresi neonati, risultano tra le vittime delle violenze sessuali compiute dalle parti in conflitto in Sudan. La denuncia arriva direttamente dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), secondo cui su 221 casi di abusi sessuali su minori registrati dall’anno scorso nel Paese africano almeno 16 vittime avevano meno di cinque anni, compresi quattro bambini di un anno.

“Bambini di appena un anno violentati da uomini armati dovrebbero scioccare chiunque e costringere ad agire immediatamente”, ha affermato Catherine Russell, direttrice esecutiva dell’Unicef. “Milioni di bambini in Sudan sono a rischio di stupro e altre forme di violenza sessuale, che vengono usate come tattica di guerra. Questa è una violazione abominevole del diritto internazionale e potrebbe costituire un crimine di guerra. Deve finire”.

Quasi un terzo degli aggrediti erano di sesso maschile, secondo i dati dell’Unicef, che ha ricevuto segnalazioni di violenze simili sui minori da tutto il Sudan. Ma, secondo l’agenzia dell’Onu, si tratta solo di una “frazione” dei casi reali perché lo stigma, la paura di rappresaglie e la mancanza di accesso alle strutture mediche limitano le denunce. Alcune delle donne sopravvissute citate dall’ultimo rapporto Unicef sulle violenze sessuali in Sudan affermano ad esempio di essere rimaste incinte a seguito di queste aggressioni e di essere state poi allontanate dai parenti, andando incontro a ulteriori difficoltà.

“La violenza sessuale diffusa in Sudan ha instillato terrore nelle persone, soprattutto nei bambini”, ha affermato Russell. “Le parti in conflitto e coloro che esercitano influenza su di loro devono fare ogni sforzo per porre fine a queste gravi violazioni contro i bambini. Queste cicatrici di guerra sono incommensurabili e durature”.

La situazione nel Paese africano però è sempre più grave. Da quando, il 15 aprile di due anni fa, è scoppiata la guerra a Khartoum tra i generali Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan e Mohamed Hamdan Dagalo (conosciuto come Hemeti), il Sudan è in preda a una catastrofe alimentare, aggravata dalle epidemie, dal sempre più precario accesso ai servizi igienico-sanitari e dalla più grave crisi di sfollati e rifugiati al mondo, arrivati a superare un totale di 12 milioni.

Quasi 25 milioni di sudanesi, metà della popolazione, è a rischio insicurezza alimentare. Oltre 12 milioni hanno dovuto abbandonare le proprie case e di questi circa 3 milioni si sono rifugiati all’estero, per lo più nei vicini Ciad e Sud Sudan. Ma le prime vittime, come sempre sono i più fragili. Almeno 19 milioni di bambini infatti non hanno più un’aula scolastica dove frequentare le lezioni e oltre 3,2 milioni di minori rischiano di soffrire di malnutrizione.

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