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Che ci facciamo ancora in Iraq: tutti i soldi che l’Italia ha speso negli ultimi 16 anni per i suoi militari

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 12 Nov. 2019 alle 18:33 Aggiornato il 12 Nov. 2019 alle 19:42
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Credits: Ansa

Tutte le spese dell’Italia in Iraq per i suoi militari negli ultimi 16 anni

Sono trascorsi 16 anni dall’attentato di Nassiriya in Iraq che provocò la morte di 19 italiani tra cui 17 militari, impegnati nel’operazione “Antica Babilonia” durante la seconda Guerra del Golfo; secondo il report dell’osservatorio Milex da allora fino al 2018 le spese dell’Italia per le operazioni in Iraq ammontano a circa 2,9 miliardi.

Nel 2016 gli uomini presenti in Iraq erano 1400 per un costo di 334 milioni. Nel 2017 la presenza italiana è stata aumentata a 1500 unità e sono stati stanziati 277 milioni d euro. Nel 2018 invece c’è stata una riduzione dei costi per le missioni del 17 per cento e al momento dovrebbero essere presenti 1100 uomini. Le spese finalizzate alla cooperazione civile sono di 360 milioni di Euro, a cui si aggiunge una linea di credito d’aiuto per complessivi 400 milioni di Euro.

La storia dell’intervento italiano nel Paese ha inizio con la prima guerra del Golfo, che oppose l’Iraq ad una coalizione composta da 35 stati sotto l’egida dell’Onu e guidata dagli Stati Uniti.  L’Italia prese parte sia all’operazione in preparazione dell’attacco Onu, nota come “Desert Shield” sia alla successiva operazione “Desert Storm” con cui ebbe inizio il conflitto.

La presenza italiana in Iraq si riconferma anche con la seconda Guerra del golfo, nella missione “Antica Babilonia” iniziata nella “fase del post conflitto” a luglio del 2003, all’interno dell’operazione “Iraqi Freedom” sotto la guida statunitense, per decisione del governo Berlusconi. Il costo dell’intera operazione per l’Italia fino al 2006 fu di 1,5 miliardi di euro. La strage di Nassiriya in cui persero la vita 19 italiani avvenne a soli nove mesi di distanza dall’inizio del’intervento.

Nel 2014 con il governo di Matteo Renzi ha inizio la missione “Prima Parthica”, all’interno dell’operazione anti-daesh Inherent Resolve degli Stati Uniti, seguita dall’operazione segreta “Centuria” in cui il 10 novembre scorso sono rimasti feriti i 5 italiani impegnati nell’addestramento delle forze curde. Fino al 2017 il costo di “Prima” era di oltre 750mila euro.

L’Italia contribuisce inoltre all’operazione Nato contro daesh confermata dal vertice dell’alleanza atlantica nel luglio 2018. L’intervento per il nostro Paese nel 2018 ha avuto un costo di 1,4 milioni di euro.

La posizione attuale del governo sulle forze italiane presenti in Iraq

Dopo l’attacco ai militari italiani del 10 novembre il ministro degli esteri Di Maio ha dichiarato che “l’Italia non indietreggerà di un centimetro di fronte alla minaccia terroristica”. “Lo Stato italiano reagirà con tutta la sua forza di fronte a chi semina terrore e colpisce persone innocenti, tra cui donne e bambini”, ha aggiunto.

Della stessa idea anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il terrorismo transnazionale resta la principale minaccia per l’Italia e per tutta la Comunità Internazionale. È necessario continuare a garantire la nostra presenza nelle principali aree di instabilità e contribuire con decisione alle strategie tese a sviluppare un efficace sistema di contrasto comune al fenomeno”, ha dichiarato in un comunicato.

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