Campagne marketing e messaggi sui social finanziati dal governo Netanyahu: “Così Israele ha sfruttato l’Eurovision per ripulire la propria immagine”
Così Tel Aviv ha sfruttato e usato lo show musicale a proprio vantaggio
Israele, che nelle ultime tre edizioni dell’Eurovision Song Contest ha sempre conquistato un posto tra le prime cinque posizioni della classifica finale, sarà tra i finalisti anche della 70ª edizione della manifestazione canora, che si concluderà a Vienna il 16 maggio. Questo nonostante le critiche per la sua partecipazione e il boicottaggio da parte di cinque Paesi — Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Spagna e Slovenia — in protesta contro il governo di Tel Aviv e in segno di solidarietà con il popolo palestinese. Gli alti picchi registrati nelle ultime edizioni nel voto popolare, in Paesi dove Israele proprio popolare non è, hanno fatto sorgere dei dubbi. Dubbi che avrebbero trovato delle risposte in un’inchiesta del New York Times secondo cui il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu avrebbe speso centinaia di migliaia di euro per sfruttare la gara canora europea come strumento di propaganda e consenso internazionale. Non solo: secondo il quotidiano alcuni diplomatici israeliani avrebbero contattato i dirigenti delle emittenti pubbliche per discutere dell’Eurovision.
Una serie di documenti finanziari, che il quotidiano statunitense ha visionato, dimostrerebbero il perpetrarsi di una massiccia attività di marketing attivata dall’ufficio “hasbara” di Netanyahu, termine con cui Israele definisce, eufemisticamente, la propria propaganda all’estero, per promuovere e spingere verso la vittoria i cantanti israeliani. Secondo questi documenti, il governo di Tel Aviv avrebbe speso almeno 1 milione di dollari in attività di marketing. Interpellato sulla questione, un portavoce di Netanyahu non ha mai risposto. Il direttore dell’Eurovision, Martin Green, ha minimizzato la vicenda pur ammettendo che le iniziative messe in atto nella scorsa edizione da Israele erano state eccessive. Nel 2025, infatti, la cantante israeliana Yuval Raphael si è piazzata al secondo posto nella classifica finale con Israele che è risultato il Paese più votato al televoto. Pur non essendo illegale, il governo di Tel Aviv ha prodotto un video in cui l’interprete chiedeva al pubblico europeo, in più lingue, di votarla per venti volte, ovvero il massimo consentito dal regolamento. Lo stesso Netanyahu ha condiviso la grafica e le ambasciate israeliane in tutta Europa hanno fatto lo stesso. Il tutto mentre l’artista veniva accolta sul palco da una marea di fischi e urla inneggianti alla Palestina.
Non vi sono prove che Israele possa aver usato bot o altre tattiche occulte per manipolare il voto: gli organizzatori, infatti, hanno tenuto segreti i dati completi del voto persino alle loro stesse emittenti. Gli organizzatori del concorso musicale, inoltre, hanno commissionato un’indagine sulle opinioni delle emittenti su Israele, ma hanno tenuto segreto il rapporto completo. Intanto, dopo le polemiche, a partire dall’edizione in corso il sistema di voto è stato modificato per rafforzare “fiducia, trasparenza e integrità” con il numero massimo di voti consentiti per ogni metodo di pagamento che è stato ridotto da 20 a 10. Noam Bettan, il cantante israeliano in gara all’Eurovision 2026, ha già pubblicato un video in cui chiede al pubblico di votarlo dieci volte. Il direttore Martin Green, per evitare quanto accaduto l’anno scorso, ha chiesto la rimozione del post: “Invitare direttamente a votare 10 volte per un artista o una canzone non è in linea con le nostre regole, né con lo spirito della competizione”. Green ha aggiunto che queste campagne non possono influenzare il risultato della competizione canora, ma è la stessa cosa che diceva l’anno scorso.