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Il premier israeliano Netanyahu contro l’Onu: “È la casa delle bugie”

Immagine di copertina
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu / Credit: Afp

Il 21 dicembre il voto dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite su una risoluzione contro la decisione del presidente statunitense Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele

A poche ore dal voto dell’Assemblea generale su una risoluzione contro la decisione del presidente statunitense Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha definito le Nazioni Unite “la casa delle bugie”.

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“Lo stato di Israele condanna con fermezza questo voto, anche prima dell’approvazione della risoluzione”, ha detto il leader israeliano in un suo intervento pubblico ad Ashdod, una città sulla cosa del mar Mediterraneo a circa 70 chilometri da Gerusalemme.

Giovedì 21 dicembre, sotto richiesta dei paesi arabi e a maggioranza islamica, i 193 stati membri dell’Assemblea generale dell’Onu si riuniranno in sessione straordinaria per votare sulla bozza di risoluzione su Gerusalemme capitale.

Durante la riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di lunedì 18 dicembre, gli Stati Uniti hanno posto il veto su un’analoga bozza di risoluzione.

Il testo presentato dall’Egitto era invece stato approvato dagli altri 14 membri del Consiglio di sicurezza. “Un insulto e un affronto che non dimenticheremo”, aveva commentato l’ambasciatrice statunitense all’Onu, Nikki Haley.

La minaccia di Donald Trump di tagliare i finanziamenti ai paesi che, nel voto del 21 dicembre, si opporranno alla decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme capitale israeliana ha dato il via a un vero e proprio scontro diplomatico con il resto del mondo.

Tra accuse di bullismo e ricatto, gli Usa e Israele sperano di riuscire a persuadere il numero più alto possibile di paesi a votare contro la bozza di risoluzione.

Solo pochi giorni fa, Haley ha lanciato un avvertimento verso i paesi che non seguiranno le indicazioni di Washington: “All’Onu ci chiedono sempre di fare e donare di più. Quindi, quando prendiamo una decisione, su volontà del popolo americano, su dove collocare la nostra ambasciata, non ci aspettiamo di essere presi di mira da quelli che abbiamo aiutato. Giovedì ci sarà un voto che critica la nostra scelta. Gli Stati Uniti segneranno i nomi di chi voterà la mozione”.

Stando alle ultime proiezioni, sui 193 paesi membri dell’Assemblea generale 150 dovrebbero votare contro la decisione di Donald Trump su Gerusalemme.

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