Il piccolo paese italiano che difende i curdi e sfida Erdogan

Il ministero degli Esteri turco definisce "inaccettabile qualsiasi iniziativa di legittimazione del capo del Pkk"

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 9 Ott. 2019 alle 13:04
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Berceto, cittadinanza onoraria al leader curdo Ocalan: l’ira di Erdogan

Berceto ha concesso la cittadinanza onoraria a Ocalan: Erdogan su tutte le furie. Succede che in un piccolo paesino emiliano di 2mila anime si faccia ancora la rivoluzione. Una rivoluzione piccola ma a quanto pare efficace, tanto da infastidire il gigante turco Tayyip Erdogan, presidente della Turchia.

Il Comune di Berceto ha infatti conferito la cittadinanza onoraria a Abdullah Ocalan, fondatore e capo del partito dei lavoratori del Kurdistan e detenuto da anni nell’isola prigione turca di Imrali.

L’operazione non è piaicuta al presidente turco Erdogan che ha convocato al Ministero degli Esteri turco l’ambasciatore italiano in Turchia Massimo Gaiani.

Il Ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha espresso disappunto per l’iniziativa: già negli scorsi anni, quando la cittadinanza onoraria a Ocalan era stata concessa da altri Comuni, il Ministro aveva “storto il naso” ma non era mai arrivato alla convocazione dell’ambasciatore.

Il primo cittadino di Berceto, Luigi Lucchi, è stato riconfermato alla guida del piccolo comune  sull’appennino Tosco Emiliano, quest’anno alla guida della lista “Idee e Tenacia”.

 “Mi rattrista che nel 2019 – ha detto – non si possa intraprendere un’iniziativa a favore di una persona in isolamento da circa 20 anni. Abbiamo conferito la cittadinanza a Ocalan anche con il contributo del professor Franco Cardini che non penso sia un noto bolscevico”, ha commentato all’Agi.

“Considerando la levatura e il peso internazionale che mi attribuisce il Presidente della Turchia Erdogan spero d’avere ascolto anche presso il mio Ministro degli Esteri Italiano Luigi Di Maio, la mia Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il mio Presidente del Parlamento Europeo ‎David Sassoli. Servirebbe, a mio avviso, ritornare agli ideali di libertà e democrazia su cui poggiava l’Europa dopo la seconda guerra mondiale. Servirebbe anche un sano pragmatismo e impedire la pugnalata alle spalle al Popolo Curdo dopo che ce ne siamo serviti, come Occidentali, per sconfiggere il Califfato, l’Isis”, commenta il sindaco di Berceto Luigi Lucchi.

“Resta la curiosità di sapere perché Berceto ha dato fastidio mentre Reggio Emilia, Napoli e decine di città e comuni che ci hanno preceduto no. Potrei pensare che le motivazioni della cittadinanza onoraria a Ocalan e alla Nazione Curda, sono state argomentate, in Consiglio Comunale, dal Prof. Franco Cardini, storico di fama mondiale e quindi che gli intellettuali, le menti libere, in questi anni di dominio dei mediocri, suscitano fastidio vero”, ha concluso.

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Chi è Abdullah Ocalan

Il 12 novembre 1998, il leader del Pkk, Abdullah Ocalan, giunse in Italia accompagnato dal deputato di Rifondazione Comunista Ramon Mantovani.

La notizia del suo arrivo suscitò grande interesse nei curdi presenti in Italia. Alcune persone cominciarono a stazionare nella piazza antistante il Celio, dove era ricoverato il leader curdo.

Il numero dei manifestanti fu sempre più alto.

La presenza di Ocalan divenne però un peso per l’esecutivo guidato all’epoca da Massimo D’Alema. La Turchia richiese immediatamente l’estradizione di Ocalan. Non vedeva l’ora di acciuffare il suo acerrimo nemico.

Ocalan si consegnò spontaneamente alla polizia chiedendo asilo politico. Turchia e Stati Uniti esercitarono delle forti pressioni affinché gli venisse negato. La Turchia godeva di un’importanza strategica fondamentale: candidata ad entrare in Europa, rappresentava anche una testa di ponte militare proiettata verso l’area calda del Medio Oriente e verso i territori dell’ex Unione Sovietica.

Dalla base turca di Incirlik erano decollate numerose missioni alleate durante la Guerra del Golfo. Inoltre, un diniego alle richieste di Ankara avrebbe compromesso le numerose commesse delle aziende italiane operanti in Turchia.

D’altra parte, l’Italia non poteva concedere l’estradizione di un imputato a favore di uno Stato nel quale vigesse ancora la pena di morte.

Una situazione complessa che non trovò soluzione e venne gestita in modo imbarazzante dal premier D’Alema. Nonostante le smentite ufficiali, fu rappresentato ad Ocalan che la sua presenza non era gradita perché stava creando notevole imbarazzo a livello diplomatico.

Dopo 65 giorni trascorsi in Italia, il 16 gennaio 1999 Abdullah Ocalan se ne andò diretto a Nairobi.

Il 15 febbraio 1999 il leader curdo fu catturato dai servizi segreti turchi mentre si dirigeva all’aeroporto di Nairobi scortato solo da alcuni agenti greci. Giunto in Turchia, fu rinchiuso nel carcere di massima sicurezza dell’isola di Imrali.

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