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Le turiste non devono indossare la gonna in India

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Le dichiarazioni del ministro del Turismo hanno scatenato polemiche, tali da spingerlo a fare retromarcia e precisare che l'invito vale solo per le visite a luoghi sacri

Le turiste straniere che giungono nel paese non dovrebbero indossare le gonne. La dichiarazione è arrivata domenica 28 agosto dal ministro del Turismo indiano e ha già suscitato diverse polemiche in patria, nonostante quest’ultimo sia corso ai ripari il giorno seguente nel tentativo di raddrizzare il tiro. Senza successo. 

Domenica, il ministro Mahesh Sharma si trovava nella città indiana a nord di Agra (dove è situato il Taj Mahal) e discuteva della questione legata alla sicurezza turistica nel paese. Sharma ha reso noto che per tutti i turisti stranieri, soprattutto per le donne, era stato predisposto una sorta di “kit di benvenuto” che consiste in un vademecum da tenere a mente con una serie di consigli in materia di sicurezza, alla luce degli ultimi attacchi o casi di molestie subiti da turisti stranieri nell’ultimo periodo. 

Una serie di istruzioni come misura preventiva che spiegano ciò che dev’essere fatto e cosa no.

“Si tratta di piccoli accorgimenti, come ad esempio non allontanarsi mai da sole di notte in luoghi isolati, né indossare gonne o altri vestiti corti, poi ogni volta che viaggiano a bordo di qualche veicolo, soprattutto quelli pubblici, è opportuno che fotografino il numero di targa e lo inviino ai propri contatti”, ha precisato il ministro. 

Ma il punto cruciale del suo discorso che ha suscitato delle reazioni è stato quando ha dichiarato che le donne straniere al fine di tutelare la loro stessa incolumità e sicurezza non dovrebbero indossare abiti corti o gonne. A ciò si somma la seguente frase che recita così: “Alcune parti dell’India, in particolare le città e i villaggi più piccoli, hanno ancora gli stili tradizionali di vestire. Prima di visitare certi luoghi occorre conoscere le loro specifiche usanze e tradizioni”. 

Ad infiammare ancora di più gli animi la sua osservazione a proposito delle differenze culturali tra l’India e l’occidente. Le polemiche sollevate, soprattutto dai suoi avversari politici, hanno spinto il ministro a ridimensionare la portata delle sue dichiarazioni. Egli ha negato di aver fornito un vero e proprio codice di abbigliamento per le donne straniere in generale, ma che si fosse trattato semplicemente di consigli da osservare solo in luoghi di culto. 

“Non abbiamo dato istruzioni specifiche riguardo a ciò che le donne devono o meno indossare. Si tratta solo di un invito a prendere le dovute precauzioni prima di uscire la sera. Non stiamo cercando di cambiare la preferenza di nessuno”, ha specificato Sharma. 

Ma la scia delle critiche non si è dissolta. Sui social media, in particolare su Twitter, il direttore del centro per la ricerca sociale (un think tank con sede a Delhi) che si concentra sulla parità di genere in India. “Il ministro non si rende conto delle implicazioni di tali dichiarazioni irresponsabili.”

Tuttavia, le statistiche nazionali recenti dimostrano che il numero delle donne che subiscono molestie o violenze in India è piuttosto elevato, soprattutto nelle aree rurali.

In questo contesto, anche i turisti non sono stati immuni da queste situazioni. Di recente, nel mese di luglio 2016, una cittadina israeliana è stato violentata da una banda di uomini nella località himalayana di Manali. Una turista giapponese è stata rapita e violentata nel 2014 nello stato del Bihar, mentre un turista russo è stato aggredito da un conducente di un risciò a Delhi nel 2015. 

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