Ragazzo di 24 anni muore per una trombosi durante il lockdown: trascorreva ore davanti ai videogiochi

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 2 Lug. 2020 alle 13:27
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Immagine di copertina
Louis O'Neill (a destra) con il padre (Credits: Facebook)

Ragazzo di 24 anni morto di trombosi in lockdown: per ore sui videogiochi

Per combattere la noia durante il lockdown imposto a causa del Coronavirus, trascorreva ore e ore davanti ai videogiochi, ma non si è accorto di avere una trombosi venosa, probabilmente causata dal poco movimento: così è morto un ragazzo di 24 anni nel Regno Unito, mentre era in casa con i genitori. A raccontare la storia del giovane Louis O’Neill è il padre, il 56enne Stanley Greening, che dopo la prima fase di shock ha deciso di impegnarsi per una campagna di informazione a favore dello sport e del movimento, essenziali soprattutto per chi sta seduto per ore.

“Quella di mio figlio è una delle tante morti nascoste di questo lockdown – ha dichiarato l’uomo ai giornali britannici – e quello che fa più male è che era una cosa prevedibile”. Il ragazzo, sebbene fosse sano e in forma (allenava anche una piccola squadra di calcio locale), era chiuso in casa da diverso tempo dopo essere stato licenziato dal lavoro. Abbattuto, Louis si era rifugiato nei videogame. A volte passava al computer notti intere: “Le ore volano – ha raccontato il padre – quando vengono assorbite dallo schermo. L’ho visto innumerevoli volte anche su me stesso. Lo avevo spinto a uscire per andare a fare la spesa vendendolo molto giù, ma mai avrei pensato a un coagulo di sangue”.

Durante uno degli ultimi rimproveri, il 24enne si era risentito e il genitore allora aveva lasciato perdere. Poi, due settimane prima della morte, Louis ha detto ai genitori di non sentirsi bene. Inizialmente avevano pensato a un’intossicazione alimentare, ma le condizioni del ragazzo sono peggiorate. Louis accusava un forte dolore a una gamba, ma nessuno di loro ha pensato a una trombosi. Fino a quando, lo scorso 3 giugno, i genitori hanno trovato il figlio riverso a terra. Per lui era già troppo tardi. “Come molti – ha aggiunto il padre a proposito della trombosi del figlio – lo associo agli anziani e a qualcosa di cui siamo avvertiti sugli aerei. Se qualcuno di noi avesse saputo del rischio avremmo potuto salvarlo, ora continuerò a diffondere questo avvertimento a suo nome”.

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