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Uccisi a Washington due dipendenti dell’ambasciata israeliana negli Usa. L’attentatore: “Palestina libera”. Tel Aviv: “Terrorismo antisemita”

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Trump: "Omicidi orribili". Il premier Netanyahu: "È il prezzo dell'antisemitismo e della selvaggia istigazione contro lo Stato di Israele". Il suo ministro della Diaspora Chikli se la prende con i "leader irresponsabili in Occidente"

Due dipendenti dell’ambasciata di Israele negli Stati Uniti sono rimasti uccisi nella notte a Washington D.C. durante un attentato terroristico condotto da un 30enne statunitense che dopo aver sparato alla coppia ha gridato: “Palestina libera”. L’attacco è stato condannato sia dal presidente Donald Trump, che ha parlato di “omicidi orribili”, che dalle autorità israeliane, secondo cui si tratta di un atto di “terrorismo antisemita”.

L’attentato a Washington
La sparatoria è avvenuta nella notte di fronte al Museo ebraico di Washington D.C., che ospitava un ricevimento per giovani diplomatici organizzato dalla divisione Access dell’American Jewish Committee, rivolta ai professionisti ebrei di età compresa tra i 22 e i 45 anni. Le vittime, secondo il portavoce della rappresentanza diplomatica israeliana negli Usa Tal Naim Cohen, erano Yaron Lischinsky e la sua compagna Sarah Milgrim, uccisi all’uscita dell’evento. “La coppia uccisa a colpi d’arma da fuoco stasera in nome della ‘Palestina libera’ era una coppia in procinto di fidanzarsi”, ha dichiarato l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, secondo cui la scorsa settimana il 28enne ucciso aveva comprato un anello con l’intenzione di fare la proposta di matrimonio a Gerusalemme.

L’aggressore, arrestato poco dopo l’attentato fuori dal museo, è stato identificato dalla polizia come Elias Rodriguez, un 30enne originario di Chicago, in Illinois. “Prima della sparatoria, un sospettato è stato visto camminare avanti e indietro fuori dal museo”, ha dichiarato alla stampa il capo della polizia di Washington D.C., Pamela Smith, secondo cui poi Rodriguez ha aperto il fuoco all’uscita dell’edificio su un gruppo di quattro persone, uccidendo un uomo e una donna. “Nonostante tutti gli sforzi per salvare vite umane, entrambe le vittime sono morte per le ferite riportate”, ha aggiunto Smith, secondo cui “mentre era in custodia il sospettato ha gridato: ‘Liberate, liberate la Palestina’”.

Tragica ironia della sorte è che l’evento a cui avevano partecipato le vittime riguardava proprio gli aiuti umanitari. Il tema era dedicato infatti a “Trasformare il dolore in uno scopo” e prevedeva l’intervento di membri della Multifaith Alliance e dell’organizzazione no-profit IsraAID riguardo la diplomazia umanitaria e di come una coalizione di organizzazioni stia lavorando insieme in risposta alle crisi umanitarie in Medio Oriente e Nord Africa. “Sostengo il dialogo interreligioso e la comprensione interculturale”, scriveva sul suo profilo LinkedIn Yaron Lischinsky, una delle due vittime della sparatoria.

Le polemiche in Israele
La prima reazione ufficiale di Tel Aviv è arrivata dall’ambasciatore di Israele alle Nazioni Unite Danny Danon, che ha definito l’attacco “un atto depravato di terrorismo antisemita”. “Danneggiare i diplomatici e la comunità ebraica significa oltrepassare una linea rossa”, ha dichiarato Danon subito dopo la sparatoria. “Siamo fiduciosi che le autorità statunitensi adotteranno misure severe contro i responsabili di questo atto criminale”, ha aggiunto. “Israele continuerà ad agire con risolutezza per proteggere i suoi cittadini e i suoi rappresentanti, ovunque nel mondo”.

Da parte sua invece il presidente di Israele Isaac Herzog ha definito l’attentato un “disprezzabile attacco terroristico antisemita”. “America e Israele saranno sempre uniti nel difendere i nostri popoli e i nostri valori comuni. Non permetteremo al terrore e all’odio di spezzarci”. Anche il premier Benjamin Netanyahu si è detto “scioccato dall’orribile omicidio antisemita” compiuto nella notte a Washington D.C., legando l’attacco alla guerra in corso a Gaza. “Stiamo assistendo al terribile prezzo dell’antisemitismo e della selvaggia istigazione contro lo Stato di Israele”, ha dichiarato Netanyahu in una nota diramata dal suo ufficio. “Le accuse sanguinarie contro Israele ci costano sangue e devono essere combattute senza sosta”. “Israele non cederà al terrore”, ha aggiunto il suo ministro degli Esteri Gideon Sa’ar.

Non sono mancate però le polemiche. Il ministro per gli Affari e il Patrimonio di Gerusalemme ed esponente del partito di estrema destra Otzma Yehudit, Amichay Eliyahu, ha infatti attribuito la responsabilità dell’accaduto alle dichiarazioni del leader del partito di opposizione I Democratici, l’ex generale Yair Golan, che aveva accusato il governo Netanyahu di “uccidere i bambini per hobby” a Gaza. “Le accuse sanguinarie di Yair Golan sono riecheggiate dai nazisti e da chi odia Israele in tutto il mondo”, ha scritto Eliyahu sui social. “Stiamo pagando il prezzo del sanguinoso attacco terroristico a Washington e la storia ci insegna che pagheremo di più in futuro. Yair, il sangue dei dipendenti dell’ambasciata è sulle tue mani e su quelle dei tuoi amici”. Da parte sua Golan ha risposto inviando le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime e accusando l’esecutivo di “alimentare l’antisemitismo e l’odio verso Israele”. “Il risultato è un isolamento diplomatico senza precedenti e un pericolo per ogni ebreo in ogni angolo del globo”, ha dichiarato l’ex generale.

Polemiche però estese anche a livello internazionale dal ministro della Diaspora Amichai Chikli, esponente del Likud del premier Netanyahu, secondo cui lo slogan “ripetuto a pappagallo da attivisti, accademici e influencer, è diventato un vessillo non di pace, ma di odio, violenza e demonizzazione dello Stato ebraico”. “Chiunque lo utilizzi ora, sulla scia di questo attacco, non sta solo riecheggiando l’antisemitismo, sta legittimando l’omicidio di ebrei e israeliani”, ha affermato in una nota il ministro, criticando “leader irresponsabili in Occidente” come il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il premier canadese Mark Carney per aver “incoraggiato le forze del terrore con la loro incapacità di tracciare linee rosse morali”. “Questa codardia ha un prezzo, e questo prezzo si paga con il sangue ebraico”, ha aggiunto Chikli, elogiando la “condanna rapida e inequivocabile di questo atto atroce” da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

La reazione negli Usa
Non è mancata infatti la reazione di Trump. “Questi orribili omicidi a Washington, basati ovviamente sull’antisemitismo, devono finire, ORA!”, ha affermato il presidente Usa. “Odio e radicalismo non hanno posto negli Stati Uniti. Condoglianze alle famiglie delle vittime. È così triste che cose del genere possano accadere! Dio vi benedica TUTTI!”. Anche il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha condannato l’attentato “nei termini più forti possibili”. “Le nostre preghiere sono con i loro cari”, ha scritto su X. “Questo è stato un atto sfacciato di violenza vile e antisemita. Non ci siano dubbi: rintracceremo i responsabili e li consegneremo alla giustizia”.

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