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La guerra della Turchia contro i curdi in Siria: tutta la storia in versione breve, media e lunga

Di Laura Melissari
Pubblicato il 16 Ott. 2019 alle 13:08 Aggiornato il 18 Nov. 2019 alle 18:59
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Immagine di copertina

Guerra Turchia Siria | Perché la Turchia ha attaccato la Siria: tutta la storia in 100, 300 e 900 parole

Da una settimana va avanti l’offensiva militare della Turchia contro i curdi nel Rojava, nella Siria nord-orientale e in tanti si chiedono perché la Turchia abbia attaccato la Siria.

Il 9 ottobre 2019 Ankara ha avviato l’operazione “Fonte di Pace”, che ha l’obiettivo di neutralizzare le forze curde delle Unità di protezione del Popolo (Ypg) e l’alleanza curdo-araba delle Forze Democratiche Siriane (Sdf) attiva nelle regioni nordorientali della Siria.

Il 6 ottobre gli Stati Uniti avevano annunciato il parziale ritiro delle forze stanziate nella Siria nordorientale in vista dell’offensiva turca contro le forze curde delle Unità di protezione del Popolo (Ypg).

Ma perché la Turchia ha attaccato i curdi in Siria? E perché proprio adesso? Cosa sta succedendo? Quali sono i motivi della guerra della Turchia in Siria? E quali sono le forze in campo? Come nel format utilizzato dalla BBC, TPI lo ha spiegato in 100, 300 e 900 parole:

La storia in 100 parole

La Turchia ha attaccato i curdi in Siria, che negli ultimi anni erano alleati e godevano della protezione degli Stati Uniti. I curdi sono stati fondamentali per battere l’Isis nella regione. Ankara considera però le milizie curde dell’Unità di protezione popolare (Ypg) un’organizzazione terroristica, al pari del gruppo ribelle curdo attivo in Turchia, il Pkk, il partito curdo dei lavoratori, che combatte per l’autonomia della minoranza curda da oltre 30 anni.

L’obiettivo di Ankara è stabilire una zona cuscinetto, una safe zone profonda circa 30 chilometri lungo il confine tra Siria e Turchia libera dai combattenti curdi. Il piano prevede di reinsediare in quell’area circa due milioni di siriani che vivono in Turchia, in fuga dalla guerra civile che va avanti da ormai 8 anni.

L’offensiva della Turchia ha avuto inizio il 9 ottobre 2019, dopo che le truppe statunitensi, alleate dei curdi in chiave anti-Isis, si sono ritirate dalla zona di confine.

A pochi giorni dall’inizio dell’operazione “Fonte di pace”, i curdi “abbandonati” dagli Stati Uniti hanno trovato un’alleanza con il regime siriano guidato da Bashar al Assad, nemico degli Usa.

Perché la Turchia ha attaccato la Siria | La storia in 300 parole

Le milizie curde delle Ypg guidano un’alleanza chiamata Syrian Democratic Forces (SDF), protagonista della lotta, e della vittoria, contro l’Isis negli ultimi anni, e sostenuta da una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, e di cui ha fatto parte la stessa Turchia.

Quando gli Stati Uniti hanno dichiarato la sconfitta militare dell’Isis in Siria a marzo 2019, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha spinto il presidente Donald Trump a creare una “zona sicura” nel nord-est della Siria, liberandola dalle milizie curde. L’accordo è stato trovato nell’agosto 2019. Il presidente della Turchia ha affermato che il suo obiettivo è “distruggere il corridoio terroristico formato sul nostro confine meridionale”.

A ottobre 2019 le truppe statunitensi si sono ritirate dal confine dopo che Erdogan ha detto a Trump che la Turchia era pronta ad avviare un’operazione per istituire una “zona sicura”.

La decisione degli Stati Uniti, che di fatto ha lasciato il via libera a Erdogan per attaccare i curdi, è stata vista come una “pugnalata alle spalle” dai curdi.

Il 9 ottobre, truppe turche e ribelli siriani alleati legati a organizzazioni jihadiste, hanno lanciato un attacco di terra sul territorio controllato dalle SDF. Erdogan ha dichiarato di voler “neutralizzare le minacce terroristiche contro la Turchia” e facilitare il ritorno dei rifugiati siriani.

Quattro giorni dopo, con le forze a guida turca che guadagnano terreno e il bilancio delle vittime che sale precipitosamente, gli Stati Uniti hanno annunciato un completo ritiro dalla Siria settentrionale. La SDF si è dunque rivolta al governo siriano per chiedere aiuto e ha raggiunto un accordo con l’esercito siriano che si schiera lungo il confine per contrastare l’offensiva turca.

La storia in 900 parole

Perché la Turchia è così spaventata dai curdi siriani e perché ha attaccato i curdi proprio ora?

La Turchia di Erdogan si sente minacciata dalle Unità di protezione popolare (YPG), l’ala militare del Partito dell’Unione Democratica Curda (PYD), strettamente legata ai curdi del Pkk, il partito curdo dei lavoratori che da 30 anni in Turchia chiede l’autonomia della minoranza curda. Ankara considera organizzazioni terroristiche sia le Ypg che il Pkk.

La Turchia ha fatto parte della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti in chiave anti-Isis, ma non ha mai appoggiato il sostegno che gli Stati Uniti hanno dato alle Sdf.

Nel gennaio 2018 le truppe turche e i ribelli siriani alleati hanno lanciato una grossa operazione per espellere i combattenti curdi da Afrin. In quell’occasione circa 300 civili furono uccisi nei combattimenti.

Anche in quel caso l’obiettivo di Ankara era quello di stabilire una “zona sicura” di 30 chilometri al confine tra Turchia e Siria.

La decisione del governo turco di invadere il nord della Siria è stata accelerata dalle dichiarazioni di Washington, secondo cui sarebbe necessario creare nel nord della Siria una forza di sicurezza arabo-curda a presidio permanente dell’area, al fine di evitare il ritorno dello Stato Islamico. Un fatto che Ankara intende scongiurare a ogni costo.

Guerra Turchia-Siria | In cosa consiste la zona cuscinetto che Erdogan vuole creare al confine tra Siria e Turchia?

Erdogan vuole istituire una safe zone larga almeno 30 chilometri lungo il confine tra Siria e Turchia, libera dal controllo curdo e dove ricollocare i rifugiati siriani che negli 8 anni di guerra civile sono scappati in Turchia.

Per capire perché la Turchia ha attaccato la Siria si deve tenere in considerazione il fatto che dopo la sconfitta dell’Isis in Siria, annunciata ufficialmente nel marzo 2019, gli Stati Uniti hanno detto che avrebbero ritirato le truppe Usa a sostegno delle Sdf, circa 2mila in tutto.

La decisione di Trump era stata contestata sia dagli alleati internazionali che da altri membri del partito Repubblicano, poiché si temeva che senza la protezione americana i curdi si sarebbero trovati in pericolo.

Il 7 agosto 2019 Usa e Turchia hanno trovato l’accordo per istituire la zona cuscinetto al confine con la Siria, che prevedeva il ritiro dei curdi dal confine, e la protezione degli stessi da parte di Washington. L’YPG ha iniziato poco dopo a smantellare le fortificazioni di confine.

Il ritiro delle truppe Usa è stato ritardato fino a ottobre 2019, quando il presidente Erdogan ha fatto precipitare gli eventi, annunciando l’operazione militare “Fonte di pace”.

Trump ha detto che le truppe Usa non si sarebbero impegnate in un conflitto. “Le forze statunitensi non sosterranno né saranno coinvolte nell’operazione e le truppe Usa, che hanno sconfitto il califfato territoriale dello Stato islamico, non saranno più nelle immediate vicinanze”, ha affermato la Casa Bianca il 7 ottobre, a poche ore dall’avvio dell’offensiva di Ankara.

Le operazioni turche contro i curdi e le Sdf ha avuto l’effetto di far fuggire centinaia di miliziani dell’Isis e i loro familiari che erano prigionieri nelle carceri dell’Unità di protezione del popolo curdo (Ypg). Si stima che i prigionieri in tutto siano almeno 12mila.

Perché la Turchia ha invaso la Siria | Che cosa sono le Unità di protezione popolare (Ypg) e cosa le Syrian democratic force

L’Ypg è la milizia principale di un’alleanza di milizie curde e arabe denominate Syrian Democratic Forces (Sdf). Con l’aiuto dei raid aerei della coalizione internazionale a guida Usa, le Sdf hanno combattuto e sconfitto l’Isis, riconquistando gran parte del territorio della Siria nord orientale. Le Sdf hanno combattuto contro l’Isis ma non sono mai state alleate di Bashar al Assad.

L’Sdf ha istituito un’amministrazione autonoma per governare la regione della Siria nordorientale, che ospita oltre due milioni di persone e che ha chiesto il riconoscimento dell’autonomia curda. L’Sdf è composta da 70mila soldati che hanno combattuto contro l’estremismo jihadista.

Chi sono i curdi e cosa vogliono ottenere?

I curdi hanno combattuto e sconfitto l’Isis in Siria. I curdi sono un gruppo etnico che vive prevalentemente in un territorio noto come Kurdistan, che comprende la Turchia sud-orientale, l’Iran nord-occidentale, l’Iraq settentrionale e la Siria settentrionale, l’Armenia e l’Azerbaigian. Comunità curde vivono anche nella Turchia occidentale e in Europa, in particolare in Germania e nei paesi scandinavi. Si stima che i curdi nel mondo siano tra i 30 e i 45 milioni di individui. Si tratta di uno dei maggiori gruppi etnici privi di uno stato nazionale. In Medio oriente si tratta comunque del quarto gruppo etnico per grandezza dopo arabi, persiani e turchi. Ankara ha sempre visto i curdi, in particolare negli ultimi anni, come una minaccia alla propria sicurezza nazionale.

“I terroristi jihadisti dello Stato Islamico sono arrivati ​​in Siria da tutto il mondo. Hanno occupato le nostre terre, saccheggiato i nostri villaggi, ucciso i nostri bambini e ridotto in schiavitù le nostre donne”, ha spiegato il comandante in capo delle Sdf, le milizie filo curde, in un intervento all’autorevole rivista statunitense Foreign Policy, dopo l’attacco della Turchia.

Il militare ha spiegato il motivo dell’alleanza dei curdi con la Russia di Putin e con il presidente della Siria Assad con delle parole che hanno fatto il giro del mondo: “Tra genocidio e compromesso scegliamo la nostra gente”.

“Il mondo ha sentito parlare per la prima volta di noi, le Sdf, le milizie filo curde, nel caos della guerra civile in Siria”, spiega il militare.

I curdi in Siria hanno uno specifico obiettivo, oltre che una visione politica di stato ben chiara: “Abbiamo sconfitto Al Qaeda, sradicato lo Stato Islamico e, allo stesso tempo, abbiamo costruito un sistema di buon governo. Abbiamo fornito servizi attraverso le autorità governative locali per arabi, curdi e cristiani siriaci. Abbiamo chiesto un’identità nazionale siriana pluralistica che sia inclusiva per tutti. Questa è la nostra visione per il futuro politico della Siria: federalismo decentralizzato, con libertà religiosa e rispetto delle differenze reciproche”.

“Le forze che comando sono ora dedicate alla protezione di un terzo della Siria contro un’invasione della Turchia e dei suoi mercenari jihadisti. L’area della Siria che difendiamo è stata un rifugio sicuro per le persone sopravvissute ai genocidi e alle pulizie etniche commesse dalla Turchia contro i curdi, i siriaci, gli assiri e gli armeni negli ultimi due secoli”, ha proseguito il capo delle Sdf.

Qui una serie di link utili sull’offensiva militare di Ankara e sul perché la Turchia ha attaccato la Siria:

Per capire cosa sta succedendo in Siria bisogna tornare indietro di 70 anni

Altro che difendere i curdi, Putin vuole prendersi il Medio Oriente (di Giulio Gambino)

Chi sono i jihadisti vicini ad al Qaeda chiamati da Erdogan a combattere contro i curdi al fianco della Turchia

Chi sono i curdi e perché non sono mai riusciti ad avere uno loro Stato

Turchia contro i curdi in Siria, attenti a quei due: Erdogan e Trump cosa vogliono? Tutto sul loro rapporto

La Turchia invade la Siria: chi sta con chi e cosa sta succedendo nello scenario internazionale

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Perché la Turchia invade la Siria proprio adesso

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