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L’intervista di TPI alla deputata Pd Lia Quartapelle: “Chiederemo il ritiro del contingente Nato dalla Turchia, ma siamo aperti al suo ingresso nell’Unione europea”

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 17 Ott. 2019 alle 06:28 Aggiornato il 15 Nov. 2019 alle 15:24
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Immagine di copertina
La deputata del Pd Lia Quartapelle

Intervista a Lia Quartapelle (Pd): “Chiediamo il ritiro del contingente Nato dalla Turchia”

La deputata del Pd Lia Quartapelle da anni si batte per i diritti umani e negli ultimi giorni è stata in prima fila nella battaglia per chiedere lo stop all’export delle armi verso la Turchia, che dal 9 ottobre porta avanti una violenta offensiva contro i curdi in Siria. La giovane trentasettenne, ex renziana, è stata una delle prime a sollevare il problema del contingente Nato italiano tuttora presente in Turchia “per difendere” Ankara “dagli eventuali lanci di missili da parte della Siria” all’interno dell’operazione “Active Fence” a cui sta partecipando anche la Spagna.

Quartapelle insieme ad altri parlamentari di Leu, Pd, Italia Viva e M5S il 16 ottobre ha presentato una risoluzione alla Commissione Affari Esteri che è stata approvata dalla maggioranza e che impegna il governo “a promuovere in sede Nato l’immediato avvio di una riflessione complessiva su una sospensione dell’Operazione Active Fence valutando la possibilità di anticipare le procedure di dismissione operativa della batteria italiana”.

Come, infatti, ampiamente documentato da TPI in un articolo del 14 ottobre al momento nella base militare di “Gazi Kislaşi” di Kahramanmaraş, in territorio turco, sono presenti 130 soldati italiani e 25 mezzi terrestri che includono batterie di missili SAMP-T terra aria per fare da scudo protettivo a “eventuali lanci di missili dalla Siria”. Il costo stimato della missione peri il 2019 è di 12.756.907 milioni di euro, mentre nel 2018 era pari a 8.438.295 milioni di euro. L’operazione a maggio è stata approvata e rinnovata dal consiglio dei Ministri per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2019 e andrà avanti ancora alcuni mesi. Dal 2012 ad oggi vi hanno partecipato a rotazione 5 partner Nato: Italia Spagna, Olanda, Germania e Stati Uniti.

“L’Italia, da alleato, ha condiviso la responsabilità in sede Nato di contribuire a proteggere il confine fra Siria e Turchia con l’operazione Active Fence. Questo accadeva quando in Siria infiammava la guerra civile e c’era un forte rischio di infiltrazioni terroristiche. Ora la Turchia ha deciso in modo unilaterale e senza nessuna azione ostile da parte curda di attaccare e invadere la regione di Ras al-Ain. L’iniziativa turca oggi cambia totalmente lo scenario in cui ci troviamo ad agire e ritengo che la missione Nato in cui il nostro Paese è impegnato, proprio in considerazione della situazione attuale, debba essere immediatamente sospesa”, ha denunciato Quartapelle durante l’audizione in commissione Esteri alla Camera dell’11 ottobre.

Per questa stessa ragione la sospensione dell’operazione è stata richiesta anche da diversi parlamentari di M5S, Pd e Lega durante l’informativa del ministro Di Maio alla Camera del 15 ottobre scorso.

Quartapelle: la richiesta del ritiro del contingente Nato italiano dalla Turchia

Secondo Quartapelle è necessaria “una discussione con i partner Nato in merito al ritiro immediato del contingente”. L’Italia potrebbe anche decidere unilateralmente di fermare la propria partecipazione alla missione, ma secondo la deputata “non avrebbe senso perché senza un accordo di tutti i Paesi, i soldati italiani sarebbero ben presto sostituiti da quelli di un altro Stato membro”.

La presenza dei soldati è prevista fino a fine dicembre ma Quartapelle ritiene che ci siano già le condizioni per un ritiro immediato. La risoluzione approvata su iniziativa della giovane deputata democratica, impegna il governo a discutere della questione con gli altri membri dell’alleanza atlantica e la prima occasione utile potrebbe essere il consiglio ministeriale della Nato che si terrà il prossimo 24 ottobre, a cui prenderà parte anche il ministro della Difesa Guerini.

Il problema è che tra i partner Nato che dovrebbero approvare la proposta del ritiro c’è la stessa Turchia, difficilmente dunque potrebbe esserci un consenso unanime su questa decisione.

Quartapelle non pensa a un’espulsione della Nato dalla Turchia o a un’interruzione del processo di integrazione del Paese all’interno dell’Unione europea, ma auspica piuttosto uno stop della cooperazione in alcuni settori come quello militare: “Esiste la possibilità di sanzioni di carattere militare e si possono sospendere parti di cooperazione come le missioni”, dichiara.

L’ambivalenza della Nato

Al contempo riconosce la difficoltà di un simile accordo e le forti tensioni che si stanno verificando in questo momento all’interno della Nato: “Non è mai accaduto che in ambito Nato ci sia stata una divergenza così forte tra i paesi membri, la Turchia ha creato una spaccatura”. Il presidente turco Erdogan, insomma, sta mettendo la Nato in una posizione imbarazzante: una condanna esplicita della Turchia porterebbe all’allontanamento del Paese con il secondo esercito più forte dell’alleanza, dopo gli Stati Uniti.

Quartapelle afferma di non condividere la posizione del segretario generale della Nato Jean Stoltenberg che l’11 ottobre ha incontrato il presidente Erdogan e il ministro degli Esteri Çavuşoğlu, utilizzando toni estremamente concilianti nei confronti di Ankara. Stoltenberg ha infatti riconosciuto alla Turchia “legittime preoccupazioni di sicurezza” e ha chiesto di agire con “moderazione”.

Infine ha ricordato come la Nato abbia investito “oltre 5 miliardi di dollari nel sostegno militare alla Turchia, con tanto di infrastrutture, basi navali e radar che hanno confermato il forte impegno dell’Alleanza per la sicurezza del Paese”. Un piano di investimenti in cui è stata coinvolta anche l’Italia.

“Non condivido l’atteggiamento di Stoltenberg e penso che sia segno del fatto che la Turchia è comunque un Paese che si trova dentro l’alleanza”, ha dichiarato Quartapelle.

L’ingresso della Turchia in Europa

Sulla questione della possibilità di un ingresso della Turchia all’interno dell’Unione europea la deputata sembra più ottimista: “La posizione della maggioranza del Pd è che il processo di avvicinamento di Ankara all’Unione europea debba andare avanti. All’interno della Turchia esiste una forte opposizione filo-europea con cui dobbiamo mantenere il dialogo. La Turchia non è Erdogan”, ha concluso.

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