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Siria, la comandante curda delle YPJ: “Proteggeremo la nostra terra, ma abbiamo bisogno dell’aiuto della comunità internazionale” | VIDEO

Dalbr Jomma Issa, comandante delle YPJ, spiega la situazione al confine tra Siria e Turchia e rivolge un appello alla comunità internazionale

Siria, la comandante curda delle YPJ: “Proteggeremo la nostra terra, ma abbiamo bisogno dell’aiuto della comunità internazionale”

“Non sappiamo per quanto tempo ancora riusciremo a controllare gli oltre 12mila terroristi dell’Isis nostri prigionieri”. All’indomani dell’inizio dell’offensiva della Turchia nel nord della Siria, la comandante curda delle YPJ (Unità di Protezione delle Donne) Dalbr Jomma Issa spiega la situazione in corso nella sua regione durante una conferenza stampa presso la Camera dei deputati, insieme ad Ahmad Yousef, membro del consiglio esecutivo della federazione della Siria del Nord e Anwar Muslem, ex sindaco di Kobane.

I curdi, arrivati in Italia per una conferenza sul confederalismo democratico e poi raggiunti dalla notizia dell’attacco turco, hanno rivolto un appello alla comunità internazionale – Europa e Italia incluse – a intervenire per fermare l’avanzata della Turchia nella regione settentrionale della Siria, dove pochi mesi fa la comunità curda ha sconfitto i terroristi dell’Isis con il supporto della coalizione internazionale.

Il messaggio della comandante curda è chiaro: l’attacco della Turchia può di destabilizzare una zona già problematica del Medio Oriente, con delle conseguenze che non colpiranno solo la Federazione curda, ma anche l’Occidente. Da una parte, infatti, c’è il rischio che i 12mila jihadisti prigionieri dei curdi, tra cui 2mila foreign fighters (appartenenti a 52 paesi), ritornino in libertà. Dall’altra anche la certezza di un’intensificazione dei flussi migratori.

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“I bombardamenti non sono solo opera dello stato turco”, spiega Ahmad Yousef, membro del consiglio esecutivo della federazione della Siria del Nord. “La Turchia ha portato con sé quasi 11mila jihadisti di Daesh, Al Nusra e dei Fratelli Musulmani, che insieme vogliono attraversare il Rojava, prendersi una rivincita sui curdi”.

“Se continueranno questi attacchi la popolazione inizierà a scappare”, prosegue Yousef. “Quando i jihadisti entrano in una città, specialmente se curda, iniziano a compiere un genocidio, come è successo ad Afrin. Erano quasi 700mila persone, hanno ucciso civili e per questo gran parte della popolazione è scappata, mentre chi è rimasto è stato vittima di rapimenti e violenze”.

“La domanda che poniamo alla comunità internazionale ora è questa: abbiamo sconfitto insieme l’Isis, voi siete con noi o con i jihadisti?”, si chiede Yousef.

Parla la comandante curda delle YPJ

“Per loro non importa se le persone siano civili o militari, uccidono tutti”, dice la comandante curda delle YPJ Dalbr Jomma Issa, stringendo tra le mani un telefono con le foto di vittime dei bombardamenti turchi.

“Quando qualche paese attacca la nostra terra siamo costretti a difenderci”, prosegue la comandante curda. “Come YPJ, YPG e Forze democratiche siriane abbiamo preparato tutte le nostre forze sul confine e non lasceremo che la Turchia entri in Rojava”.

“Ci sono state tante dichiarazioni da diversi paesi, ma questo non basta. Per questo invitiamo questi paesi a prendendere una nuova posizione per fermare la Turchia, non solo per condannarla, e per creare una zona cuscinetto nel nord della Siria”, aggiunge.

“Come mai un paese membro della Nato e con jihadisti può attaccare i civili, una coalizione che ha lottato contro lo Stato Islamico?”, si chiede. “Una domanda molto importante per il mondo nel XXI secolo”.

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