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La Nasa cancella dal suo sito l’impegno a far atterrare sulla Luna un’astronauta donna e uno nero: “Ordine di Trump”

Immagine di copertina
Credit: AGF

L'Agenzia spaziale dà esecuzione all'ordine della Casa Bianca contro i programmi di inclusione e diversità. Rimossa anche una graphic novel

La Nasa ha cancellato dal suo sito l’obiettivo di far atterrare sulla Luna la prima astronauta donna e il primo astronauta nero. I riferimenti sono stati rimossi per assecondare le nuove direttive della Casa Bianca contro le politiche per la diversità e l’inclusione. Lo conferma la stessa Agenzia spaziale degli Stati Uniti, specificando che, tuttavia, “il cambiamento di linguaggio non indica un cambiamento nelle assegnazioni dell’equipaggio”.

Cinque anni fa, durante il primo mandato da presidente di Donald Trump, la Nasa si era impegnata a realizzare con il suo programma Artemis entrambi gli obiettivi, oltre a quello di portare sulla superficie lunare il primo astronauta non statunitense. L’ultimo astronauta ad atterrare sul satellite è stato Eugene Cernan nel 1972, in occasione della missione Apollo 17. Il programma Artemis prevede di tornare sulla Luna con la missione Artemis III, che inizialmente era prevista entro il 2024 ma che poi è stata rinviata a non prima del 2026.

Fino almeno allo scorso 14 marzo – come documentato da uno screenshot pubblicato da Wayback Machine – sul sito dell’Agenzia spaziale si leggeva ancora che “la Nasa farà atterrare sulla Luna la prima donna, la prima persona di colore e il primo astronauta internazionale, utilizzando tecnologie innovative per esplorare una superficie lunare più ampia che mai”. Oggi quel testo è stato rimosso.

La Nasa ha cancellato anche una pagina – anch’essa conservata da Wayback Machine – che pubblicizzava una graphic novel del 2023, intitolata First Woman e ispirata alle missioni Artemis, in cui si raccontava una storia di fantasia sulla prima donna sulla Luna. “First Woman incarna la ricca storia di innumerevoli donne che hanno infranto le barriere e continuano a guidare la Nasa verso le stelle. La diversità è al centro delle missioni della Nasa”, disse Bill Nelson, allora amministratore dell’Agenzia, in occasione del lancio del secondo numero della graphic novel.

Sul sito della Nasa è invece ancora presente un articolo del 2023 su Artemis III in cui si afferma che la missione “farà atterrare la prima donna e la prima persona di colore” sulla superficie lunare.

“In conformità con un ordine esecutivo firmato dal presidente Trump, la Nasa sta aggiornando il suo linguaggio per riflettere meglio la missione principale della campagna Artemis: riportare gli astronauti sulla superficie lunare. La Nasa rimane impegnata ad allinearsi con le linee guida della Casa Bianca e ad assicurare il successo della missione”, si legge in una nota inviata dalla Nasa ai media.

Il riferimento all’ordine esecutivo firmato da Trump lo scorso 20 gennaio che pone fine ai programmi di diversità, equità e inclusione (Dei) introdotti dall’ex presidente Joe Biden e definiti dal suo successore “programmi di discriminazione illegali e immorali”, oltreché “radicali” e “dispendiosi”. “La divulgazione pubblica di questi piani ha dimostrato un immenso spreco pubblico e una discriminazione vergognosa. Ciò finisce oggi. Gli americani meritano un governo impegnato a servire ogni persona con pari dignità e rispetto e a spendere preziose risorse dei contribuenti solo per rendere grande l’America”, si legge nel provvedimento di Trump.

Non è solo la Nasa ad essersi adeguata al diktat della Casa Bianca. Molte altre agenzie federali e diverse aziende private – tra cui il gruppo Meta – hanno deciso di eliminare i propri programmi di diversità e inclusione. Nelle scorse  settimane, ad esempio, il Pentagono ha rimosso decine di migliaia di pagine online che evidenziavano il contributo dato all’esercito da persone nere e ispaniche, nonché pagine che includevano parole come “gay” e “femmina”. Alcune di quelle pagine sono state ripristinate in seguito alle dure reazioni negative da parte di membri del Congresso e dell’opinione pubblica.

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