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Nel 2019 spesi duemila miliardi di dollari in armi da guerra in tutto il mondo, le Ong: “Dirottare 10 per cento alla Sanità”

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 28 Apr. 2020 alle 19:55 Aggiornato il 28 Apr. 2020 alle 22:38
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Spese militari 2019: duemila miliardi che le Ong chiedono di dirottare

Nel 2019 gli stati hanno speso quasi duemila miliardi di dollari in armi di guerra: lo rivelano i dati dell’Istituto Internazionale di Ricerca per la Pace di Stoccolma (Sipri), che nel suo ultimo rapporto mostra come in un anno le spese militari siano aumentate del 3,6 per cento rispetto al 2018. La cifra record è esattamente di 1.917 miliardi di dollari, ovvero 259 dollari per ogni abitante del pianeta: il più significativo aumento di fondi per la difesa dell’intero decennio. La spesa maggiore è stata degli Stati Uniti, che hanno speso 732 miliardi di dollari, ovvero il 38 per cento della spesa mondiale. Al secondo posto c’è la Cina, con 261 miliardi, seguita dall’India, dalla Russia e dall’Arabia Saudita. Cinque paesi che insieme rappresentano oltre il 60 per cento del totale. L’Italia è tra i primi 15 e al nono posto tra i Paesi esportatori.

In occasione delle Giornate globali di azione sulle spese militari, che si celebrano in questi giorni, la società civile, unita nella Global Campaign on Military Spending (Gcoms), promossa dall’International Peace Bureau (Ipb), Nobel per la pace nel 1910, chiede a gran voce di cambiare un programma di scelte politiche totalmente sbilanciate vero la guerra, e di dirottare il 10 per cento dei bilanci per gli eserciti in spese sanitarie e sociali. “I fondi così risparmiati devono essere spostati verso la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile Agenda 2030 delle Nazioni Unite. E’ una esigenza ormai imprescindibile”; ha sottolineato Lisa Clark, co-presidente internazionale di Ipb. L’appello arriva in un momento in cui il mondo sta affrontando la peggiore emergenza sanitaria dell’ultimo secolo e in cui l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), ha un bilancio biennale di circa 4,5 miliardi di dollari, poco più di 2 all’anno, costituiti per la maggior parte di “contributi volontari di Stati e privati”, come sottolineato da Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci, una rete che riunisce 49 organizzazioni della società civile impegnate sui temi della spesa pubblica e delle alternative di politica economica.

Il bilancio dell’Oms “annualmente è lo 0,11 per cento di quanto i Governi spendono per il settore militare”, fa sapere Marcon. Insieme alla Rete Italiana per il Disarmo e alla Rete della Pace In Italia, Sbilanciamoci e altre Ong italiane hanno aderito alla Gcoms, e in Italia hanno chiesto al governo una proposta concreta e fattibile: una moratoria nel 2020 per sospendere le spese per nuovi armamenti, 6 miliardi di euro, senza toccare la spesa corrente. Ad oggi in Italia, secondo la stima dell’Osservatorio Mil€x, la spesa militare prevista per il 2020 arriva a circa 26,3 miliardi di euro, con una crescita di oltre il 6 per cento (quasi un miliardo e mezzo in più) rispetto al comparabile bilancio preventivo 2019. “E questi sono solo i numeri delle previsioni di partenza – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo – perché nei bilanci consuntivi si verifica una spesa effettiva decisamente superiore. Va sottolineato poi che nella previsione per il 2020 quasi 5,9 miliardi di euro sono destinati all’acquisto di nuovi sistemi d’arma”.

“Forse non è ipotizzabile fermare programmi già finanziati con la Legge di Bilancio 2019, è invece sicuramente possibile intervenire sulle prossime decisioni di budget dello Stato. Quello che chiediamo è concretamente realizzabile: azzerare completamente per un anno i fondi per nuove armi allocati presso i ministeri della Difesa e dello Sviluppo economico e non dare avvio alla cosiddetta “Legge Terrestre” richiesta dall’Esercito. Complessivamente si tratterebbe di più di 6 miliardi di euro risparmiati”, sottolinea Vignarca.  Un piccolo segnale, intanto, è arrivato dalla maggioranza: il senatore Gianluca Ferrara del Movimento 5 stelle, in una interrogazione sottoscritta da 50 parlamentari del suo partito ha chiesto di sottrarre un miliardo di euro al programma di acquisto degli F-35  da reindirizzare alla sanità militare. Per il senatore il finanziamento costosissimo di queste armi “con capacità nucleari” sottrae risorse a settori più importanti della difesa, e per questo ha chiesto al ministro della Difesa Lorenzo Guerini una moratoria di un anno al programma F-35, “per destinare almeno un miliardo al potenziamento della sanità militare”.

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