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Sedici anni dall’attentato di Nassiriya, che cosa accadde quel 12 novembre del 2003

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 12 Nov. 2019 alle 13:08 Aggiornato il 12 Nov. 2019 alle 17:57
Immagine di copertina
Credits: Ansa

Sedici anni dall’attentato di Nassiriya

Il 12 novembre del 2003 alle 10,40 locali (ore 8,40 italiane) un camion cisterna carico di esplosivo si lanciò in velocità contro l’ingresso della base “Maestrale”, in cui si trovava il reggimento Msu (Multinational Specialized Unit) dei carabinieri dell’Italian Joint Task Force, impegnata nella missione di peacekeeping “Antica Babilonia” a Nassiriya, in Iraq. L’attentato portò all’esplosione del deposito munizioni che fece ulteriormente deflagrare l’incendio.

L’attacco danneggiò anche la base vicina Libeccio, distante poche centinaia di metri. I due attentatori suicidi furono raggiunti dal carabiniere Andrea Filippa che riuscì ad evitare una tragedia ancora più grande: il piano degli attentatori infatti era quello di far esplodere il veicolo dentro la caserma.

Morirono 19 italiani (17 militari) e 9 iracheni: 28 furono le vittime in totale. Oltre ai carabinieri e ai soldati italiani, ai poliziotti iracheni e ad alcuni civili del luogo, perse la vita anche il regista Stefano Rolla, che si trovava lì per girare delle scene sulla ricostruzione della città da parte dei militari italiani. Vi furono in tutto 58 feriti.

Andrea Filippa, Massimiliano Bruno, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta, Enzo Fregosi, Daniele Ghione, Horacio Majorana, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Filippo Merlino, Alfio Ragazzi e Alfonso Trincone, Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Alessandro Carrisi, Emanuele Ferrero e Pietro Petrucci: questi i nomi dei militari uccisi a cui si aggiungono anche quello di Stefano Rolla e del suo cooperatore Marco Beci.

Il ministro della Difesa di allora Antonio Martino, paragonò l’attentato di Nassiriya all’11 settembre statunitense: “Quel cratere è il nostro Ground Zero”, disse riferendosi appunto all’enorme fossa generata dall’esplosione in quello che prima era il parcheggio antistante la base. Il 18 novembre a Roma nella Basilica di San Paolo fuori le mura furono celebrati i funerali.

La missione italiana “Antica Babilonia” era iniziata il 15 luglio 2003 all’interno dell’operazione “Iraqi freedom”, guidata dagli americani. A promuovere la partecipazione dell’Italia fu il governo del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Sui responsabili di quella strage non è ancora stata fatta chiarezza. La corte di Cassazione a settembre 2019 ha confermato la condanna per l’ex generale Bruno Stano accusato di aver sottovalutato il rischio e ora dovrà risarcire le vittime delle stragi.

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