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Caracciolo a TPI: “Libia, il cessate il fuoco non durerà. L’Italia perde centralità mentre avanzano Russia e Turchia”

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Il direttore della rivista di geopolitica Limes: "Finché il nostro Paese non farà chiarezza sui propri obiettivi, perderà sempre più centralità"

Caracciolo a TPI: “Libia, il cessate il fuoco non durerà. E l’Italia perde centralità”

Sono giorni di grande lavoro diplomatico per ciò che riguarda la guerra in Libia, visti gli appelli a un nuovo cessate il fuoco lanciati dalla comunità internazionale sia al governo di accordo nazionale guidato da Fayez al-Serraj, sia alle truppe del generale Khalifa Haftar.

Mentre il primo ha già dato la propria disponibilità all’interruzione delle ostilità sul campo a partire dalla mezzanotte di domenica 12 gennaio 2020, si attende ancora la risposta del secondo. Ma nel frattempo, gli scenari in Libia lasciano presagire che nei prossimi mesi saranno soprattutto due gli Stati chiamati a un ruolo di protagonisti in quest’area del Mediterraneo. E tra loro non c’è l’Italia.

Stiamo parlando di Russia e Turchia, che nonostante appoggino i due fronti opposti della guerra libica (rispettivamente Haftar e Serraj) hanno trovato – come già successo in Siria – un modo per far coesistere i propri interessi nell’area e ottenere vantaggi reciproci.

In un’intervista a TPI Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes, ha parlato dei possibili scenari futuri in Libia. “Non so se davvero si arriverà a un cessate il fuoco, domenica – ha dichiarato – ma in ogni caso sarà una situazione transitoria: ormai abbiamo imparato che è molto difficile porre fine alle ostilità quando ci sono così tanti interessi in gioco e nessun accordo”.

Sul nuovo ruolo di Russia e Turchia sulla Libia, Caracciolo non ha dubbi: “È chiaro che negli ultimi mesi Russia e Turchia hanno dimostrato di avere interessi convergenti in questa parte del Mediterraneo. Hanno inaugurato il nuovo gasdotto TurkStream e hanno dimostrato di poter coesistere sebbene abbiano idee politiche diverse. La divisione della Libia in zone di influenza è uno scenario molto probabile”.

Zone di influenza, però, dalle quali sarà totalmente esclusa l’Italia. “Purtroppo è così – ammette Caracciolo – e lo sappiamo da tempo. Non conosciamo nel dettaglio le parole che si sono detti ieri Conte e Haftar nel loro incontro, ma è evidente che finché il nostro Paese non farà chiarezza sui propri obiettivi e sul modo in cui vuole agire nel Mediterraneo, saranno altri attori a essere protagonisti”.

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