Esclusivo TPI – Droga, l’Europol contro le Polizie nazionali: “Durante il lockdown troppi agenti impegnati a controllare strade vuote a scapito dell’intelligence”

COVID E COCAINA: INCHIESTA A PUNTATE, TERZA PARTE - L'allarme in un rapporto dell'Europol: "Attenzione spostata sull'ordine pubblico, ridotta la disponibilità di personale per svolgere attività investigative. Ridotti del 30% i messaggi tra gli Stati membri". Così, durante la pandemia il traffico di droga via mare è aumentato

Di Elia Cavarzan
Pubblicato il 1 Lug. 2020 alle 17:08 Aggiornato il 2 Lug. 2020 alle 12:18
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Immagine di copertina

Covid e cocaina: puntata III, Europol contro le Polizie nazionali

È troppo presto per descrivere con precisione chirurgica l’impatto sulla spesa pubblica degli Stati europei dovuto all’aumento degli arrivi di cocaina via mare durante l’emergenza Covid. I porti del Vecchio Continente sono sempre rimasti aperti e la criminalità organizzata ha approfittato del lockdown per incrementare l’attività illecita (Europol, Emcdda, maggio 2020). Da ovunque la si prenda ci sarà bisogno di risorse statali per far fronte, ad esempio, all’abuso delle sostanze, per contrastare l’attività criminale internazionale che ne consegue, per avversare il riciclaggio di denaro sporco e per lenire la corruzione a tutti i livelli. In termini di contrasto alla droga, tuttavia, la coordinazione dell’intelligence europea ha riscontrato alcuni disagi durante la pandemia da Coronavirus.

L’allarme dell’Europol

È una postilla che si trova alla voce “Law enforcement responses” del report Europol-Emcdda di fine maggio. Nel documento si legge che parte delle forze di polizia europee sono state impiegate nella gestione dell’ordine pubblico nella fase di quarantena, sottraendo organico alle operazioni di intelligence. Testualmente: “Un parziale spostamento dell’attenzione operativa della polizia verso le questioni di ordine pubblico ha temporaneamente ridotto la disponibilità di personale per svolgere attività investigative e di intelligence su gruppi della criminalità organizzata coinvolti in molteplici attività illecite”.

Nonostante ciò, Europol e Emcdda (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction) assicurano che i leader delle principali e più pericolose organizzazioni criminali sono sempre rimasti monitorati e considerati un target prioritario. Ma, nello stesso paragrafo, si evince un’altra interessante osservazione: nel corso delle prime settimane di marzo, Europol ha riscontrato una riduzione del 30% del traffico di massaggi provenienti dagli Stati membri ai fini coordinativi delle operazioni di intelligence. Si legge: “Europol ha notato una diminuzione del 30% del numero di messaggi scambiati tra gli Stati membri e l’agenzia durante le prime settimane di marzo (…) è diminuito anche il numero di messaggi relativi alle attività di traffico di droga. Tuttavia, le indagini sulle reti criminali coinvolte nel traffico di droga sono proseguite per tutto questo periodo”.

Nel tumulto della prima fase di lockdown sembra dunque essere mancato un 30% della consueta coordinazione internazionale di contrasto all’attività criminale legata al traffico di droga. Resta da chiedersi se il largo impiego delle forze di polizia negli Stati membri dell’Unione per le operazioni di controllo delle strade abbia in qualche modo influito sulla capacità operativa dei nuclei d’intelligence internazionali occupati nel contrasto delle attività criminali legate al traffico di cocaina.

La guerra internazionale tra gang rivali

Alexis Goosdeel, direttore dell’Emcdda, commenta così le tendenze elaborate dalla sua agenzia a fine maggio: “Nel periodo post-pandemico sarà probabile assistere ad una rinnovata concorrenza e violenza tra gang associate al traffico di droga. Anticipando questi sviluppi ora, saremo pronti a rispondere in modo rapido ed efficace alle nuove sfide che probabilmente dovremo affrontare”.

Tra le più sanguinolente guerre tra gang esplose negli ultimi anni, si ricorda quella del 2012 quando i Turtles, una gang olandese, rubarono un carico di cocaina dal valore di 15 milioni di euro destinata al mercato londinese. La guerra era iniziata alle prime luci dell’alba con il ritrovamento del corpo bruciato e decapitato di Nabil Amzieb, giovane marocchino di 23 anni affiliato ai Turtels, tra le strade affollate del centro di Amsterdam. La stagione di violenze registrò 16 vittime.

Quando una gang rivale combatte un’altra gang, l’arena di battaglia diventa l’intera Europa, l’intero mondo. Nel 2012 furono coinvolti il Belgio, l’Olanda, la Spagna, il Cile e l’Irlanda. Il mandante dell’assassinio di Nabil fu arrestato in un hotel nel 2017 a Santiago del Cile dopo esservi arrivato con un volo da Dubai: era Richard Eduardo Riquelme Vega, braccio destro di Naoufal Fassih, arrestato nel 2016 a Dublino, pezzo grosso della Kinahan gang.

Dalla droga al terrorismo

Questi nomi, queste persone, queste dinamiche, queste gang e altre ancora potrebbero diventare le protagoniste di una nuova stagione di rinnovata violenza durante la fase 2 e 3 di de-confinamento dei Paesi europei. L’impatto del mercato della droga è collegato a tutta una serie di conseguenze che a cerchi concentrici raggiungono punti e campi totalmente differenti tra di loro. Manuale alla mano, è giusto ricordarli tutti: alimentano attività criminali ad alto potenziale di minaccia pubblica come il terrorismo, il traffico umano e lo sfruttamento degli immigrati non regolarizzati per la vendita al dettaglio, le violenze tra gang, l’aumento degli omicidi, il riciclaggio di denaro e la corruzione negli ambienti di lavoro, la corruzione dei pubblici ufficiali, l’aumento della spesa pubblica, l’impatto negativo sullo sviluppo di un Paese e sulla sua governance (Europol e Mcdaa, 2019).

Prendiamo ad esempio il terrorismo internazionale. Andando nel dettaglio, basterà nominare l’analisi condotta nel 2018 dalla Financial Action Task Force (FATF), un organismo intergovernativo che ha per scopo l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali di origine illecita, dove sono emerse alcune correlazioni tra i trafficanti di droga e i meccanismi di reclutamento e finanziamento del terrorismo internazionale.

In questi termini, nel 2018 la DEA (Drug Enforcement Administration corpo di polizia degli States) in collaborazione con la polizia croata tagliò la testa ad una trattativa criminale che prevedeva l’acquisto di missili terra aria in cambio di cocaina (Petrušić and Dešković, 2018). In quell’operazione erano coinvolti trafficanti colombiani e il gruppo terroristico Ansar al-Dine collegato ad Al-Qaeda.

Anche i killer professionisti posso diventare un’espressione di questo rinnovato flusso di cocaina in Europa. Tra dicembre 2018 e febbraio 2019 venivano arrestati a Stoccolma 20 membri della temibile gang Dödspatrulle, composta da ragazzi di età compresa tra i 25 e i 30 anni, operava in vari paesi europei sotto contratto. Gli imputati erano accusati di aver ucciso e torturato attorno alle 15 persone tra Svezia e Spagna a partire dal 2016.

Leggi anche: 1. Covid e cocaina, puntata I: durante il lockdown Europa inondata di droga / 2.  Covid e cocaina: puntata II, lo spaccio di droga durante il lockdown

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