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Altro che lockdown: durante il Covid Europa inondata di droga, traffici raddoppiati. Tutti i numeri e le rotte

COVID E COCAINA: INCHIESTA A PUNTATE, PRIMA PARTE La crisi economica provocata dal Coronavirus non tocca il mercato della droga. Anzi, durante il lockdown i traffici dall'America Latina verso l'Europa sono sensibilmente aumentati. Le nuove rotte, i numeri, le voci dell'Europol e dei magistrati che combattono i narcotrafficanti: così, durante la pandemia, la cocaina arrivava nei nostri porti

Di Elia Cavarzan
Pubblicato il 28 Giu. 2020 alle 08:43 Aggiornato il 1 Lug. 2020 alle 17:25
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Immagine di copertina

Covid e cocaina: puntata I, durante il lockdown Europa inondata di droga

Caravelle ricche di oro bianco in arrivo dal Nuovo Mondo. Durante il lockdown, le rotte marittime commerciali e le aree portuali europee non sono mai state chiuse, allo scopo di garantire l’approvvigionamento alimentare degli Stati membri. All’interno di alcune “caravelle” – altro non sono che mastodontiche navi cargo – sono stati trasportati ingenti quantitativi di cocaina stipati in quei containers corrosi e sbiaditi dalla salsedine dell’oceano Atlantico. Le forze di polizia europee sono sempre state pronte a dare battaglia, mettendo a segno numerosi sequestri a danno di alcune grosse spedizioni in arrivo da oltre oceano, ma in generale gli arrivi dall’America Latina non sono mai diminuiti. Anzi, la criminalità organizzata internazionale sembra aver scelto il lockdown e le settimane immediatamente precedenti, per realizzare consistenti operazioni di traffico via mare.

“Il traffico di cocaina con containers marittimi ha continuato a livelli paragonabili e addirittura superiori a quelli visti nel 2019”, si legge nel rapporto EU Drug Markets-impact of covid- 19 di Europol e Emcdda, European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction.

Credit: OCCPR

Il Covid e il mercato della cocaina

Il mercato della cocaina è il secondo grande mercato di droghe illecite nell’UE, con un valore minimo di vendita stimato nel 2017 attorno ai 9,1 miliardi di euro. I sondaggi di alcune agenzie europee di settore stimano che nel corso del 2019 circa 4 milioni di cittadini europei hanno fatto uso di cocaina. Il consumo sarebbe ancora concentrato nella parte occidentale e meridionale dell’Europa, ma alcune città europee come Anversa, Barcellona, Parigi, Milano, Eindhoven e Utrecht, secondo il report Wasterwater analysis and drugs: a European multi-city study – 2019, hanno registrato una drammatica impennata nell’utilizzo di questa sostanza. In queste città, la presenza di benzoilecgonina nelle fognature delle città, il metabolita adibito allo smaltimento della cocaina che si trova nelle urine, è schizzata da 300 parti per 1000 mg nel 2015 a 600 parti per 1000 mg nel 2019.

“La pandemia ha avuto un enorme impatto negativo sulle nostre vite e sulle nostre economie”, spiega a TPI Catherine De Bolle, direttrice dell’Europol. “Tuttavia, questa tendenza economica non è stata registrata per quanto riguarda il traffico internazionale di droga. Questi mercati illegali continuano a generare profitti enormi, anche durante la pandemia. I sequestri di droghe illegali in alcuni paesi dell’UE durante il primo semestre del 2020 sono stati superiori a quelli degli stessi mesi degli anni precedenti”.

È un dato di fatto che le restrizioni globali contro gli spostamenti delle persone abbiano dato del filo da torcere al mercato delle OCGs, Organised Crime Groups (le organizzazioni criminali), ma – come riporta un report pubblicato il 29 maggio dall’Emcdda e dall’Europol – il traffico di cocaina tramite containers via mare ha continuato a reiterarsi raggiungendo livelli ben al di sopra della media.

Nel primo quadrimestre del 2020, sono stati sequestrate in Belgio circa 18 tonnellate di cocaina: in quattro mesi è stato sequestrato un quantitativo corrispondente alla metà della cocaina sequestrata durante il corso dell’intero 2017, 44 tonnellate. I traffici, insomma, sono quasi raddoppiati.

Il traffico di droga durante il lockdown: le rotte

Il 23 aprile scorso, la polizia di Anversa assieme alle forze speciali, irrompeva alle prime luci dell’alba nell’immensa area portuale della città per sequestrare un carico di cocaina dal valore di 200 milioni di euro. Il problema per le organizzazioni criminali durante la pandemia non è mai stato quello di fare arrivare la cocaina in Europa: il traffico marittimo è stato infatti l’unico settore economico al mondo a non aver subito restrizioni. Lo è stato invece la spedizione, la vendita al dettaglio e lo stoccaggio della merce illegale.

In un’inchiesta pubblicata a fine maggio dall’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP) sulla riconfigurazione del mercato latino-americano della cocaina, si sottolinea come ad inizio lockdown i produttori colombiani abbiano velocemente sostituito pericolose rotte interne con strategici spostamenti notturni attraverso i passi di montagna o con motoscafi ad alta velocità, difficili da intercettare, difficili da prendere, che permettevano di raggiungere le aree portuali di imbarco per le rotte europee.

Dal primo gennaio al 19 maggio 2020, i porti europei interessati al traffico di cocaina sono stati: Amburgo e Anversa, per ricevere i containers imbarcati al porto di Santa Marta in Colombia; Leixoes, Rotterdam e Anversa per i carichi provenienti da Cartagena; la Svezia come nuovo punto d’arrivo per la cocaina proveniente da Barranquilla, sempre Colombia, e ancora Anversa per le spedizioni in partenza dal Golfo di Urabà, Colombia. Al netto di tutto, la città portuale fiamminga di Anversa è diventata nei mesi di lockdown il cuore pulsante del commercio internazionale di cocaina.

Anversa, la capitale europea della cocaina

Interpellato sul tema, l’ufficio del procuratore di Anversa, risponde a TPI in perfetto italiano ai dubbi sottoposti in merito a questo exploit di criminalità nell’area portuale. “Allo stato attuale, tutte le agenzie coinvolte nella lotta contro questo fenomeno hanno adottato misure interne di contrasto contro il virus COVID-19”, spiega in merito ai margini di operatività dei nuclei di polizia durante il lockdown. “Alcune indagini possono essere sospese (per motivi di sicurezza sanitaria interna, ndr) ma quando è necessario un intervento immediato tutti sono pronti ad agire tempestivamente”.

Le considerazioni in merito alle strategie adottate dalla polizia di Anversa in materia di contrasto all’attività criminale nell’area portuale sono lapidarie: “Le contromisure, già in atto, hanno dimostrato la loro efficacia (come il maxi sequestro del 23 aprile, ndr) e saranno intensificate o modificate solo a causa di nuovi fenomeni nel panorama del narcotraffico”.

Quello che la squadra del procuratore di Anversa cerca di fare è prendere i “pesci grossi” capaci di corroborare i contatti criminali locali con i partners d’oltre oceano: “Risulta essere molto difficile stabilire quante gangs criminali siano attive nell’area portuale di Anversa. In generale conosciamo bene alcune figure chiave coinvolte nel traffico, ma collegare questi pesci grossi ai vari canali d’importazione può rivelarsi difficile dato che ci sono molti strati e sub strati gerarchici all’interno di queste organizzazioni”.

5mila euro solo per parlare

La capacità d’infiltrazione delle gangs del Belgio nell’area portuale di Anversa è capillare e ben affinata. I lavoratori del porto ricevono dai 75 ai 125mila euro se contribuiscono all’approdo sicuro di un container di cocaina (Stoker and Thijssen, 2018). Ma non è tutto: secondo le autorità portuali europee, le organizzazioni criminali sono disposte a pagare 5mila euro un qualsiasi operatore portuale solamente per “have a conversation”, solo per chiacchierare del più e del meno e sondare la disponibilità del lavoratore ad un ipotetico coinvolgimento nelle operazioni di scarico. Inoltre, gli operai del porto sono facilmente riconoscibili per la loro divisa inconfondibile, e nel momento in cui qualcuno di loro “collabora con una gang per il trasbordo di un carico di droga, diventa facilmente pedinabile e di conseguenza minacciabile assieme all’intera famiglia” (Emcdda, 2019).

Il fattore commerciale che ha visto le rotte marittime e le attività portuali europee perpetuarsi senza alcuna restrizione, combinato all’elevata capacità di controllo delle organizzazioni criminali all’interno dell’area portuali, ha fatto in modo che l’Europa inginocchiata dal Coronavirus diventasse, lentamente e in silenzio, anche l’Europa inginocchiata dalla cocaina.

Leggi anche: Covid e cocaina: puntata II, lo spaccio di droga durante il lockdown / Covid e cocaina: puntata III, Europol contro le Polizie nazionali

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