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Home » Esteri

La ritorsione di Erdogan contro gli Usa: “Pronti a chiudere loro basi in Turchia”

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Il presidente turco annuncia la controffensiva dopo che gli Usa hanno riconosciuto il genocidio armeno e soprattutto hanno spinto per nuove sanzioni ad Ankara per l'invasione della Siria. "Sappiamo bene quando agire con moderazione e quando essere determinati", ha dichiarato Erdogan

La ritorsione di Erdogan: “Pronti a chiudere le basi Usa in Turchia”

“Se serve, possiamo chiudere una o entrambe” le basi militari gestite dagli Usa in Turchia, quelle di “Incirlik e Kurecik”: ha tutti i contorni della ritorsione la dichiarazione di stamattina, mercoledì 18 dicembre 2019, di Recep Tayyip Erdogan.

Il presidente turco ha parlato con i giornalisti a margine del Forum mondiale sui rifugiati a Ginevra. E ha criticato apertamente la decisione della Camera degli Stati Uniti, arrivata a fine ottobre scorso, di riconoscere con una risoluzione il genocidio armeno avvenuto durante la prima guerra mondiale e soprattutto di spingere affinché Donald Trump vari le sanzioni contro Ankara per l’invasione della Siria. Sanzioni che il presidente Usa aveva già deciso di infliggere, salvo poi fare dietrofront.

“Sappiamo bene – ha aggiunto Erdogan a proposito delle basi Usa in Turchia – quando agire con moderazione e quando essere determinati”. Sempre in mattinata, il presidente turco aveva inoltre annunciato – in un’intervista all’emittente filogovernativa A Haber, di voler adottare un’altra contromisura: riconoscere come genocidio la strage degli Indiani d’America. “Come si può parlare dell’America – ha rilanciato – e tralasciare la questione indiana? Il massacro dei nativi è una pagina vergognosa della storia di quel Paese”.

La guerra in Libia

Erdogan è anche intervenuto sul tema della guerra in Libia, dicendosi pronto a dare “un’ulteriore accelerazione al processo turco-libico”. Il leader di Ankara ha dichiarato dunque la disponibilità della Turchia a inviare truppe a sostegno del governo di accordo nazionale (Gna) di Tripoli guidato da Fayez al-Sarraj contro il sedicente esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar.

Proprio nella giornata di ieri, 17 dicembre, c’è stato un colloquio telefonico tra Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin, durante il quale è stato concordato per i prossimi giorni l’invio di una delegazione in Russia per discutere di Libia, dove Mosca sostiene Haftar, e Siria.

“Potremmo aumentare – ha aggiunto Erdogan – il numero dei droni schierati a Cipro nord. Tutto può cambiare in qualsiasi momento in funzione delle necessità”. La parte settentrionale dell’isola, infatti, è sotto il controllo dell’esercito turco, ma le tensioni con Nicosia sono nuovamente cresciute in particolare a seguito dal memorandum d’intesa tra Turchia e Libia per la demarcazione dei rispettivi confini marittimi, che gli altri Paesi della regione – specie Cipro e Grecia – denunciano come illegittimo.

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