Coronavirus:
positivi 15.060
deceduti 34.818
guariti 191.083

“George Floyd Challenge”, la spaventosa sfida social che simula il soffocamento dell’afroamericano di Minneapolis

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 4 Giu. 2020 alle 13:50 Aggiornato il 4 Giu. 2020 alle 14:00
2.1k
Immagine di copertina
Credit: Twitter

“George Floyd Challenge”, la vergognosa sfida social

Dopo la tragica morte di George Floyd sui social abbiamo assistito a una forte mobilitazione contro il razzismo e contro i soprusi perpetrati della polizia contro gli afroamericani negli Stati Uniti. Al grido di “Black lives matter”, (le vite nere contano), o “Please I can’t breathe”, (per favore, non riesco a respirare), le ultime strazianti parole pronunciate dall’afroamericano prima di morire soffocato dal peso del poliziotto Derek Chauvin, tutto il mondo ha reso omaggio sul web alla sua uccisione per chiedere giustizia. Ma c’è quasi sempre un rovescio della medaglia. Si tratta della così soprannominata “George Floyd Challenge”, l’ignobile sfida lanciata sui social che simula il terribile gesto che ha ucciso Floyd.

Lo spaventoso fenomeno web consiste nello scattarsi una foto nella stessa posa che ha portato al suo soffocamento. Su Twitter, Facebook, Instagram e Tik Tok è partita l’indecente “George Floyd Challenge”, partecipano perlopiù giovani americani, spesso minorenni, e per la maggior parte bianchi. Nelle foto si vede uno dei due ragazzi che si sdraia a terra, mentre l’altro preme il suo ginocchio sul collo simulando la morte del 46enne avvenuta lo scorso 25 maggio a Minneapolis.

“Sto vedendo gente che ha lanciato la George Floyd challenge e ci sono foto orribili che dipingono la sua morte ovunque. Ditemi che è un incubo”, scrive indignato un’utente su Twitter. E un altro aggiunge: “Ho appena letto “George Floyd challenge”? Con una foto di un tizio che metteva il ginocchio sul collo di un altro tizio e nel frattempo ridevano? Questo non è non essere informati o essere dei semplici adolescenti. Queste cose non sono giustificabili”.

Leggi anche: 1. Il razzismo nasce dalla mancanza di empatia. Lo dice la scienza (di Elisa Serafini) / 2. “Il gigante buono”: chi era l’afroamericano morto soffocato dalla polizia negli Usa / 3. George Floyd, l’autopsia indipendente smentisce quella delle autorità: “Morto per asfissia”/ 4. Essere un nero in America è ancora una sentenza di morte  (di Veronica Di Benedetto Montaccini)

2.1k
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.