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Un giudice delle Hawaii ha bloccato il nuovo travel ban di Trump

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Credit: Afp

Secondo il magistrato federale, la norma crea una discriminazione e viola le leggi in vigore in materi di immigrazione. La Casa Bianca parla di un “errore pericoloso“

Negli Stati Uniti, il giudice federale delle Hawaii, Derrick Watson, ha bloccato il nuovo “travel ban”, l’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump il 24 settembre che vietava l’arrivo negli Stati Uniti ai cittadini proveniente da otto diversi paesi del mondo. Il provvedimento doveva entrare in vigore nel giro di poche ore.

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Watson ha motivato la propria decisione sostenendo che il provvedimento crea delle discriminazioni e viola le leggi federali in vigore negli Stati Uniti in materi di immigrazione.

Questa sentenza è arrivata alla fine di un procedimento che ha visto lo stato federato delle Hawaii fare ricorso contro l’ordine firmato dal presidente Trump.

Il giudice federale ha infatti accolto la richiesta dei rappresentanti del governo locale che hanno chiesto di bloccare il provvedimento perché discriminatorio nei confronti dei musulmani.

Il “travel ban” voluto dal presidente, nella sua ultima versione del settembre 2017, estendeva le restrizioni previste inizialmente per soli sei paesi, tutti a maggioranza musulmana, anche alla Corea del Nord e ad alcune persone vicine al presidente venezuelano Nicolas Maduro.

La decisione del giudice Watson riguarda proprio i primi sei paesi a maggioranza musulmana: Ciad, Iran, Libia, Siria, Somalia e Yemen. La sentenza quindi mantiene valide le restrizioni imposte dal provvedimento nei confronti dei cittadini della Corea del Nord e del Venezuela.

Il giudice Watson, nominato da Barack Obama, aveva già bloccato la prima versione del provvedimento voluto dal presidente nel marzo 2017 e la sua decisione sulla nuova versione della norma non è diversa da quella proposta pochi mesi fa.

“Non ci sono prove valide che l’ingresso di 150 milioni di individui da sei specifici paesi sarebbe nocivo per gli interessi degli Stati Uniti”, ha scritto Watson nella motivazione della sentenza.

L’amministrazione statunitense ha risposto alla decisione del giudice delle Hawaii definendo “pericolosamente sbagliata” la sentenza.

“Queste restrizioni sono vitali per garantire che nazioni straniere rispettino gli standard di sicurezza minimi per l’integrità del sistema e la sicurezza degli Stati Uniti”, si può leggere in una dichiarazione ufficiale rilasciata dalla Casa Bianca.

Anche il dipartimento di Giustizia statunitense ha criticato la decisione del giudice Watson, definendola “non corretta”, annunciando l’impugnazione della sentenza.

Oltre al procedimento svoltosi alle Hawaii, altri stati federati come quelli di Washington, Massachusetts, California, Oregon, New York e Maryland hanno intentato un’azione legale contro il bando voluto da Trump.

Queste amministrazioni hanno posto al giudice federale James Louis Robart di Seattle, che in gennaio bloccò la prima versione del provvedimento, la questione se il presidente abbia l’autorità per emettere un ordine del genere in materia di immigrazione.

Risulta probabile che queste azioni legali finiranno davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

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