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Guerra in Siria, Diario dal Rojava: grida di gioia e spari in aria, ma è solo un cessate il fuoco

Il racconto del conflitto dall'inviata sul campo di TPI, Benedetta Argentieri

Di Benedetta Argentieri
Pubblicato il 17 Ott. 2019 alle 21:27

Siria-Turchia: diario dalla guerra ai curdi, cosa è successo oggi – 17 ottobre

Di Benedetta Argentieri, inviata per TPI nel Rojava

QAMISHLI – Grida di gioia e spari in aria. Clacson impazziti e bambini che urlano “biji Kurdistan” Viva il Kurdistan. Sembra che la guerra sia finita, ma è solo un cessate il fuoco. A Qamishli la felicità esplode alle 20,50 ora locale quando il vicepresidente americano Mike Pence annuncia di aver trovato un’intesa con la Turchia di 120 ore per un cessate il fuoco. L’impegno è quello delle forze curde di ritirarsi dal confine dentro la Siria per almeno 32 chilometri, nell’area tra Tal Abyad e Serekanye.

Mentre scrivo non sono chiari i dettagli dell’accordo ma a guardarlo bene ha un sapore dolce amaro. Al momento nessuno sembra pensare al di là di quei cinque giorni, con effetto immediato, che daranno una tregua alla popolazione civile esausta da questi nove giorni di guerra. I curdi sparano in aria per quasi un’ora come a voler allentare la tensione di una giornata che è stata molto lunga.

Alle 15,26 ora locale due colpi di mortaio esplodono nel quartiere civile di Canal Swess. In pochi minuti si scatena il panico. Centinaia di famiglie si mettono in macchina per scappare verso est, al confine con l’Iraq. Nemmeno il tempo per fare una borsa e il checkpoint diventa un imbuto. Nessuno riesce a passare. L’attacco è arrivato dopo tre giorni di tregua. Le Forze Democratiche Siriane hanno risposto colpendo dalla parte opposta una stazione di polizia a Nuseibin, la città dalla parte opposta del confine. La colonna di fumo nero è ben visibile. Ma intanto la gente è stravolta, stanca. Non ce la fa più a continuare a vivere in guerra.

siria turchia
I punti dell’accordo Usa-Turchia

In questi sette anni di autogoverno i curdi hanno affrontato le battaglie più difficili inclusa quella contro lo Stato Islamico, ufficialmente vinta il 28 marzo scorso, ma ancora molto presente a causa delle cellule dormienti e i continui attacchi terroristici. Da nove giorni la Turchia ha attaccato il nord-est della Siria con la scusa di voler mettere in sicurezza il proprio confine quando in realtà vorrebbe ridisegnare la mappa dei suoi confini e spazzare via l’amministrazione autonoma curda che da sette anni sta costruendo un’alternativa democratica in un paese martoriato dalla guerra civile. Quaranta minuti dopo l’annuncio di Pence il portavoce dell’amministrazione autonoma Aldar Khalil rifiuta l’accordo. “Lo abbiamo già detto, l’idea che la Turchia entri per 30 chilometri è rifiutata”.

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